1 aprile: Riprende il plenum del CC, con un intervento importante di Dubcek: "La libertà di parola e di critica, la libertà di stampa, oggi non sono più desideri ma realtà. Occorre dunque varare leggi in grado di garantire che queste libertà, così come la libertà di riunione, diventino base della vita sociale del paese." Si rinnova la lealtà al Patto di Varsavia e all'URSS.

4 aprile: Il plenum elegge il nuovo governo (in carica ufficialmente: 8.4.-31.12.1968): Presidente Oldrich Cernik; vicepremier: Frantisek Hamouz, Peter Colotka, Gustav Husak, Lubomir Strougal, Ota Sik (fino al 3.9).

Ministri:

  • estero: Jiri Hajek (fino al 19.9; poi ad interim Cernik)
  • difesa: Martin Dzur
  • interni: Josef Pavel (fino al 30.8); Jan Pelnar (dal 31.8)
  • trasporti: Frantisek Rehak
  • finanze: Bohumil Sucharda
  • industria mineraria: Frantisek Penc
  • industria chimica: Stanislav Razl
  • commercio interno: Oldrich Pavlovsky
  • commercio estero: Vaclav Vales
  • cultura e informazione: Miroslav Galuska
  • educazione: Vladimir Kadlec
  • industria pesante: Josef Krejci
  • industria dei beni di consumo: Bozena Machacova-Dostalova
  • agricoltura e alimentazione: Josef Boruvka
  • selvicoltura e acque: Julius Hanus
  • giustizia: Bohuslav Kucera
  • costruzioni: Jozef Trokan
  • lavoro e affari sociali: Michal Stancel (dal 30.4)
  • tecnica: Miloslav Hruskovic (dal 30.4)
  • sanità: Vladislav Vlcek
  • pianificazione economica: Frantisek Vlasak (dal 30.4)

Il CC chiede le dimissioni di Novotny e di altri 9 membri. Parlando al plenum, Mlynar afferma che concetti quali concorrenza, mercato, prezzi liberi, libera imprenditoria, ecc. sono riconosciuti da tutti, mentre solo alcuni anni prima sarebbero stati considerati la rovina del socialismo: "Abbiamo superato questi ostacoli grazie a una mentalità creata dalla pratica e dalla teoria basata sui fatti economici".


Lo spione della StB scappa dal telefono (© Pernes).

5 aprile: Il plenum nomina una commissione incaricata di riabilitare le vittime dei processi politici degli anni '50. Dimissioni del governo Lenart.

7 aprile: Sulle colonne di "Lidova demokracie" la segretaria per gli affari religiosi Kadlecova comunica che l'ufficio da lei amministrato ha chiesto l'amnistia per tutti i sacerdoti che si trovano ancora in carcere per la fede.

9 aprile: Nuovo governo guidato da Cernik. Il presidente Svoboda nomina il nuovo procuratore generale, Milos Cerovsky. Viene tolta la censura preventiva negli organi di stampa. Viene garantita la libertà di movimento. Nell'ambito della cultura, la nuova linea di partito chiede che il lavoro scientifico e culturale sia autonomo e libero da direttive esterne.

13 aprile: Il quotidiano "Svobodne Slovo" pubblica un'intervista a Jozef Grosman, direttore del centro di cinematografia, che rivela come agli inizi degli anni '60 Novotny "aveva istituito presso il CC del partito una sezione composta da una settantina di persone con il compito di leggere e approvare tutti i libri pronti per essere pubblicati".

18 aprile: Il parlamento elegge Smrkovsky suo presidente con 188 voti a favore e 68 contro.

19 aprile: Il "Rude Pravo" pubblica l'articolo "La via propria al socialismo", in cui si sostiene che non v'è nulla di antimarxista nel desiderio di ogni paese di trovare una propria via al socialismo. Pur tenendo in considerazione l'esperienza sovietica, non vanno neppure dimenticati "gli errori commessi dallo stesso PCUS durante la costruzione del socialismo".

