CARTA 08


1. Premessa
Sono ormai trascorsi cent'anni dalla prima Costituzione cinese, nel 2008 si celebra il 60° anniversario della Dichiarazione universale dei diritti umani, sono passati 30 anni dall'istituzione del Muro della democrazia (
1), ed è il 10° anniversario della firma cinese in calce alla Convenzione internazionale sui diritti civili e politici. Ci stiamo avvicinando al 20° anniversario del massacro degli studenti che manifestavano per la democrazia in piazza Tian'anmen. Il popolo cinese, che nell'ambito dei diritti umani ha sopportato tragedie e innumerevoli contrasti durante quegli stessi anni, ora ha trovato in sè molte persone che ritengono valori universali la libertà, l'uguaglianza e i diritti umani, e sono convinte che la democrazia e il governo costituzionale siano la struttura fondamentale per tutelare tali valori. Derogando da essi, l'approccio del governo cinese alla "modernizzazione" si è dimostrato disastroso: ha privato il popolo dei suoi diritti, ne ha distrutto la dignità e ha corrotto i normali rapporti interpersonali. Perciò ci chiediamo: dove sta andando la Cina del XXI secolo? Continuerà sulla via della "modernizzazione" autoritaria o abbraccerà i valori umani universali al fianco delle nazioni civili, costruendo un sistema democratico? Sono quesiti che non si possono eludere.
Il duro impatto con l'Occidente nel XIX secolo portò alla luce un sistema autoritario ormai in decadenza e segnò l'inizio di ciò che è stato definito "il cambiamento più imponente verificatosi in Cina da millenni". L'"auto-consolidamento" che ne è seguìto è stato diretto però più ad appropriarsi della tecnologia per costruire cannoni e altra tecnologia di tipo occidentale. La sconfitta umiliante subita nel 1895 durante la guerra sino-giapponese non fece altro che confermare l'arretratezza del sistema di governo cinese. I primi tentativi di cambiamento politico moderno arrivarono con la sfortunata estate delle riforme del 1898 (
2) che furono represse con crudeltà dai conservatori presenti nella corte imperiale. Con la rivoluzione del 1911 (3), che inaugurò la prima repubblica asiatica, il sistema imperiale autoritario tramandato nei secoli pareva finalmente superato, ma i conflitti sociali interni e le pressioni esterne al paese lo impedirono, cosicchè la Cina piombò nel caos dei feudi militari e la neonata repubblica sfumò come un sogno passeggero.
Il fallimento di entrambi i rinnovamenti, quello di "auto-consolidamento" e quello politico, spinse molti dei nostri antenati a chiedersi se un "morbo culturale" non avesse colpito il paese. Questa intuizione portò alla difesa dei princìpi di "scienza e democrazia" con il Movimento del 4 Maggio, sorto nella seconda metà degli anni '10 del secolo scorso. Ma anche questo tentativo naufragò, mentre perdurava il caos dei signori della guerra; infine, l'invasione giapponese (
4) gettò il paese nella crisi generale.
La vittoria sul Giappone nel 1945 offrì una nuova possibilità alla Cina di introdurre un governo moderno, ma la vittoria dei comunisti sui nazionalisti durante la guerra civile trascinò la nazione nell'abisso del totalitarismo. La "nuova Cina" che ne uscì nel 1949 proclamò "la sovranità del popolo" ma in realtà istituì un sistema retto dal "Partito onnipotente". Il Partito comunista cinese ha posto sotto controllo gli organi statali e le risorse politiche, economiche e sociali e così facendo ha prodotto una lunga scia di sciagure nell'ambito dei diritti umani. Tra molte di esse: la Campagna contro la destra (1957), il Grande Balzo in Avanti (1958-1960), la Rivoluzione culturale (1966-1969), il massacro di piazza Tian'anmen (1989), l'attuale repressione delle religioni non autorizzate e la soppressione del movimento per i diritti civili weiquan (
5). In tutto questo periodo il popolo cinese ha pagato un prezzo altissimo: decine di milioni di persone hanno perso la vita, e numerose generazioni hanno visto calpestate con crudeltà la libertà, la felicità e la loro dignità.
Durante l'ultimo ventennio del XX secolo la politica governativa basata su "riforme e apertura" ha rialzato il popolo cinese dalla miseria e dal totalitarismo dell'epoca di Mao Zedong, elevando gli standard di benessere e di vita di molti cinesi, e ha reintrodotto parzialmente diritti e libertà nell'economia. La società civile ha cominciato a crescere, e con essa la richiesta di maggiori diritti e libertà politica. La stessa élite di governo ha aperto alla proprietà privata e all'economia di mercato, e contemporaneamente è passata da un rigetto totale dei "diritti" a un loro parziale riconoscimento.
