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DOCUMENTI
SU RAPPORTI CHIESA-STATO:
La Chiesa
cattolica alla fine degli anni '70-inizio anni '80
nei diplomi di abilitazione degli agenti della
polizia politica ()
di J.
Cuhra
Da: Securitas imperii 5, Sbornik k
problematice bezpecnostnich sluzeb, Ufficio per
la documentazione e l'indagine sui crimini del
comunismo, Ministero
degli interni
- Polizia di Stato della Repubblica Ceca, 1999.
Traduzione nostra parziale.
"In relazione
alla situazione della Chiesa cattolica in
Cecoslovacchia negli anni 1948-1989, lo storico K.
Kaplan ha scritto giustamente che 'contro di essa
il potere comunista non ha condotto singoli
attacchi persecutori, ma una campagna sistematica
di persecuzione', il cui scopo 'era sottomettere,
indebolire e disgregare la Chiesa cattolica'.
Questa campagna persecutoria aveva periodi
particolari in cui si alternavano metodi, scopi e
protagonisti, si modificavano gli ambiti temporali,
tuttavia lo scopo fondamentale non è mai
cambiato, eccetto nel breve periodo della Primavera
di Praga...
Se in alcuni periodi (attorno al 1968) le
indicazioni statali venivano messe in pratica
dall'Ufficio per gli Affari religiosi (fino al 1968
istituzione presso il Ministero della cultura e
dell'informazione, dal 1969 diviso in due Uffici
nazionali presso i Ministeri della cultura), in
altri realizzavano la 'politica ecclesiastica
statale' altri organi, primo fra tutti la StB, il
cui compito era assolutamente fondamentale...
Il periodo migliore per valutare il problema del
rapporto della StB verso la Chiesa cattolica
è quello che parte dal 1979, più
precisamente dalla 'riunione politica di servizio
per la problematica religiosa' tenutasi a Praga il
12 febbraio 1979, alla presenza del ministro degli
interni della Cecoslovacchia Jaromir Obzina, del
primo viceministro degli interni Jan Hanuliak, del
capo della Direzione X del Ministero degli interni
federale Vladimir Starek e di altri collaboratori
degli Interni. Di fondamentale importanza gli
interventi dello stesso ministro degli interni
Obzina, che tracciava i compiti base della lotta
controrivoluzionaria contro le Chiese e le sette
religiose, e il maggiore generale Starek, che
delineava la situazione operativa in corso. Dopo
questi interventi sono seguiti la discussione sul
tema e l'intervento conclusivo di Obzina. Il primo
risultato della riunione era l'elaborazione della
proposta, ampiamente formulata dal ministro degli
interni, relativa ai 'Compiti della lotta
controrivoluzionaria secondo la linea della
Direzione X del Ministero degli interni federale
contro l'attività sovversiva dei nemici
esterni e interni che cercano di sfruttare la
Chiesa cattolica romana come uno dei mezzi
principali per destabilizzare il socialismo in
Cecoslovacchia'".
Tralasciando - suggerisce Cuhra - il contenuto
politico-ideologico delle affermazioni, "risulta
che la Chiesa cattolica era percepita come una
forza di opposizione in crescita. Il ministro
Obzina nel suo intervento conclusivo descriveva
varie forme di sabotaggio a cui avrebbe partecipato
la Chiesa: dall'introduzione del clericalismo e
della democrazia di ispirazione cristiana tramite
legami con il movimento di opposizione interno al
paese, fino al mantenimento di "relazioni o
alleanze delle forze della reazione del clero
cattolico e cristiano cecoslovacco con le identiche
forze della reazione nei paesi socialisti e anche
in quelli capitalisti...".
L'unica via di uscita individuata dal ministro
Obzina era "'il pieno appoggio del nostro paese,
del suo Comitato Centrale, con a capo il segretario
generale compagno Husak, dell'amministrazione del
Ministero degli interni federale e del compagno
ministro' ad utilizzare 'i nostri provati metodi
cekisti (sic!) e a collaborare serratamente, quasi
quotidianamente con i nostri amici sovietici e gli
altri controspionaggi fratelli'. Queste parole del
capo della Direzione X preannunciavano la direzione
che avrebbe preso la politica della StB nella
problematica ecclesiastica. A questo si collegavano
anche i compiti richiesti dal ministro degli
interni per il periodo successivo e modificati alla
riunione dell'ottobre 1981"...