23 aprile: In visita a Praga, il premier bulgaro Zivkov afferma che gli avvenimenti cecoslovacchi sono un affare interno al paese. Il premier Cernik presenta al parlamento il nuovo programma del governo: amicizia con l'URSS, ulteriore democratizzazione della vita del paese, ripresa dell'attività del Fronte Nazionale. In tempi rapidi verranno presentati progetti di legge sul diritto alla libertà di riunione e di associazione, sulla libertà di stampa, sui passaporti, sui viaggi all'estero e l'emigrazione; il governo si dice deciso a garantire maggiormente i diritti umani e civili.

1 maggio: A Praga e nelle altre città si celebra il giorno della solidarietà internazionale dei lavoratori. Nella capitale la gente scende spontaneamente in piazza e si dirige verso la tribuna ufficiale; ai rappresentanti del governo vengono offerti caffè e brioches da semplici cittadine.
LA STORIA IDEOLOGIZZATA

"Tutte queste profonde manovre politiche nelle alte sfere dello stato trovarono espressione anche nelle celebrazioni del 1 maggio, che in una serie di città persero il carattere classista internazionalista e si trasformarono in una caotica mescolanza di varie correnti politiche e forze antisocialiste. Nelle sfilate del primo maggio, soprattutto a Praga, parteciparono con i propri slogan le suddette forze anticomuniste, rappresentate soprattutto da organizzazioni controrivoluzionari come il e il ".
"Questi e molti altri elementi documentano il collegamento degli avvenimenti cecoslovacchi con la lotta dell'imperialismo internazionale contro l'URSS e le società socialiste. Gli strateghi dei centri dell'anticomunismo mondiale avevano i loro diretti assistenti nella Cecoslovacchia socialista. Per bocca di uno di loro, L. Svitak, presero la parola forze estremiste della reazione riunite in organizzazioni come il K 231 e il KAN, che programmavano la liquidazione delle conquiste del febbraio 1948 del socialismo. A capo del K 231 c'erano K. Nigrin, J. Brodsky, V. Palecek, O. Rambousek e altri, in maggioranza agenti dello spionaggio occidentale. I fondatori del KAN, oltre a I. Svitak, erano lo scrittore V.
Havel e il prof. V. Cerny, che era in stretto contatto con l'emigrazione. Il KAN e il K231 avevano stretti contatti con lo spionaggio occidentale, da cui ricevevano appoggio politico e materiale".
"Un notevole influsso nella lotta contro il socialismo in Cecoslovacchia l'ebbero le forze che partivano da posizioni sioniste, strumento dell'imperialismo internazionale e dell'anticomunismo. Suoi rappresentanti di primo piano nel nostro paese furono F. Kriegel, J. Pelikan, AL. Lustig, E. Goldstucker, A.J. Liehm, E. Lobl, K. Winter e altri".
"Un ruolo significativo nella partita antisocialista in Cecoslovacchia fu assunto dai rappresentanti della reazione del clero cattolico, efficacemente appoggiati dall'emigrazione cattolica all'estero".
"I Partiti fratelli, soprattutto il PCUS, cercarono, con estrema pazienza, di allentare la tensione nei rapporti reciproci e di convincere la guida del Partito che in Cecoslovacchia era necessario fronteggiare la minaccia controrivoluzionaria. Utilizzarono perciò tutte le possibilità offerte dai contatti ufficiali e personali. Negli incontri di Dresda, Sofia, Mosca nella prima metà del 1968 i loro rappresentanti dimostrarono concretamente a Dubcek che in Cecoslovacchia la situazione si evolveva pericolosamente, e al contempo minacciava i comuni interessi del campo socialista... Dai documenti degli incontri con i compagni Breznev, Kadar e compagni, dalla serie di lettere che il segretario generale del CC del PCUS e i primi segretari degli altri Partiti fratelli inviarono a Dubcek e ai responsabili del nostro Partito, e anche dai colloqui telefonici intercorsi, risulta chiaramente come i Partiti e i popoli dei paesi fratelli socialisti percepissero lealmente e profondamente le difficoltà presenti nella nostra politica interna e il pericolo che da qui scaturisse una minaccia per l'esistenza del socialismo in Cecoslovacchia. Offrirono così appoggio amichevole e aiuto per gestire la situazione e intrapresero tutte le possibilità politiche per stimolare Dubcek e i suoi seguaci a procedere in una modalità comunista responsabile".

