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21
agosto. Nelle prime
ore del mattino Praga è circondata, i primi blindati
entrano nella capitale. Una colonna di tank, scortata da una
"Volga" dell'ambasciata sovietica, attraversa il ponte
Havluv e si dirige verso l'edificio che ospita il comitato
centrale (CC) del Partito. La "Volga" si avvicina
all'ingresso, alcuni parà scendono dai carri e
sparano in aria. E' la prima raffica di mitra che scuote il
paese, e che miete la prima vittima, un ragazzo di
vent'anni, che con altri è sceso in piazza a
manifestare contro gli invasori. Alle 6 la radio trasmette
un messaggio di Dubcek che invita la popolazione a recarsi
normalmente sui propri posti di lavoro, a mantenere la calma
e ad adottare la resistenza passiva. Dopo le 7 la radio
invita i cittadini ad accorrere all'edificio, sulla
Vinohradska, dove si stanno dirigendo anche i tank
sovietici. Alle 9 la stazione radiofonica è occupata
e messa a tacere. Vengono chiuse le pompe di benzina,
fermati i trasporti pubblici e chiusi gli aeroporti. Alcuni
funzionari della StB e del KGB si recano al comitato
centrale del Partito per arrestare "in nome del governo
operaio-contadino di Alois Indra" Dubcek, Smrkovsky, Spacek,
Kriegel, Simon (segretario del Partito nella capitale) e
trasferirli a Mosca. Nel pomeriggio, dall'ambasciata
sovietica i traditori Bil'ak, Lenart,
Kolder
e Indra
si recano dal presidente Svoboda per informarlo della
cattura dei membri del partito e per proporgli la creazione
di un gruppo direttivo filosovietico. Svoboda replica di non
poter prendere alcuna decisione finché i politici
arrestati non saranno rimessi in libertà. ![]() |
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Conclusioni
tratte dallo sviluppo della crisi nel Partito e
nella società dopo il XIII congresso del
PCC, marzo 1971 |
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