|
Charta 77:
Documento n. 1

Il
13 ottobre 1976 sono stati pubblicati nella raccolta delle
leggi della Repubblica socialista cecoslovacca (n. 120) il
"Patto internazionale sui diritti civili e politici" e il
"Patto internazionale sui diritti economici, sociali e
culturali", firmati entrambi nel 1968 in nome della nostra
Repubblica, convalidati nel 1975 ad Helsinki ed entrati in
vigore nel nostro Paese il 23 marzo 1976. Da quella data
anche i nostri cittadini hanno il diritto e il nostro Stato
ha il dovere di comportarsi in conformità a quei
Patti. Le libertà e i diritti degli uomini, garantiti
da questi due Patti, sono importanti valori di
civiltà, su cui si sono puntati gli sforzi di molte
forze progressiste nel corso della storia e la cui
codificazione può favorire significativamente lo
sviluppo umano della nostra società. Accogliamo
quindi favorevolmente il fatto che la Repubblica socialista
di Cecoslovacchia abbia aderito a questi Patti. La loro
pubblicazione ci ricorda nello stesso tempo con nuova
urgenza quanti diritti fondamentali dei cittadini nel nostro
Paese siano purtroppo validi, per il momento, solo sulla
carta. Assolutamente illusorio è per esempio il
diritto alla libertà d'opinione, che viene garantita
dall'articolo 19 del primo Patto.
A decine di migliaia di cittadini viene reso praticamente
impossibile svolgere una propria attività,
poiché sostengono opinioni diverse di quelle
ufficiali. Inoltre sono spesso oggetto delle più
varie discriminazioni e di angherie da parte delle
autorità e delle organizzazioni sociali; privati di
qualsiasi possibilità di difesa, diventano
praticamente vittime di un apartheid. A centinaia di
migliaia di altri cittadini viene negata "la libertà
della paura" (preambolo del primo Patto), poiché
devono vivere nel pericolo continuo di perdere, fra l'altro,
la possibilità di lavorare, nel caso che intendano
esprimere la loro opinione. In
contrasto con l'articolo 13 del secondo Patto, che
garantisce a tutti il diritto all'istruzione, molti giovani,
solo a motivo delle loro idee o di quelle dei loro genitori,
non vengono ammessi agli studi. Innumerevoli cittadini
devono vivere nella paura che qualora esprimano le proprie
idee essi stessi e i loro figli possano essere privati del
diritto all'istruzione. L'esercizio del diritto di
"comunicare, ricevere e diffondere informazioni e idee di
ogni tipo senza riguardo a frontiere, oralmente, per
iscritto, a mezzo stampa" oppure "per mezzo dell'arte"
(punto 2 articolo 19 del primo Patto) viene perseguito non
solo sul piano extra-giudiziale, ma anche su quello
giuridico, spesso con il pretesto dell'imputazione penale
(come dimostrano fra gli altri i recenti processi contro
alcuni giovani musicisti). La
libertà d'espressione pubblica viene repressa
dall'amministrazione centrale di tutti i mezzi di
comunicazione e dalle organizzazioni pubblicistiche e
culturali. Nessuna opinione politica, filosofica o
scientifica come pure nessuna espressione artistica, che si
allontani anche solo di poco dall'angusto ambito
dell'ideologia o dell'estetica ufficiale, può essere
pubblicata; la critica pubblica dei fenomeni di crisi
sociale è impossibile; è preclusa la
possibilità della difesa pubblica contro affermazioni
false e offensive da parte della propaganda ufficiale (una
protezione giuridica dalle "lesioni all'onore e alla
reputazione", garantita inequivocabilmente dall'articolo 17
del primo Patto, in pratica non esiste); le accuse inventate
non si possono confutare e si rileva inutile qualsiasi
tentativo di ottenere, per via giudiziaria, protezione e
riparazione; nel campo della creazione spirituale e
culturale è precluso qualsiasi dibattito aperto.
Molti uomini di scienza e di cultura ed altri cittadini sono
discriminati solo perché hanno pubblicato o espresso
pubblicamente per anni idee che non incontrano
l'approvazione dell'attuale potere politico.