"Uno dei risultati del rinato interesse per la
problematica ecclesiale fu la necessità di
rivalutare le conoscenze che si avevano sulla
struttura e sulle possibilità della Chiesa
legale e 'illegale', e sulla portata delle sue
azioni". Questo lavoro è stato sviluppato
nei lavori degli studenti della StB durante gli
anni 1980-86, tutti funzionari di vario livello,
coordinati dal tenente colonnello Bohumil
Cizek"...
"L'importanza di questi testi sta nella descrizione
dei metodi di lotta della StB contro
l'attività della Chiesa", commenta l'Autore,
mentre è sorprendente notare come "spesso la
Chiesa abbia sottovalutato le capacità della
StB", come nel caso delle intercettazioni
effettuate durante la permanenza in Cecoslovacchia
dell'emissario vaticano nel 1977
(*). "In sintesi, questi lavori di abilitazione
costituiscono un panorama sufficiente per
comprendere i metodi e gli orientamenti della StB
nei confronti della Chiesa". "Secondo la statistica
dell'Ufficio per gli Affari religiosi nel 1977 in
Cecoslovacchia si professavano cristiani, su una
popolazione complessiva di 15 milioni, 7.718.900
abitanti, dei quali circa 6 milioni aderenti alla
Chiesa cattolica. Questo numero è ovviamente
impreciso poichè rileva solo un'appartenenza
formale, senza considerare la reale pratica di
fede. La partecipazione settimanale alle funzioni
religiose, che può essere considerata un
indice dei fedeli praticanti, restituisce dati
molto inferiori... La Chiesa cattolica aveva a
disposizione 5448 chiese assistite da 3090
sacerdoti con permesso statale; erano registrate
6432 suore, e gli studenti di teologia (erano
aperte due facoltà teologiche) erano 237. La
vita reale e la situazione giuridica della Chiesa
era limitata dalla legge
del 14 ottobre '49 sull'assistenza economica alla
Chiesa e alle organizzazioni religiose da parte
dello Stato. A questa legge si ricollegavano anche
le disposizioni e le ordinanze governative, la
e la 223/1949, sulle condizioni dell'insegnamento
religioso, sulla pubblicazione di lettere pastorali
e circolari e la dichiarazione - importantissima
dal punto di vista del metodo - dei principi di
assegnazione del permesso statale per svolgere
funzioni religiose del 30 giugno 1975. Fra le
peculiarità della situazione della Chiesa
cattolica c'era la limitazione della vita degli
ordini religiosi: quelli maschili e le relative
congregazioni erano stati posti fuorilegge con la
forza nel 1950 e di fatto eliminati, mentre le
religiose operavano in una situazione transitoria e
nell'impossibilità di accogliere nuove
vocazioni (con una breve parentesi durante la
Primavera di Praga). Dal punto di vista
amministrativo, la Cecoslovacchia agli inizi degli
anni '80 era suddivisa in 12 diocesi, amministrate
da vescovo o da vicario capitolare. Nel paese
operavano 5 gerarchi ufficialmente riconosciuti, di
cui 3 vescovi (Tomasek per Praga, Jozef Feranec per
Banska Bystrica e Jan Pasztor per Nitra), mentre
gli altri 2 (il vescovo di Olomouc, Julius Vrana e
quello di Trnava, Josef Gabris) erano in diocesi
come amministratori apostolici temporanei. Le 7
sedi episcopali rimanenti erano vacanti ed erano
rette da vicari capitolari. Il problema della
nomina di nuovi vescovi costituì il tema
principale dei colloqui fra le delegazioni vaticane
e cecoslovacche durante gli anni '70. L'unico
risultato positivo era stata la nomina di 4 vescovi
all'inizio del 1973, mentre furono respinte le
richieste della parte cecoslovacca che chiedeva
candidati tra i preti 'progressisti'... Per
completare la descrizione della situazione della
Chiesa nel sistema della società è
necessario accennare ancora al compito particolare
assunto dall'organizzazione filogovernativa per il
clero cattolico 'Pacem in Terris', creata dagli
organi statali sulla base delle decisioni della
presidenza del Comitato Centrale del Partito il 22
maggio 1970, che fra serviva anche per bloccare
l'influsso del Vaticano 'e della gerarchia
ecclesiale sottomessa al Vaticano'. L'associazione
era composta da due organismi nazionali seguiti da
un consiglio federale comune, e ne facevano parte
circa un terzo dei religiosi. Tuttavia l'età
media dei suoi aderenti si alzava di anno in anno,
poichè i giovani sacerdoti erano sempre meno
disposti ad entrare in un'organizzazione non vista
di buon occhio dal Vaticano...""In sintesi...:
a) Condurre un'offensiva controspionistica
nell'attività informativa contro i nemici
che agiscono secondo le direttive della Chiesa
cattolica;
b) Utilizzare in modo efficace e coordinato tutte
le forze e i mezzi nel sistema di vigilanza
controspionistica;
c) Condurre costantemente un'ampia attività
generale e parziale (individuale) di prevenzione,
educazione e disgregazione tramite stretta
collaborazione con le risorse competenti del
Ministero degli interni federale e le
amministrazioni statali.