Nel 1998 il governo cinese ha firmato due importanti convenzioni internazionali sui diritti umani; nel 2004 ha emendato la Costituzione per includere l'espressione "rispetto e salvaguardia dei diritti umani", e quest'anno ha promesso la promozione del "piano d'azione nazionale in materia di diritti umani". Purtroppo gran parte di questo progresso politico è rimasto fermo sulla carta. La realtà sotto gli occhi di tutti è che la Cina ha molte leggi ma non uno Stato di diritto, ha una Costituzione ma non un governo costituzionale. L'élite al governo resta saldamente aggrappata al proprio potere totalitario e respinge ogni cambiamento politico.
I risultati vani che ne conseguono sono la corruzione endemica dei funzionari, l'indebolimento del ruolo della legge, l'indebolimento dei diritti umani, la decadenza dell'etica pubblica, il capitalismo cronico, la disuguaglianza crescente fra benestanti e poveri, il saccheggio delle risorse naturali e degli ambienti umani e storici, l'esasperazione di numerosi conflitti sociali e, specialmente negli ultimi tempi, un'acuta ostilità tra funzionari e singoli cittadini.
Mentre si intensificano i conflitti e le crisi, e mentre l'élite di governo continua impunemente a calpestare i diritti dei cittadini e a privarli del diritto alla libertà, alla proprietà e alla felicità, si nota una certa vivacità tra coloro che sono fuori dalla stanza dei bottoni: gruppi vulnerabili, cittadini che hanno subìto repressioni e controlli, che sono stati trattati con crudeltà e persino torturati senza aver potuto presentare denunce e senza aver avuto a disposizione tribunali che ascoltassero le loro argomentazioni, tutti costoro stanno diventando sempre più risoluti, mentre cresce la possibilità che si verifichino conflitti violenti di proporzioni disastrose. Il declino del sistema attuale ha raggiunto un punto che richiede un cambiamento improcrastinabile.

2. I NOSTRI PRINCIPI
Questo è un momento storico per la Cina, e sul piatto della bilancia sta il nostro futuro. Prendendo in considerazione il processo di modernizzazione politica degli ultimi secoli, ribadiamo e sosteniamo questi valori universali fondamentali:
- Libertà. La libertà sta alla radice dei valori umani universali. La libertà di parola, di stampa, di riunione, di associazione, di dimora, di sciopero, di manifestare e di protestare sono alcune delle forme che la libertà assume. Senza libertà, la Cina rimarrà sempre lontana dagli ideali di civiltà.
- Diritti umani. I diritti umani non sono una concessione dello Stato. Ogni individuo nasce con il diritto innato alla dignità e alla libertà. Lo Stato esiste per proteggere i diritti umani dei suoi cittadini. L'esercizio dello Stato di potere deve essere autorizzato dal popolo. La serie di disgrazie politiche accadute nella nostra storia recente è la diretta conseguenza del disprezzo dimostrato da chi governava nei confronti dei diritti umani.
- Eguaglianza. L'integrità, la dignità e la libertà di ciascun individuo sono identiche per tutti, indipendentemente dal livello sociale, dalla professione, dal sesso, dalle condizioni economiche, dall'appartenenza etnica, dal colore della pelle, dalla religione o dal credo politico. Vanno affermati i princìpi dell'eguaglianza davanti alla legge e dell'eguaglianza dei diritti sociali, economici, culturali, civili e politici.
- Repubblicanesimo. La forma repubblicana dello Stato, che richiede il bilanciamento del potere tra i vari dicasteri e il servizio agli interessi in competizione, richiama l'ideale cinese tradizionale della "comune equità sotto il cielo". Esso permette ai diversi gruppi di interesse e alle varie culture e credi politici, di esercitare l'autogoverno democratico e di decidere in modo da risolvere pacificamente i problemi pubblici sulla base dell'accesso imparziale alla gestione della res publica e della competizione equa e libera.
- Democrazia. Secondo i dettami fondamentali della democrazia, la sovranità appartiene al popolo che sceglie il proprio governo. La democrazia ha queste caratteristiche: 1) Il potere politico è emanazione popolare e la legittimità del regime deriva dal popolo; 2) il potere politico è esercitato sulla base della scelta popolare; 3) i funzionari delle maggiori cariche istituzionali ad ogni livello sono determinati tramite elezioni periodiche competitive; 4) pur rispettando la volontà della maggioranza, sono protetti la dignità, la libertà e i diritti umani fondamentali delle minoranze. In breve, la democrazia è uno dei mezzi moderni perché si abbia realmente un governo "del popolo, dal popolo e per il popolo".
- Costituzionalismo. Secondo il costituzionalismo, il potere si esercita attraverso un sistema legislativo e normativo che rende effettivi i princìpi esposti dalla Costituzione. Ciò implica la salvaguardia della libertà e dei diritti dei cittadini, la limitazione e la definizione della sfera d'azione del potere legittimo e l'istituzione dell'apparato amministrativo necessario per ottenere tali fini.