Conclusioni tratte dallo sviluppo della crisi nel Partito e nella società dopo il XIII congresso del PCC, marzo 1971

4-5 maggio: Dubcek, Cernik, Smrkovsky si recano a Mosca per colloqui con la nomenklatura sovietica.

7 maggio: In Polonia iniziano le manovre degli eserciti del Patto di Varsavia, comprese le truppe sovietiche di stanza sulla frontiera cecoslovacca.

8 maggio: Si recano a Mosca per colloqui i dirigenti della Germania Est (Ulbricht), di Polonia (Gomulka), di Bulgaria (Zivkov) e di Ungheria (Kadar). Il comunicato ufficiale parla di "valutazione dei problemi attuali della situazione internazionale e dello sviluppo del comunismo e del proletariato mondiali".

9-10 maggio: Il quotidiano praghese "Rude Pravo" smentisce la notizia rimbalzata in Occidente secondo la quale "la direzione dell'istruzione politica dell'Armata Rossa, gen. Episev, all'ultimo plenum ha parlato apertamente della possibilità di un intervento in Cecoslovacchia per la difesa del socialismo". In Polonia vengono chiuse tutte le strade interessate dalle manovre militari. Gomulka e Zivkov rientrano in patria. Il 10 rientra Kadar. Ulbricht resta in URSS "per riposarsi".

11 maggio: L'agenzia jugoslava Tanjug comunica che "l'incontro a Mosca è stato organizzato su richiesta di Ulbricht per valutare la situazione in Cecoslovacchia". Secondo l'agenzia, Kadar non era intenzionato a parteciparvi e vi è stato costretto sulla base del compromesso che avrebbe fatto la parte "dell'intermediatore e del conciliatore fra la dirigenza tedesco orientale e quella cecoslovacca".

17-18 maggio: Kosygin si reca in Cecoslovacchia "per un breve periodo di riposo e di cura e per scambiare opinioni con la dirigenza cecoslovacca relativamente a problemi di comune interesse", accompagnato dal maresciallo Grecko e dal generale Episev. Kosygin si incontra il 18 con il presidente Svoboda, con Dubcek, Smrkovsky e Cernik, dopodichè si ritira a Karlovy Vary.

22 maggio: Dubcek e Cernik si recano a Karlovy Vary per un nuovo incontro con Kosygin. In un'intervista televisiva, Kosygin afferma: "Considero i cechi e gli slovacchi nostri grandi amici, e questo è comprensibile in quanto abbiamo compiuto un lungo cammino, e i nostri partiti lottano su un unico fronte".

23 maggio: A Praga si svolge il primo incontro del club dei Senza Partito, che intende diventare "una forza politica indipendente di tipo nuovo, con una piattaforma socialdemocratica", ma riceve il biasimo del presidium del CC del partito comunista.

24 maggio: Kosygin a Praga ricevuto da Svoboda. Il ministero degli interni comunica che qualsiasi tentativo di creare una nuova forza politica sarà considerato illegale. Il quotidiano "Svobodne Slovo" rivela che durante gli ultimi 20 anni 136.300 persone hanno subito condanne ingiustificate. Il ministero della difesa rende noto che a giugno si svolgeranno manovre delle truppe del Patto di Varsavia in Cecoslovacchia e Polonia, agli ordini del generale Jakubovskij.

25 maggio: Kosygin rientra a Mosca con due giorni di anticipo.

Il 1° giugno arrivano le truppe del Patto di Varsavia per le esercitazioni militari previste anche sul territorio cecoslovacco. Il 20 giugno, inizio delle esercitazioni "Sumava" al comando di Jakubovskij.

24-26 giugno: entrano in vigore tre leggi fondamentali: la legge costituzionale con cui il paese diventa "repubblica federativa"; la legge sulle riabilitazioni dei processi politici degli anni '50; l'emendamento di legge che abolisce definitivamente la censura.

Il 27 giugno su vari organi di stampa esce l'appello dello scrittore Vaculik, "Manifesto delle duemila parole", a favore della linea del governo e contro l'ingerenza e le pressioni esterne.

