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Nel gennaio 1977 un gruppo di cittadini cecoslovacchi, di
cui mi onoro di appartenere, diffusero Charta77. Quel
documento era il nostro appello rivolto allo Stato
perchè garantisse i diritti civili e politici
fondamentali. In esso spiegavamo anche che, come cittadini,
ci sentivamo responsabili nel collaborare con il governo
cecoslovacco affinchè, con il nostro controllo, i
diritti fondamentali fossero tutelati. Con la diffusione di
Charta77 noi volevamo creare non un'organizzazione ma
piuttosto, come scrivemmo allora, "una comunità
libera informale ed aperta di uomini di diverse convinzioni,
diverse religioni e diverse professioni, legati dalla
volontà di operare individualmente e insieme per il
rispetto dei diritti umani".
A distanza di oltre trent'anni, nel dicembre 2008, un gruppo di cittadini cinesi ha preso a modello il nostro modesto sforzo. Hanno stilato un appello simile, per fare in modo che il loro Stato stia nelle regole di una moderna società aperta. Carta 08, il documento che hanno prodotto è impressionante: vi si chiede la protezione dei diritti fondamentali, l'indipendenza della magistratura e la democrazia legislativa. Ma non si fermano qui. Con il passare del tempo si è capito che una società libera e aperta è qualcosa di più della tutela dei diritti fondamentali. Perciò i firmatari di Charta 08 chiedono saggiamente anche una miglior tutela dell'ambiente, il superamento della divisione città-campagna, il welfare e uno sforzo serio per riconciliarsi con le ferite lasciate dagli abusi dei diritti umani commessi in passato. I primi firmatari, oltre 300, provengono da vari ambienti e da varie zone della Cina. Fra di essi vi sono insigni personalità degli ambienti legislativo, politologico, economico, artistico e culturale. La loro decisione di apporre la propria firma al documento non è stata presa sicuramente a cuor leggero, e le loro parole non dovrebbero essere accantonate bruscamente. Da quando Carta 08 è stata diffusa, ha raccolto oltre 5.000 firme. La Cina del 2008 non è la Cecoslovacchia del 1977. Sotto molti aspetti la Cina di oggi è più libera e più aperta del mio paese di 30 anni fa. Eppure la risposta delle autorità cinesi a Carta 08 è simile a quella data dal governo cecoslovacco a Charta77. Invece di rispondere alla nostra disponibilità di intavolare il dialogo e il dibattito, il governo cecoslovacco scelse la via della repressione. Arrestò alcuni firmatari, ne interrogò e perseguitò altri, e fece opera di disinformazione sul nostro movimento e sui suoi scopi. Così ha fatto il governo cinese rifiutandosi di discutere le proposte dei firmatari di Carta 08. Così ha imprigionato due firmatari, Liu Xiaobo e Zhang Zuhua. Zhang è stato rilasciato mentre Liu, uno scrittore e intellettuale famoso, è ancora trattenuto senza conoscere le accuse. Decine di altri firmatari sono stati interrogati e un numero sconosciuto è tenuto sotto controllo dalla polizia quando telefonano e scrivono e-mail di sostegno per i loro compagni in carcere. All'indomani della diffusione di Charta77, io fui arrestato con l'accusa di aver commesso "crimini contro i fondamenti della repubblica". Anche Liu sarà accusato di "incitamento alla sovversione", un crimine arbitrario simile. Mi rattrista molto questo sviluppo degli eventi, e i miei pensieri vanno alla moglie di Liu, Liu Xia, che non ha ancora avuto la possibilità di parlare col marito. Il governo cinese dovrebbe imparare la lezione del movimento di Charta77: che cioè l'intimidazione, la propaganda e la repressione non possono sostituire un dialogo ragionevole. Solo il rilascio immediato e incondizionato di Liu Xiaobo dimostrerà che Pechino ha imparato la lezione. |