3. LE NOSTRE TESI
C'è un generale declino dell'autoritarismo nel mondo. Anche in Cina l'epoca degli imperatori e dei sovrani sta terminando. E' giunto il momento in cui sono i cittadini a diventare signori dei loro Stati. Per la Cina la via d'uscita dall'attuale situazione critica è quella di liberarsi dal principio autoritario della fiducia nel "sovrano illuminato" o nel "funzionario onesto", e di rivolgersi piuttosto a un sistema che preveda libertà, democrazia e normative, rafforzando la consapevolezza dei cittadini odierni che considerano un dovere i diritti fondamentali e la partecipazione alla res publica. Secondo questa logica e lo spirito del dovere, in qualità di cittadini responsabili che danno il loro apporto costruttivo, offriamo alcuni suggerimenti riguardanti il modo di governare, i diritti civili e lo sviluppo sociale.
1) Una nuova Costituzione. Dovremmo emendare l'attuale Costituzione, abrogandone gli articoli che contraddicono il principio secondo il quale la sovranità appartiene al popolo, e trasformandola in un documento che garantisca realmente i diritti umani, autorizzi l'esercizio del potere e serva da fondamento legale della democratizzazione della Cina. La Costituzione deve essere la Legge fondamentale del paese e non deve essere violata da singoli individui, gruppi o partiti politici.
2) La separazione dei poteri. Dovremmo istituire un governo moderno in cui sia garantita la separazione dei poteri legislativo, giudiziario ed esecutivo. Serve una Legge amministrativa che definisca gli ambiti di responsabilità del governo ed eviti l'abuso di potere. Il governo dovrebbe essere responsabile verso i contribuenti. La divisione del potere fra governi locali e governo centrale dovrebbe avvenire in base al principio secondo il quale i poteri centrali sono unicamente quelli specificati dalla Costituzione, e i poteri rimanenti spettano ai governi locali.
3) La democrazia legislativa. I membri degli organi legislativi ad ogni livello devono essere scelti tramite elezione diretta, e la democrazia legislativa dovrebbe realizzarsi secondo princìpi equi e imparziali.
4) L'indipendenza della magistratura. L'esercizio della legge non deve essere sottoposto agli interessi di gruppi politici e i giudici devono essere indipendenti. Serve una Corte costituzionale e l'istituzione di procedure che permettano la revisione costituzionale. Dovremmo abolire al più presto tutti i Comitati per le questioni politiche e legali, che ora permettono ai funzionari del Partito comunista ad ogni livello di prendere decisioni politiche su casi delicati in anticipo e senza dibattimento. Dovremmo proibire severamente l'abuso di ufficio.
5) Il controllo dei funzionari pubblici. L'esercito dovrebbe rispondere al governo nazionale e non a un partito politico, e dovrebbe essere reso più professionale. Il personale militare dovrebbe giurare obbedienza alla Costituzione e rimanere indipendente. Nell'esercito devono essere proibite organizzazioni politiche di partito. Tutti i pubblici ufficiali, inclusa la polizia, dovrebbero essere indipendenti e si deve interrompere la pratica usuale di favorire un partito politico quando si assumono funzionari pubblici.
6) La tutela dei diritti umani. I diritti umani devono essere tutelati con vigore e la dignità umana va rispettata. Si dovrebbe istituire un Comitato per i diritti umani che risponda alle supreme cariche istituzionali col compito di evitare l'abuso di potere da parte del governo che comporta la violazione dei diritti umani. Una Cina democratica e costituzionale deve tutelare la libertà personale dei cittadini. Nessuno dovrebbe subire illegalmente arresti, detenzione, accuse, interrogatori o punizioni. Va abolito il sistema della "rieducazione tramite il lavoro".
7) L'elezione dei pubblici ufficiali. Dovrebbe esistere un sistema diffuso di elezioni democratiche basato sul principio "un voto a persona". Dovrebbe svolgersi sistematicamente l'elezione diretta dei governatori a livello cittadino, provinciale, regionale e nazionale. I diritti di indire elezioni periodiche libere e di parteciparvi in qualità di cittadini sono inalienabili.
8) L'eguaglianza tra città e campagna. Va abolito il sistema di registrazione a due ranghi, che favorisce i residenti delle aree urbane a scapito dei residenti delle campagne. Al suo posto occorrerebbe istituire un sistema che dia ad ogni cittadino i medesimi diritti costituzionali e la stessa libertà di scegliere dove vivere.
9) La libertà di associazione. Va garantito il diritto dei cittadini ad unirsi in associazioni. Il sistema corrente di registrazione di associazioni non governative che richiede la cosiddetta "approvazione" andrebbe sostituito con un sistema in cui un'associazione si registra semplicemente da sè. La formazione di partiti politici dovrebbe essere regolata dalla Costituzione e dalle leggi; ciò implica l'abolizione del privilegio che un partito possa monopolizzare il potere e la tutela del principio di competizione libera ed equa tra partiti politici.