La libertà religiosa,
garantita espressamente dall'articolo 18 del primo Patto,
viene limitata sistematicamente dall'arbitrio del potere:
attraverso la riduzione della attività dei sacerdoti,
sui quali perdura la minaccia di essere destituiti o di
perdere l'autorizzazione all'esercizio delle loro funzioni;
mediante rappresaglie di varia forma contro persone che
manifestano la loro fede religiosa attraverso parole o atti;
mediante la repressione dell'insegnamento della religione o
altro ancora. Lo
strumento per limitare o addirittura per sopprimere
completamente una serie di diritti civili consiste nella
totale subordinazione di tutte le istituzioni ed
organizzazioni statali alle direttive politiche
dell'apparato del partito al potere e alle decisioni di
singoli individui influenti. La costituzione della
Cecoslovacchia e le altre leggi e norme giuridiche non
regolamentano il contenuto né la forma né la
formulazione o l'applicazione di tali decisioni: esse
vengono prese dietro le quinte spesso solo oralmente e sono
nel complesso sconosciute ai cittadini e non controllabili
da loro; i loro ideatori non sono responsabili che verso
sé stessi e i propri superiori, influenzando tuttavia
in modo decisivo l'attività degli organi esecutivi e
legislativi e della amministrazione statale della giustizia,
delle organizzazioni sindacali e di categoria e di tutte le
altre organizzazioni sociali, di altri partiti politici,
ditte, fabbriche, stabilimenti, uffici, scuole ed altre
istituzioni per i quali le loro decisioni hanno addirittura
maggior peso delle leggi; se organizzazioni o cittadini si
trovano, nell'interpretazione dei loro diritti e doveri, in
contrasto con le direttive, non possono rivolgersi ad alcuna
istanza indipendente dal partito, perché non ne
esistono. Tutto
ciò limita gravemente quei diritti che scaturiscono
dall'art.21 e 22 del primo Patto (libertà di
associazione e divieto di qualsiasi limitazione del suo
esercizio), nonché dall'art 25 (parità di
diritto a partecipare alla direzione degli affari pubblici)
e dall'art. 26 (uguaglianza davanti alla legge). Questa
situazione impedisce anche agli operai e ad altri lavoratori
di creare, senza alcuna limitazione, organizzazioni
sindacali o d'altro genere per proteggere i propri interessi
economici e sociali, nonché di esercitare liberamente
il diritto di sciopero (punto 1, art.8 del secondo Patto).
Altri diritti dei cittadini, compreso l'esplicito divieto di
arbitrarie ingerenze nella vita privata, famiglia, casa o
corrispondenza (art.17 del primo Patto), vengono seriamente
violati anche per il fatto che il ministero degli Interni
controlla nei modi più diversi la vita dei cittadini,
ad esempio attraverso l'intercettazione telefonica e della
corrispondenza e l'installazione di microfoni negli
appartamenti, pedinamenti, perquisizioni domiciliari, con la
creazione di una rete di informatori tra la popolazione
(ottenuta sovente servendosi di inammissibili minacce o, al
contrario, di promesse) e così via. Spesso il
ministero degli Interni si intromette nelle decisioni dei
datori di lavoro, ispira azioni discriminatorie di uffici ed
organizzazioni, influenza gli organi di giustizia e dirige
le campagne propagandistiche dei mezzi di comunicazione.
Questa attività non viene regolata da leggi, è
segreta e il cittadino non può assolutamente
opporvisi. Nei casi di
azioni penali per motivi politici gli organi inquirenti e
giudicanti violano i diritti degli accusati e dei loro
difensori, garantiti dall'art.14 del primo Patto e dalle
leggi cecoslovacche. Nelle prigioni le persone condannate in
tal modo subiscono trattamenti che calpestano la loro
dignità, minando la loro salute e tendono alla loro
distruzione morale. Viene violato in generale anche il punto
2, art.12 del primo Patto che garantisce ai cittadini il
diritto di lasciare liberamente il proprio Paese; sotto il
pretesto della "difesa della sicurezza nazionale" (punto 3),
questo diritto viene subordinato a varie inammissibili
condizioni. Arbitrario è pure il procedimento per la
concessione dei visti di entrata a cittadini di Paesi
stranieri, molti dei quali ad esempio non possono visitare
la Cecoslovacchia, solo perché hanno avuto rapporti
di lavoro o di amicizia con persone discriminate nel nostro
Paese. Alcuni
cittadini denunciano - sia privatamente sul posto di lavoro,
o pubblicamente, il che è praticamente possibile solo
attraverso i mezzi di comunicazione stranieri - la
sistematica violazione dei diritti dell'uomo e delle
libertà democratiche e chiedono aiuto in casi
concreti; tuttavia la loro protesta non trova quasi mai eco
ed essi diventano oggetto di indagini.