Lo scopo ultimo di tutte le misure adottate
è quello di 'ottenere il cedimento
dell'influsso e dell'autorità ecclesiastica
tramite un attacco preparato e condotto al momento
giusto contro la reazione presente nella Chiesa
cattolica'. 'Il nostro programma strategico non
è affatto la libertà religiosa,... ma
la libertà della gente dalla religione'
(ministro Obzina)".(...)
Mentre la Chiesa legale è costituita
'dalla gerarchia ecclesiastica, dal clero e dai
fedeli passivi' e agisce pubblicamente, la
Chiesa illegale 'protegge i vescovi
consacrati segretamente, i gerarchi ecclesiastici
voluti dal Vaticano ad occupare alcune funzioni
senza consenso statale, il clero consacrato
segretamente, i membri di ordini religiosi maschili
e femminili e le congregazioni religiose, e
l'apostolato laico organizzato clandestinamente'.
Dal punto di vista statale è proprio questa
parte di Chiesa la base per 'l'attività
ideologica e sovversiva', dato che 'per il Vaticano
essa rappresenta la forza principale capace di
realizzare i suoi scopi in Cecoslovacchia'".
(...)"Le espressioni del ministro degli interni
Obzina: '...manovrare Tomasek significa già
manovrare metà della Chiesa in
Cecoslovacchia' e '...se non siamo noi a
manipolarlo, ci scappa di mano ancora di
più...' non vennero mai intese come
iperboli, ed ebbero delle conseguenze concrete:
l'istigazione di fratture e l'indebolimento della
reciproca fiducia fra i vescovi doveva essere un
compito primario delle operazioni della StB e non
passò senza effetto". Dalla nota 39 citata
dall'Autore veniamo a sapere che nel mirino di
questa attività volta a discreditare le
personalità più in vista della Chiesa
c'erano soprattutto il cardinal Tomasek, e il
vescovo di Trnava, Gabris: 'Non si può fare
del cardinal Tomasek un martire politico e dare
così materiale in pasto all'opposizione
ecclesiastica e all'estero (al Vaticano e a tutti i
gruppi laici ed ecclesiastici dell'emigrazione)...
Per questo... si consiglia di prendere i seguenti
provvedimenti: 1) mettere in dubbio costantemente
le decisioni (relative a interventi passati e
recenti) del cardinal Tomasek, e così piano
piano minarne l'autorità di cardinale e
arcivescovo praghese. Per raggiungere questo scopo
è necessario: a) nelle trattative sui
problemi ecclesiastici, superare l'ambito diocesano
e invitare o il vicario capitolare o il vescovo
Vrana; nelle trattative sui problemi
dell'arcidiocesi di Praga, chiamare sempre il
vicario generale o un canonico responsabile del
settore interessato; c) contemporaneamente
presentare a Roma le istanze di Tomasek e
accettarne le proposte, appoggiare la nomina del
canonico Lebeda a vescovo ausiliario. Fare in modo
che Tomasek sia informato del nostro gesto. 2)
Valutare singolarmente se invitare il cardinal
Tomasek ai momenti organizzati dalle
autorità statali a vari livelli (in
occasione delle celebrazioni di maggio, di
capodanno, ricevimenti importanti, ecc.). 3)
Svolgere il colloquio previsto dai compagni Hruza e
Jelinek con Tomasek analogamente a quello che si
svolse quello con il vescovo Gabris... E'
necessario tener ben presente che qualunque
decisione imprudente avrà il suo influsso
sui credenti' (cit. da M. Racek, Vyznam a ciele
tzv. vychodnej politiky Vatikanu k zemiam
socialistickeho spolocenstva, Praha 1981).