10) La libertà di riunione. La Costituzione stabilisce che il cittadino gode del diritto fondamentale a riunirsi, manifestare e protestare pacificamente, nonché ad esprimersi liberamente. Il partito al governo e il governo stesso non devono permettere interferenze illegali o impedimenti incostituzionali.
11) La libertà di espressione. Dovremmo annoverare fra le libertà universali la libertà di parola, di stampa e di ricerca accademica, in modo da garantire che i cittadini siano informati e possano esercitare il loro diritto al controllo politico. Queste libertà dovrebbero essere sorrette da una Legge sulla stampa che abolisca le restrizioni politiche in merito. Deve essere abolito l'articolo che nel corrente Codice penale si riferisce al "crimine di incitamento a sovvertire il potere statale" (
6). Dobbiamo far cessare la pratica di considerare le parole un crimine.
12) La libertà religiosa. Dobbiamo garantire la libertà di esprimere la propria fede e religione, e introdurre la separazione della religione dallo Stato. Il governo non deve interferire nelle attività religiose pacifiche. Dovremmo abolire ogni legge, regolamento o norma locale che limitino o calpestino la libertà religiosa dei cittadini. Dovremmo abolire il sistema attuale che prevede l'approvazione ufficiale preventiva per i gruppi religiosi (e rispettivi edifici di culto), e sostituirlo con un sistema in cui si preveda la registrazione opzionale, o automatica per coloro che la chiedono.
13) Educazione civica. Nelle nostre scuole dovremmo abolire i programmi di studi politici e gli esami che mirano a indottrinare gli studenti secondo l'ideologia di Stato e a infondere il sostegno a un partito. Tutto questo andrebbe sostituito con l'educazione civica capace di infondere valori universali e i diritti civili, di favorire la coscienza civile e promuovere virtù civili al servizio della società.
14) La salvaguardia della proprietà privata. Si dovrebbe stabilire e tutelare il diritto alla proprietà privata e promuovere un sistema economico di libero ed equo mercato. Si dovrebbe abolire il monopolio governativo nel commercio e nell'industria e garantire la libertà di avviare nuove imprese. Si dovrebbe istituire un Comitato delle proprietà statali che risponda alla legislazione nazionale e che controlli il passaggio dall'impresa statale alla proprietà privata su base libera, concorrenziale e regolata. Si dovrebbe introdurre altresì una riforma agraria che incentivi la proprietà privata degli appezzamenti, garantisca il diritto della loro compravendita e faccia in modo che il valore reale della proprietà privata sia adeguatamente presente sul mercato.
15) La riforma finanziaria e fiscale. Si dovrebbe introdurre un sistema regolato e responsabile di finanza pubblica che assicuri la tutela dei diritti del contribuente e operi secondo procedure legali. Abbiamo bisogno di un sistema tramite il quale le entrate pubbliche a livello centrale, provinciale, regionale o locale siano controllate a quel livello. Abbiamo bisogno di una riforma fiscale che abolisca ogni tassa ingiusta, semplifichi il sistema fiscale e distribuisca il carico. Ai funzionari statali dovrebbe essere impedito di alzare le tasse o introdurne di nuove senza il consenso pubblico e l'approvazione di un'assemblea democratica. Dovremmo riformare il sistema delle proprietà in modo da incentivare la competitività tra un'ampia varietà di soggetti.
16) Il welfare. Dovremmo istituire un sistema di welfare equo e adeguato capace di proteggere tutti i cittadini e di assicurare loro l'accesso all'istruzione, alla sanità, all'assistenza pensionistica e al lavoro.
17) La tutela dell'ambiente. E' necessario proteggere l'ambiente naturale e promuovere lo sviluppo sostenibile e responsabile nei confronti delle generazioni future e del resto dell'umanità. Ciò implica che lo Stato e i suoi funzionari, ad ogni livello, non solo facciano il proprio dovere per raggiungere questo scopo, ma che accettino il controllo e la partecipazione di organizzazioni non governative.
18) La repubblica federale. Una Cina democratica dovrebbe agire come superpotenza responsabile che contribuisce alla pace e allo sviluppo dell'Asia accostandosi agli altri in un spirito di eguaglianza e lealtà. Dovremmo sostenere le libertà già introdotte a Hong Kong e a Macao. In merito a Taiwan, dovremmo dichiararci rispettosi della libertà e della democrazia e, tramite negoziati e compromessi equi, cercare una formula che permetta la riunificazione pacifica. Si dovrebbero trattare più serenamente i problemi delle aree della Cina in cui sono presenti minoranze etniche, in modo da permettere la fioritura di tutti i gruppi etnici e religiosi.
19) Riconciliazione nella verità. Si dovrebbero riabilitare tutti coloro (e relative famiglie) che hanno subìto condanne politiche durante le campagne ideologiche del passato, o che sono stati bollati come criminali per le loro idee, per le loro opinioni o fedi. E' necessario anche il risarcimento da parte dello Stato. Devono essere rimessi in libertà tutti i prigionieri politici e di coscienza. Si dovrebbe istituire una Commissione di indagine per la verità, incaricata di analizzare le responsabilità per le ingiustizie e le atrocità perpetrate nel passato, per ripristinare la giustizia e condurre alla riconciliazione sociale.