La responsabilità per
l'osservanza dei diritti civili nel Paese riguarda
naturalmente soprattutto il potere politico e statale. Ma
non solo. Ciascuno ha la sua parte di responsabilità
per le condizioni generali e perciò anche per il
rispetto dei Patti ratificati, che d'altronde impegnano al
riguardo non soltanto i governi bensì tutti i
cittadini. Il sentimento di questa corresponsabilità,
la fede nel significato dell'impegno civile, e la
volontà, nonché il comune bisogno di trovare
per tutto ciò una nuova e più efficace
espressione, hanno fatto nascere in noi l'idea di creare
"Charta '77", di cui oggi annunciamo pubblicamente la
nascita.
"Charta '77" è una comunità libera informale
ed aperta di uomini di diverse convinzioni, diverse
religioni e diverse professioni, legati dalla volontà
di operare individualmente e insieme per il rispetto dei
diritti umani - quei diritti che vengono riconosciuti
all'uomo dai due Patti internazionali ratificati, dall'Atto
finale della conferenza di Helsinki, da numerosi altri
documenti internazionali contro la guerra, l'uso della forza
e l'oppressione sociale e spirituale, e che sono enunciati
globalmente dalla dichiarazione dei diritti dell'uomo
dell'Onu.
"Charta '77" si fonda sulla solidarietà ed amicizia
di uomini mossi dalla comune preoccupazione per la sorte
degli ideali ai quali hanno legato la loro vita e il loro
lavoro.
"Charta '77" non è una organizzazione, non ha
statuto, non ha organi permanenti né membri
inquadrati in modo organizzato. Ad essa appartiene chiunque
aderisca alla sua idea, partecipi al suo lavoro e lo
sostenga.
"Charta '77" non è una base per una attività
politica di opposizione. Essa vuole servire l'interesse
comune come altre analoghe iniziative civili in diversi
Paesi dell'Occidente e dell'Oriente. Essa non intende quindi
avanzare propri programmi di riforme e mutamenti politici o
sociali, ma condurre, nel suo campo di attività, un
dialogo costruttivo con il potere politico e statale, in
particolare facendo presente i diversi concreti casi di
violazione di diritti umani e civili e preparandone la
relativa documentazione, proponendo soluzioni, avanzando
diverse proposte generali miranti all'approfondimento di
questi diritti e delle sue garanzie ed operando come
intermediaria in eventuali situazioni conflittuali che
possono essere causate dall'illegalità.
Con il suo nome simbolico, "Charta '77" sottolinea che essa
nasce all'inizio di un anno che è stato dichiarato
"Anno dei diritti dei prigionieri politici" e nel corso del
quale la conferenza di Belgrado deve esaminare
l'applicazione degli impegni di Helsinki.
Come firmatari di questo manifesto affidiamo al prof. dott.
Jiri Hajek, al dott. Vaclav Havel e al prof. dott. Jan
Patocka il compito di fungere da portavoce di "Charta '77".
Questi portavoce sono autorizzati a rappresentare "Charta
'77" sia davanti ad organizzazioni statali o altre, sia
davanti alla nostra opinione pubblica e a quella mondiale,
nonché a garantire con la loro firma
l'autenticità dei documenti di "Charta '77". Essi
troveranno in noi ed in altri cittadini che si uniranno dei
collaboratori che appoggeranno insieme a loro le necessarie
attività, assumeranno i singoli incarichi e
divideranno con loro ogni responsabilità.
Noi crediamo che "Charta '77" contribuirà a far
sì che tutti i cittadini della Cecoslovacchia possano
lavorare e vivere come uomini liberi.
Praga, 1
gennaio 1977


In alto: Il frontespizio del documento n. 1. Sopra: il
retro del documento con in calce le firme dei primi tre
portavoce. Qui in basso: i primi
firmatari.
|
|
La risposta isterica del regime:
l'"Anticharta"
Il 28 gennaio, durante
una riunione dell'intelligencija tenutasi al Teatro
nazionale di Praga, il Partito impone la condanna dei
chartisti; gli operatori della cultura sono tenuti, pena
l'impossibilità di continuare a pubblicare o a
esporre in pubblico, a sottoscrivere la cosiddetta
"Anticharta":
Per nuove azioni
creative nel nome del socialismo e della
pace
 Nel
30esimo anniversario della liberazione della Cecoslovacchia
da parte dell'Armata Rossa il nostro popolo... ha intrapreso
una grandiosa opera di costruzione del socialismo. Il XV
Congresso del Partito comunista ha valutato positivamente i
risultati degli sforzi, dell'iniziativa e del lavoro
creativo degli operai, dei contadini e degli intellettuali e
ha stabilito nuovi scopi programmatici... I risultati
ottenuti e il conseguente aumento del tenore, delle
condizioni di vita e delle garanzie per i nostri lavoratori,
ci riempiono di orgoglio e rafforzano l'autocoscienza di
cittadini di una nazione il cui sviluppo socialista sta
realizzando il programma umanistico che prevede il
soddisfacimento delle esigenze di vita e degli interessi del
popolo.
