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Da: "Perspektivy", 7/97, art. di V. Vasko La
linea morbida del regime, manifestatasi alla metà
degli anni '60 dapprima nell'ambito culturale, viene
applicata anche verso la Chiesa. Sono ratificati i trattati
fra Praga e Santa Sede e nel 1965
Frantisek Tomasek
viene nominato arcivescovo di Praga. Tomasek sa risvegliare
la vita pastorale del paese. In tutte le diocesi si formano
commissioni pastorali, si lavora alla traduzione dei libri
liturgici, si restaurano le chiese. Vengono smascherati i
collaboratori del cosiddetto Movimento cattolico dei preti
per la pace (MHKD) che, creato ad arte dal regime comunista,
fino ad allora ha sempre parlato, in patria e all'estero,
dello "splendido ménage fra Chiesa e Stato". Il
12
marzo '68 a Praga si
riuniscono in una casa privata una sessantina di cattolici
che vogliono partecipare attivamente alle possibilità
offerte dalla Primavera e ottengono l'appoggio di Tomasek.
La Chiesa esprime il suo giudizio pubblicamente su
"Literarni Listy" del 21
marzo, con la
Lettera aperta di 84 preti e laici condannati negli anni
'50 per la fede, indirizzata a Dubcek. Si leggeva: "Non
vogliamo né una posizione di potere né dei
privilegi; chiediamo solo di poter occupare il nostro posto
nella società accanto agli altri cittadini". A Dubcek
viene inviata un'altra petizione accompagnata da centomila
firme e sottoscritta da tutto l'episcopato. In nove punti i
firmatari chiedono la normalizzazione dei rapporti tra Stato
e Chiesa, nuovi accordi con la Santa Sede per l'occupazione
delle sedi episcopali vacanti, il ritorno del cardinal Beran
dall'esilio, il rinnovamento della Chiesa greco-cattolica,
l'interruzione di tutte le ingerenze amministrative nella
vita della Chiesa. A marzo
viene eliminato il MHKD; al suo posto sorge l'Opera di
rinnovamento conciliare (DKO), un movimento di sacerdoti e
laici per il rinnovamento dei fedeli e della comunità
ecclesiale nello spirito del Concilio. Importante per la
vita della Chiesa è il cambiamento del segretario per
gli affari religiosi, dove al posto del temuto Karl Hruza
viene nominata Erika Kadlecova, che si guadagna da subito il
favore dei credenti: già il
16
aprile è
ratificato l'accordo Stato-Chiesa, una legge speciale revoca
il divieto di officiare a 1500 preti, la Chiesa
greco-cattolica può riprendere la sua
attività, è ripristinato l'insegnamento della
religione nelle scuole elementari, si reintegrano gli ordini
religiosi liquidati de jure negli anni '50, la stampa
cattolica rifiorisce. Il 20
agosto a Praga
nell'edificio della Caritas si sta tenendo un corso
teologico per i sacerdoti. Alcuni fra coloro che si
trattengono dopo le prime notizie dell'invasione diffondono
questa dichiarazione: "Cari sorelle e fratelli! In queste
ore gravi per il nostro paese, con fede e speranza
rimettiamo i nostri destini nelle mani della Provvidenza. Vi
chiediamo di mantenere la calma e la responsabilità
civile... Vogliamo rammentarvi alcuni punti: 1. La
libertà religiosa è garantita dalla
costituzione, e dobbiamo sempre chiederne il rispetto; 2.
rimaniamo fedelmente uniti ai nostri pastori, ai vescovi,
che hanno testimoniato già un tempo la fedeltà
alla Chiesa e al Santo Padre; 3. riunitevi attorno ai vostri
sacerdoti, non abbandonateli; 4. non diventate
collaborazionisti; 5. operate nei consigli pastorali e
parrocchiali. Lavorate tranquillamente nel rispetto delle
leggi in vigore...; 6. diffondete nelle vostre
comunità l'attività liturgica, catechetica e
caritativa; 7. che il nostro apostolato sia la preghiera, il
sacrificio e la testimonianza. Praga, 21 agosto 1968".
![]() Velehrad, 14 maggio 1968: inizia l'Opera di rinnovamento conciliare (DKO) alla presenza dei vescovi cecoslovacchi. Nella foto, da sinistra, si riconoscono Hlad, Pobozny, Korec, Hlouch, Skoupy e Trochta. |
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Conclusioni
tratte dallo sviluppo della crisi nel Partito e
nella società dopo il XIII congresso del
PCC, marzo 1971 |
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DOCUMENTI SU CHIESA E PRIMAVERA DI PRAGA
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