La Cina in qualità di superpotenza mondiale, è uno dei cinque membri permanenti del Consiglio di Sicurezza dell'ONU e membro del Consiglio dell'ONU sui diritti umani, pertanto dovrebbe contribuire alla pace dell'umanità e al progresso dei diritti umani. Purtroppo oggi siamo l'unico paese fra le superpotenze a trovarsi ancora impantanato in politiche autoritarie. Il nostro sistema continua a produrre sciagure nell'ambito dei diritti umani e crisi sociali, e così facendo non solo allontana il proprio progresso ma limita anche quello di tutta la civiltà umana. Questa è una situazione che deve necessariamente cambiare. La democratizzazione della politica cinese non può essere rimandata ulteriormente.
Perciò vorremmo concretizzare il nostro spirito civico annunciando l'iniziativa Carta 08. Auspichiamo che i nostri concittadini, che percepiscono allo stesso modo la crisi, la responsabilità e la missione, siano essi all'interno o fuori dalle istituzioni e indipendentemente dal loro status sociale, accantoneranno le divergenze e sosterranno gli scopi di questo movimento civile. Possiamo lavorare insieme per introdurre cambiamenti radicali della società cinese e per trasformarla rapidamente in un paese libero, democratico e costituzionale. Realizziamo gli intenti e gli ideali che il nostro popolo ha cercato incessantemente per oltre un secolo e che possono aprire un nuovo capitolo luminoso nella civiltà cinese.

Firmatari:
Yu Haocheng (Pechino, ricercatore)
Zhang Sizhi (Pechino, avvocato)
Mao Yush (Pechino, economista)
Du Guang (Pechino, politologo)
Li Pu (Pechino, giornalista)
Sha Yexin (Shanghai, drammaturgo)
Liu Shahe (Sichuan, poeta)
Wu Maohua (Sichuan, scrittore)
Zhang Xianyang (Pechino, ideologo)
Sun Wenguang (Shandong, docente)
Bao Tong (Pechino, cittadino)
Ding Ziling (Pechino, docente)
Zhang Xianling (Pechino, ingegnere)
Xu Jue (Pechino, ricercatore)
Jiang Peikun (Pechino, docente)
Liu Xiaobo (Pechino, scrittore)
Zhang Zuhua (Pechino, costituzionalista)
Gao Yu (Pechino, giornalista)
Dai Qing (Pechino, scrittore)
Jiang Qisheng (Pechino, ricercatore)
Ai Xiaoming (Guangdong, docente)
Liu Junning (Pechino, politologo)
Zhang Xukun (Zhejiang, docente)
Xu Youyu (Pechino, filosofo)
He Weifang (Pechino, studioso di diritto)
Mo Shaoping (Pechino, avvocato)
Chen Ziming (Pechino, ricercatore)
Zhang Boshu (Pechino, politologo)
Cui Weiping (Pechino, ricercatore)
He Guanghu (teologo)
Hao Jian (Pechino, ricercatore)
Shen Minhua (Zhejiang, docente)
Li Datong (Pechino, giornalista)
Li Xianting (Pechino, critico d'arte)
Zhang Ming (Pechino, docente)
Yu Jie (Pechino, scrittore)
Yu Shicun (Pechino, scrittore)
Qin Geng (Hainan, scrittore)
Zhou Duo (Pechino, ricercatore)
Pu Zhiqiang (Pechino, avvocato)
Zhao Dagong (Shenzhen, scrittore)
Yao Lifa (Hubei, esperto di sistemi elettorali)
Feng Zhenghu (Shanghai, ricercatore)
Zhou Qing (Pechino, scrittore)
Yang Hengjun (Guangzhou [Guangdong], scrittore)
Teng Biao (Pechino, giurista)
Jiang Danwen (Shanghai, scrittore)
Woeser (Tibet, scrittore)
Ma Bo (Pechino, scrittore)
Cha Jianying (Pechino, scrittore)
Hu Fayun (Hubei, scrittore)
Jiao Guobiao (Pechino, ricercatore)
Li Gongming (Guangdong, docente)
Zhao Hui (Pechino, giornalista)
Li Boguang (Pechino, giurita)
Fu Guoyong (Zhejiang, scrittore)
Ma Shaofang (Guangdong, imprenditore)
Zhang Hong (Shanghai, docente)
Xia Yeliang (Pechino, economista)
Ran Yunfei (Sichuan, ricercatore)
Liao Yiwu (Sichuan, scrittore)
Wang Yi (Sichuan, ricercatore)
Wang Xiaoyu (Shanghai, ricercatore)
Su Yuanzhen (Zhejiang, docente)
Jiang Jianzhong (Nanjing [Jiangsu], giornalista)
Ouyang Xiaorong (Yunnan, poeta)