"Sul successo della penetrazione della polizia
politica nell'ambiente ecclesiastico legale non
abbiamo dati precisi. Secondo il capo della
Direzione X, V. Starek, nel 1979 l'11,4% dei
religiosi cattolici erano agenti della StB. A una
successiva riunione per le questioni religiose
nell'autunno del 1981, il primo viceministro degli
interni Jan Kovac parlava dell'ampliamento della
rete, nell'arco di due anni e mezzo, e della
penetrazione di un centinaio di nuovi agenti,
mentre Starek affermò che la StB era in
contatto con un prete su cinque".
La "Chiesa illegale"
"Un momento centrale del lavoro della StB in
Cecoslovacchia era costituito dagli interventi che
avrebbero dovuto paralizzare la cosiddetta
'attività illegale della Chiesa',
definizione che comprendeva qualsiasi
attività che oltrepassasse il limite delle
funzioni religiose autorizzate e dell'insegnamento
della religione. Le funzioni private, le riunioni
di giovani, l'intervento dei credenti nella vita
pubblica e qualsiasi 'propaganda' era considerata
un superamento di tali limiti e quindi rientrava
nelle attenzioni della StB. Secondo la StB la
'Chiesa illegale' sorse già durante i primi
anni '50 e le caratteristiche della sua
attività mutarono a seconda della situazione
dei rapporti Chiesa-Stato". (...) "Questa 'Chiesa
illegale', secondo la StB, all'inizio degli anni
'80 si orientò verso un nuovo tipo di
attività, nel senso che dopo la Primavera di
Praga era ritornata gradualmente dalle azioni
pubbliche all'attività clandestina,
richiamandosi alla tradizione degli anni '50 e '60.
Le azioni e l'attività della Chiesa dovevano
essere condotte nella massima segretezza, cercando
di evitare conflitti con le autorità
statali, sottraendosi al suo intervento ed evitando
provvedimenti penali contro i singoli:
un'attività 'condotta di conseguenza secondo
le istruzioni dei rappresentanti vaticani e delle
autorità dei singoli ordini religiosi
all'estero'". (...) "La Chiesa clandestina compiva
la sua missione creando gruppi attivi di apostolato
laicale, organizzava l'approfondimento delle
conoscenze teologiche dei fedeli, e la preparazione
teologica per un'eventuale consacrazione
sacerdotale. Contemporaneamente cresceva anche il
numero di tipografie clandestine, in relazione alla
diffusione di letteratura religiosa, e il numero di
giovani che partecipavano a queste
attività".
L'apostolato laico
Dai lavori degli aspiranti agenti, la StB
caratterizzava l'apostolato laico in questi
termini: "'1) L'apostolato laico è diffuso
nella Chiesa legale a in quella illegale; 2) si
distingue un considerevole numero di persone che si
spostano tra i singoli gruppi; 3) i movimenti laici
sono diffusi specialmente fra i giovani e
l'intelligencija cattolica nella forma delle
comunità libere'". "La StB - commenta
Cuhra - sottolinea il numero crescente di gruppi
liberi di laici, giovani e adulti, tenuti assieme
grazie a personalità autorevoli di vari
ordini, fra i quali spiccano, per i giovani, i
salesiani. La maggior parte di questi gruppi chiede
ai religiosi l'approfondimento teologico e di
conoscere meglio le conclusioni e i documenti del
Concilio; contemporaneamente si aprono nuove
possibilità per le vocazioni religiose o per
l'entrata negli ordini: 'Nella lotta contro la
società socialista e l'amministrazione
statale, gli ordini religiosi della Chiesa
cattolica romana utilizzano forme e metodi
diversificati. in quest'azione utilizzano appieno
la ricca esperienza dell'attività illegale.
Di conseguenza è necessario che
l'attività controspionistica degli organi
della StB sia pronta a rispondere'".