Anche noi, rappresentanti del fronte artistico, prepariamo
un bilancio della nostra opera creativa. Nella primavera di
quest'anno convocheremo le Unioni degli scrittori cechi e
slovacchi, degli artisti, degli attori, dei compositori e
dei concertisti, affinchè riflettano sui valori
già raggiunti e si occupino dei problemi del prossimo
fiorire dell'arte socialista. Ci rallegriamo perchè
in questi risultati si inseriscono molte opere straordinarie
e prestazioni che costituiscono un arricchimento continuo
della vita intellettuale del nostro popolo e hanno ottenuto
il meritato riconoscimento in patria e all'estero. Questi
valori, vicini al popolo, non sono nati dal nulla. Sono
sorti in stretta unione con l'operato quotidiano di tutto il
nostro popolo, che il Partito comunista ha condotto fuori
dallo sfacelo; sono sorti come parte del comune sforzo per
lo sviluppo ricco e socialista della vita nel nostro paese,
sono sorti in un ambiente favorevole, nelle condizioni
ottimali che la nostra società crea per l'arte e la
cultura...
Siamo consapevoli che i cambiamenti che continuamente
insorgono per un mondo ancora migliore richiedono anche la
nostra partecipazione. L'artista non è un superuomo
eletto, rappresentante di qualche élite superiore, ma
è parte dell'ampia collettività lavoratrice, e
ha una vocazione importante e insostituibile fondata sul
fatto che grazie alla sua opera arricchisce l'uomo di nuove
idee, di nuova bellezza, coltiva in lui una coscienza
sociale matura e una solidarietà operosa, lo solleva
moralmente e sentimentalmente, affina la sua
sensibilità, lo raffina nei rapporti umani, gli fa
provare diletto, gioia e pienezza di vita, per poter
così diffondere le idee della fratellanza e della
collaborazione pacifica fra i popoli...
Siamo felici di poterci inserire con i nostri sforzi in una
famiglia più ampia, internazionale, di camminare
fianco a fianco con gli artisti dell'Unione Sovietica e
delle altre nazioni socialiste, con le quali abbiamo il
comune scopo dello sviluppo della vita socialista. Troviamo
amici sinceri fra gli artisti e i progressisti dei vari
continenti, con i quali ci accomunano le idee di un reale
umanesimo, capace di garantire il lavoro, la libertà
e la sicurezza di vita, le necessità materiali e
intellettuali, non per un manipolo ma per milioni di
persone. Per questo, in conformità con l'atto
conclusivo della conferenza di Helsinki, tendiamo la mano
oltre i confini delle nazioni e dei continenti, consapevoli
che l'arte reale, la cultura vera deve aiutare i singoli
popoli e l'umanità intera, deve creare comprensione
fra le persone dei vari paesi, ricuperarle per una
prospettiva umanistica di pace e collaborazione reciproca
nell'interesse di una vita umana felice.
Proprio per questo disprezziamo coloro che con saccenza,
superbia e egoismo, o ancora per il vile denaro in qualunque
parte del mondo - e anche da noi si è trovato un
gruppo di questi rinnegati e traditori -, si staccano e si
isolano dal proprio popolo, dalla loro vita e dagli
interessi reali, e con logica accanita diventano strumento
delle forze antiumanistiche dell'imperialismo e servono i
profeti della rovina e della discordia fra i popoli. Il
progresso ci convincerà che lo spirito della pace e
della collaborazione nel mondo sta crescendo, che una reale
cultura è il più efficace dei mezzi di
comprensione fra i popoli e che ogni opera artistica che si
collega alla vita e al luminoso avvenire dell'uomo è
la colomba della pace del messaggio umanistico di pace di
tutti i continenti...
Siamo convinti che i prossimi anni saranno forieri di nuove
opere creative unite agli interessi dei nostri lavoratori,
alle forze umanistiche della nostra società
socialista e con la politica della sua forza conduttrice: il
Partito comunista cecoslovacco.
|