Liu Di (Pechino, lavoratore freelance)
Zan Aizong (Zhejiang, giornalista)
Zhou Hongling (Pechino, attivista sociale)
Feng Gang (Zhejiang, docente)
Chen Lin (Guangzhou [Guangdong], ricercatore)
Yin Xian (Gansu, poeta)
Zhou Ming (Zhejiang, docente)
Ling Cangzhou (Pechino, giornalista)
Tie Liu (Pechino, scrittore)
Chen Fengxiao (Shandong, ex-studente universitario)
Yao Bo (Pechino, giornalista)
Zhang Jinjun (Guangdong, manager)
Li Jianhong (Shanghai, scrittore)
Zhang Shanguang (Hunan, attivista per i diritti umani)
Li Deming (Hunan, giornalista)
Liu Jianan (Hunan, insegnante)
Wang Xiaoshan (Pechino, giornalista)
Fan Yafeng (Pechino, giurista)
Zhou Mingchu (Zhejiang, docente)
Liang Xiaoyan (Pechino, volontario per l'ambiente)
Xu Xiao (Pechino, scrittore)
Chen Xi (Guizhou, attivista per i diritti umani)
Zhao Cheng (Shanxi, ricercatore)
Li Yuanlong (Guizhou, scrittore freelance)
Shen Youlian (Guizhou, attivista per i diritti umani)
Jiang Suimin (Pechino, ingegnere)
Lu Zhongming (Shaanxi, ricercatore)
Meng Huang (Pechino, artista)
Lin Fuwu (Fujian, attivista per i diritti umani)
Liao Shuangyuan (Guizhou, attivista per i diritti umani )
Lu Xuesong (Jilin, insegnante)
Guo Yushan (Pechino, ricercatore)
Chen Huanhui (Fujian, attivista per i diritti umani)
Zhu Jiuhu (Pechino, avvocato)
Jin Guanghong (Pechino, avvocato)
Gao Chaoqun (Pechino, redattore)
Bo Feng (Jilin, poeta)
Zheng Xuguang (Pechino, ricercatore)
Zeng Jinyan (Pechino, attivista per i diritti umani)
Wu Yuqin (Guizhou, attivista per i diritti umani)
Du Yilong (Shaanxi, scrittore)
Li Hai (Pechino, attivista per i diritti umani)
Zhang Hui (Shanxi, attivista per la democrazia)
Jiang Shan (Guangdong, attivista per il diritto alla proprietà privata)
Xu Guoqing (Guizhou, attivista per la democrazia)
Wu Yu (Guizhou, attivista per la democrazia)
Zhang Mingzhen (Guizhou, attivista per la democrazia)
Zeng Ning (Guizhou, attivista per la democrazia)
Quan Linzhi (Guizhou, attivista per la democrazia)
Ye Hang (Zhejiang, docente)
Ma Yunlong (Henan, giornalista)
Zhu Jianguo (Guangdong, scritroe freelance)
Li Tie (Guangdong, attivista sociale)
Mo Jiangang (Guizhou, scrittore freelance)
Zhang Yaojie (Pechino, ricercatore)
Wu Baojian (Zhejiang, avvocato)
Yang Guang (Guangxi, ricercatore)
Yu Meisun (Pechino, giurista)
Xing Jian (Pechino, giurista)
Wang Guangze (Pechino, attivista sociale)
Chen Shaohua (Guangdong, designer)
Liu Yiming (Hubei, scrittore freelance)
Wu Zuolai (Pechino, ricercatore)
Gao Zhen (Shandong, artista)
Gao Qiang (Shandong, artista)
Tang Jingling (Guangdong, avvocato)
Li Xiaolong (Guangxi, attivista per i diritti umani)
Jing Chu (Guangxi, scrittore freelance)
Li Biao (Anhui, imprenditore)
Guo Yan (Guangdong, avvocato)
Yang Shiyuan (Zhejiang, pensionato)
Yang Kuanxing (Shandong, scrittore)
Li Jinfang (Hebei, attivista per la democrazia)
Wang Yuwen (Guizhou, poeta)
Yang Zhongyi (Anhui, operaio)
Wu Xinyuan (Hebei, contadino)
Du Heping (Guizhou, attivista per la democrazia)
Feng Ling (Hubei, attivista per la politica costituzionale)
Zhang Xianzhong (Hubei, imprenditore)
Cai Jingzhong (Guangdong, contadino)
Wang Dianbin (Hubei, imprenditore)
Cai Jincai (Guangdong, contadino)
Gao Aiguo (Hubei, imprenditore)
Chen Zhanyao (Guangdong, contadino)
He Wenkai (Hubei, imprenditore)
Wu Dangying (Shanghai, attivista per i diritti umani)
Zeng Qingbin (Guangdong, operaio)
Mao Haixiu (Shanghai, attivista per i diritti umani)
Zhuang Daohe (Hangzhou, avvocato)
Li Xiongbing (Pechino, avvocato)
Li Renke (Guizhou, attivista per la democrazia)
Zuo Li (Hebei, avvocato)
Dong Dezhu (Guizhou, attivista per la democrazia)
Tao Yuping (Guizhou, attivista per la democrazia)
