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V.
HAVEL
"Quella
notte ero con mia moglie e Jan Triska a
Liberec, da certi nostri amici (...). Ho
visto i carri armati sovietici distruggere
i portici della piazza, che erano pieni di
gente, ho visto il comandante di un carro
uscire di senno e cominciare a sparare con
furia sulla folla; ho visto e provato
molte altre cose, e tra queste quella che
mi ha fatto la più forte
impressione è stato il fenomeno
della solidarietà generale,
così tipico di quel periodo. La
gente ci portava alla radio generi
alimentari, fiori, medicine, anche se non
ne avevamo bisogno; se per un paio d'ore
non sentivano Triska alla radio, ci
bombardavano di telefonate per chiederci
che cosa ci era successo; l'edificio della
radio era circondato da enormi autocarri
con grandi blocchi di cemento che dovevano
impedire che venisse conquistato; varie
fabbriche ci avevano mandato le loro
tessere di riconoscimento, perché
in caso di pericolo ci potessimo
nascondere fra gli operai... ".
(Interrogatorio
a distanza, Garzanti, Milano 1990, pp.
117-119)
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