LA STORIA IDEOLOGIZZATA

"La dimostrazione dell'avvio evidente e coordinato della reazione fu la pubblicazione della piattaforma controrivoluzionaria Duemila parole, istigazione diretta ad azioni violente e alla distruzione del sistema socialista. Questo appello controrivoluzionario si spinse anche a fomentare l'odio contro l'Unione sovietica e a manifestare pubblicamente ai nostri alleati la minaccia del conflitto armato".
"Le forze anticomuniste e antisocialiste organizzarono apertamente manifestazioni, provocazioni e azioni di carattere evidentemente anarchico. Fecero crescere l'ondata nazionalista antisovietica, specialmente in concomitanza con le esercitazioni dello stato maggiore delle forze alleate in Cecoslovacchia".

Conclusioni tratte dallo sviluppo della crisi nel Partito e nella società dopo il XIII congresso del PCC, marzo 1971

I preparativi all'invasione

Il 1 luglio le manovre militari hanno ufficialmente termine, ma le truppe sovietiche stentano a lasciare la Cecoslovacchia a causa di "difficoltà di ordine tecnico". Il 18 luglio, al termine della Conferenza di Varsavia, di nuovo il blocco dei "Cinque" condanna la linea cecoslovacca. Il 28 luglio iniziano nella località slovacca di Cierna nad Tisou i colloqui tra la delegazione sovietica e quella cecoslovacca, che cade ingenuamente nel tranello diplomatico. Ufficialmente l'incontro è servito per la "ricerca delle vie per un ulteriore sviluppo e rafforzamento dei tradizionali rapporti di amicizia tra i nostri partiti e i nostri popoli, fondati sui princìpi del marxismo-leninismo e dell'internazionalismo proletario", in realtà si svolge in un'atmosfera di tensione. L'URSS chiede espressamente la revisione della linea politica cecoslovacca, le dimissioni di politici invisi a Mosca, il bando del rinnovato partito social-democratico e di ogni organizzazione di "opposizione" (come KAN e K231) e la ripresa del controllo sui mass media. Il 3 agosto si riaprono a Bratislava le discussioni (foto sotto) cui partecipano anche i rappresentanti degli altri paesi socialisti e sembra si possa giungere ad un compromesso. Il 10 agosto l'URSS diffonde un documento che condanna ogni deviazione dalla linea espressa dal partito comunista sovietico.


Prague_Spring_1968

LA STORIA IDEOLOGIZZATA

"In una situazione tesa, sia nel Partito che nella società, fu convocato il plenum di luglio del CC del PC... I Partiti fratelli cercarono pazientemente un accordo con i rappresentanti del PC cecoslovacco, al fine di risolvere i difficili problemi nei rapporti reciproci sorti dalla dilagante situazione controrivoluzionaria in Cecoslovacchia e dalla minaccia agli interessi del socialismo. Durante i colloqui a Cierne nad Tisou il politburo del CC del PCUS si appellò alla direzione del nostro Partito perchè prendesse coscienza della propria responsabilità comunista e internazionale e risolvesse con le proprie forze la situazione di pericolo in Cecoslovacchia".
"Le intenzioni e gli scopi della controrivoluzione in Cecoslovacchia erano analoghi a quelli dell'Ungheria nel 1956, solo la modalità tattica era diversa rispetto alle mutate condizioni e all'epoca. Rispetto a quanto accadde in Ungheria, nel nostro paese le forze antisocialiste, d'accordo con le intenzioni dell'imperialismo contemporaneo, si orientarono soprattutto all'uso dei metodi di distruzione politica, ideologica e del potere, lasciando la graduale realizzazione degli scopi controrivoluzionari a un'epoca successiva. Tuttavia anche da noi queste forze erano pronte, nel caso in cui i loro piani avessero trovato opposizione, a scatenare al momento opportuno anche il terrore fisico contro i quadri marxisti-leninisti e contro i cittadini dediti alla causa del socialismo".

Conclusioni tratte dallo sviluppo della crisi nel Partito e nella società dopo il XIII congresso del PCC, marzo 1971