Wang Junxiu (Pechino, professionista)
Huang Xiaomin (Sichuan, attivista per i diritti umani)
Zheng Enchong (Shanghai, giurista)
Zhang Junling (Shanghai, attivista per i diritti umani)
Yang Hai (Shaanxi, ricercatore)
Ai Fulai (Shanghai, attivista per i diritti umani)
Yang Huaren (Hubei, giurista)
Wei Qin (Shanghai, attivista per i diritti umani)
Su Zuxiang (Hubei, insegnante)
Shen Yulian (Shanghai, attivista per i diritti umani)
Guan Hongshan (Hubei, attivista per i diritti umani)
Song Xianke (Guangdong, imprenditore)
Wang Guoqiang (Hubei, attivista per i diritti umani)
Chen Enjuan (Shanghai, attivista per i diritti umani)
Li Yong (Pechino, giornalista)
Chang Xiongfa (Shanghai, attivista per i diritti umani)
Wang Jinglong (Pechino, ricerecatore)
Xu Zhengqing (Shanghai, attivista per i diritti umani)
Gao Junsheng (Shaanxi, redattore)
Zheng Beibei (Shanghai, attivista per i diritti umani)
Wang Dinghua (Hubei, avvocato)
Tan Lanying (Shanghai, attivista per i diritti umani)
Fan Yanqiong (Fujian, attivista per i diritti umani)
Lin Hui (Zhejiang, poeta)
Wu Huaying (Fujian, attivista per i diritti umani)
Xue Zhenbiao (Zhejiang, attivista per la democrazia)
Dong Guojing (Shanghai, attivista per i diritti umani)
Chen Yufeng (Hubei, giurista) Duan Ruofei (Shanghai, attivista per i diritti umani)
Wang Zhongling (Shaanxi, insegnante)
Dong Chunhua (Shanghai, attivista per i diritti umani)
Chen Xiuqin (Shanghai, attivista per i diritti umani)
Liu Zhengyou (Sichuan, attivista per i diritti umani)
Ma Xiao (Pechino, scrittore)
Wan Yanhai (Pechino, esperto di sanità pubblica)
Shen Peilan (Shanghai, attivista per i diritti umani)
Ye Xiaogang (Zhejiang, docente in pensione)
Zhang Jingsong (Anhui, operaio)
Zhang Jinfa (Zhejiang, pensionato)
Wang Liqing (Shanghai, attivista per i diritti umani)
Zhao Changqing (Shaanxi, scrittore)
Jin Yuehua (Shanghai, attivista per i diritti umani)
Yu Zhangfa (Guangxi, scrittore)
Chen Qiyong (Shanghai, attivista per i diritti umani)
Liu Xianbin (Sichuan, attivista per la democrazia)
Ouyang Yi (Sichuan, attivista per i diritti umani)
Deng Huanwu (Chongqing, imprenditore)
He Weihua (Hunan, attivista per la democrazia)
Li Dongzhuo (Hunan, professionista)
Tian Yongde (Mongolia interna, attivista per i diritti umani)
Zhi Xiaomin (Shanxi, ricercatore)
Li Changyu (Shandong, insegnante)
Guo Weidong (Zhejiang, impiegato)
Chen Wei (Sichuan, attivista per la democrazia)
Wang Jinan (Hubei, imprenditore)
Cai Wenjun (Shanghai, attivista per i diritti umani)
Hou Shuming (Hubei, imprenditore)
Liu Hannan (Hubei, attivista per i diritti umani)
Shi Ruoping (Shandong, docente)
Zhang Renxiang (Hubei, attivista per i diritti umani)
Ye Du (Guangdong, redattore)
Xia Gang (Hubei, attivista per i diritti umani)
Zhao Guoliang (Hunan, attivista per la democrazia)
Li Zhiying (Pechino, ricercatore)
Zhang Zhongfa (Guizhou, attivista per la democrazia)
Chen Yongmiao (Pechino, ricercatore)
Jiang Ying (Tianjin, poeta)
Tian Zuxiang (Guizhou, attivista per la democrazia)
Huang Zhijia (Hubei, impiegato statale)
Guan Yebo (Hubei, impiegato statale)
Wang Wangming (Hubei, imprenditore)
Gao Xinrui (Hubei, imprenditore)
Song Shuiquan (Hubei, professionista)
Zhao Jingzhou (Helongjiang, attivista per i diritti umani)
Wen Kejian (Zhejiang, ricercatore)
Wei Wenying (Yunnan, insegnante)
Chen Huijuan (Helongjiang, attivista per i diritti umani)
Chen Yanxiong (Hubei, insegnante)
Duan Chunfang (Shanghai, attivista per i diritti umani)
Liu Zhengshan (Yunnan, ingegnere)
Guan Min (Hubei, docente)
Dai Yuanlong (Fujian, imprenditore)
Yu Yiwei (Guangdong, scrittore freelance)
Han Zurong (Fujian, imprenditore)
Wang Dingliang (Hubei, avvocato)
Chen Qinglin (Pechino, attivista per i diritti umani)
Qian Shishun (Guangdong, imprenditore)
Zeng Boyan (Sichuan, scrittore)
Ma Yalian (Shanghai, attivista per i diritti umani)
Che Hongnian (Shandong, scrittore freelance)
Qin Zhigang (Shandong, ingegnere elettronico)
Song Xiangfeng (Hubei, insegnante)
Deng Fuhua (Hubei, scrittore)
Xu Kang (Hubei, impiegato statale)
Li Jianqiang (Shandong, avvocato)
Li Renbing (Pechino, avvocato)
Qiu Meili (Shanghai, attivista per i diritti umani)
Lan Zhixue (Pechino, avvocato)
Zhou Jinchang (Zhejiang, pensionato)
Huang Yanming (Guizhou, attivista per la democrazia)
Liu Wei (Pechino, avvocato)
Yan Liehan (Hubei, imprenditore)
Chen Defu (Guizhou, attivista per la democrazia)
Guo Yongxin (Hubei, medico)
Guo Yongfeng (Guangdong, fondatore dell'Associazione per il controllo del governo)
Yuan Xinting (Guangzhou [Guangdong], redattore)
Qi Huimin (Zhejiang, attivista per la democrazia)
Li Yu (Sichuan, giornalista)
Xie Fulin (Hunan, attivista per i diritti umani)
Xu Guang (Zhejiang, imprenditore)
Ye Huo (Guangdong, scrittore freelance)
Zou Wei (Zhejiang, attivista per i diritti umani)
Xiao Libin (Zhejiang, ingegnere)
Gao Haibing (Zhejiang, attivista per la democrazia)
Tian Qizhuang (Hebei, scrittore)
Deng Taiqing (Shanxi, attivista per la democrazia)
Pei Hongxin (Hebei, insegnante)
Xu Min (Jilin, professionista)
Li Xige (Henan, attivista per i diritti umani)
Wang Debang (Pechino, scrittore)
Feng Qiusheng (Guangdong, contadino)
Hou Wenbao (Anhui, attivista per i diritti umani)
Tang Jitian (Pechino, avvocato)
Liu Rongchao (Anhui, contadino)
Li Tianxiang (Henan, operaio)
Cui Yuzhen (Hebei, avvocato)
Xu Maolian (Anhui, contadino)
Zhai Linhua (Anhui, insegnante)
Tao Xiaoxia (Anhui, contadino)
Zhang Wang (Fujian, operaio)
Huang Dachuan (Liaoning, impiegato)
Chen Xiaoyuan (Hainan, impiegato)
Zhang Jiankang (Shaanxi, professionista)
Zhang Xingshui (Pechino, avvocato)
Ma Gangquan (Pechino, avvocato)
Wang Jinxiang (Hubei, attivista per i diritti umani)
Wang Jiaying (Hubei, imprenditore)
Yan Laiyun (Hubei, imprenditore)
Li Xiaoming (Hubei, attivista per i diritti umani)
Xiao Shuixiang (Hubei, attivista per i diritti umani)
Yan Yuxiang (Hubei, attivista per i diritti umani)
Liu Yi (Pechino, artista)
Zhang Zhengxiang (Yunnan, ecologista)

NOTE redazionali
(1) Nel 1978 su un angolo di muro nei pressi di uno dei principali incroci di Pechino cominciarono ad essere affissi i tazebao della contestazione democratica. Da allora denominato Muro della Democrazia, fu una parentesi di espressione democratica autorizzata da Deng Xiaoping che sfruttò l'occasione per sbarazzarsi degli avversari politici maoisti.
(2) Detta Riforma dei Cento Giorni, tentativo di modernizzare l'apparato politico, sociale, culturale, militare ed educativo che iniziò l'11 giugno 1898, ad opera dell'imperatore Guangxu e dei riformisti guidati da Kang Youwei, e fu interrotto il 21 settembre da un colpo di Stato condotto dall'imperatrice Cixi e dai conservatori appoggiati in parte dall'esercito.
(3) La Rivoluzione Xinhai iniziò con la rivolta del 10 ottobre 1911 e terminò con l'abdicazione dell'imperatore Puyi il 10 febbraio 1912.
(4) Iniziata in Mancuria nel 1931.
(5) Movimento per la difesa dei diritti civili promulgati dalla Costituzione e dei diritti umani riconosciuti dalle convenzioni internazionali sottoscritte anche dal governo cinese.
(6) L'art. 155, che prevede l'incarcerazione preventiva fino a tre anni, a discrezione della polizia.

traduzione italiana integrale a cura di www.charta77.org
fonte:
traduzione inglese dal cinese di P. Link