Il giudizio sul Vaticano
Un'attenzione particolare della StB riguardava
anche il "centro clericale estero della Chiesa
cattolica", ossia il Vaticano. "In questo ambito -
scrive l'Autore del saggio - dobbiamo però
distinguere due metodi di lotta: i servizi segreti
e il controspionaggio. Gli autori delle tesi
ovviamente si sono occupati solo
dell'attività controspionistica, data la
loro dipendenza dalla Direzione X della polizia. Il
Vaticano, agli occhi dei funzionari della StB,
è la maggior organizzazione spionistica a
livello mondiale, fondatrice dei primi servizi:
'...da sempre i vescovi sono tenuti, una volta ogni
tre-quattro anni, a visitare il Vaticano, a
compiere cioè quella che in termini
clericali si definisce visita ad limina
apostolorum, e a rispondere per iscritto a
un'enorme quantità di domande riguardanti la
vita della diocesi a loro sottoposta'...". Se a
leggere simili corbellerie oggi fa quasi sorridere,
non dobbiamo però dimenticare che, al di
là dell'enfasi ideologica, l'attività
di intelligence era poi veramente messa in pratica,
sia contro il Vaticano sia contro gli altri "centri
clericali cattolici" all'estero come Radio
Vaticana, il Collegio Nepomuceno, Kirche in Not, la
Caritas viennese, l'Unione dei gesuiti slovacchi di
Salisburgo, le redazioni religiose di Radio Europa
Libera, della Deutsche Welle, ecc. Nel mirino
c'erano costantemente personalità quali
mons. Skarvada, il gesuita p. Olsar (rettore del
Collegio Russicum di Roma) e soprattutto il vescovo
slovacco Pavol Hnilica.
Le tecniche di intelligence (ZTU)
"Dall'analisi delle tesi emerge regolarmente la
necessità di utilizzare l'insieme di
tecniche informative a disposizione: DIAGRAM
(intercettazioni a lungo termine), STATISTIKA
(intercettazioni a breve termine), PRESTAVBA
(intercettazioni telefoniche e controllo delle
telescriventi), ANALYZA (verifica telefonica
segreta), NAKUP (controllo mirato della
corrispondenza), DOVOZ (altra modalità di
controllo della corrispondenza), KRYSTAL (controllo
di gruppo della corrispondenza), APARAT (controllo
e rilevamento fotografico segreti)". (...)
L'importanza delle tecniche informative legate
soprattutto al controllo della corrispondenza fece
aumentare anche i sospetti dei gruppi clandestini
nell'utilizzare la comune posta interna: "La
maggior parte delle persone attive nella Chiesa
illegale - si legge in una tesi - è
consapevole della possibilità che vengano
utilizzati mezzi tecnici per scoprire la loro
attività sovversiva...", e ancora: "Tramite
queste ZTU vengono controllati i rapporti
epistolari di soggetti con i centri ecclesiastici
all'estero, con i credenti dell'emigrazione
cecoslovacca e con altri soggetti di interesse per
la sicurezza statale... Grazie a queste tecniche
sono stati scoperti canali attraverso i quali
vengono introdotti in Cecoslovacchia letteratura
religiosa, macchine per stampa e mezzi
finanziari... Sulla base dell'analisi dell'utilizzo
di queste tecniche da parte del controspionaggio
cecoslovacco, si è deciso di creare le
condizioni per controllare i rapporti epistolari
interni. I primi risultati mostrano
complessivamente che in questo modo si possono
raccogliere importanti conoscenze
sull'attività illegale e sovversiva delle
comunità religiose, specialmente sulla
copertura del loro sistema informativo".
I provvedimenti punitivi
Per scoraggiare l'attività "illegale"
dei credenti venivano usate anche le cosiddette
"misure istruttorie preventive" (PVO), che andavano
dal semplice colloquio a provvedimenti penali. "Il
primo metodo - ricorda Cuhra - è il
cosiddetto 'contatto operativo coatto'", introdotto
per screditare il soggetto agli occhi del suo
ambiente e contemporaneamente aprirsi varchi per
introdurre disinformazione nei gruppi clandestini:
"Il soggetto è allarmato dal controllo
continuo, si può impedirgli di intervenire
durante importanti anniversari politici...".
Un'altra forma di PVO era il "colloquio operativo",
attuato nei confronti dei soggetti che intendevano
recarsi all'estero. Per questo tipo di operazione
era necessario "servirsi di agenti capaci di
influenzare l'agire e le idee delle persone o dei
gruppi in questione..."; tali agenti venivano
reclutati tra i "rappresentanti della gerarchia
legale e di alcuni ordini religiosi, con i quali
è stato già avviato un contatto
informativo regolare. Nell'ambito dell'apostolato
laicale, si attivano gli agenti fra i religiosi che
hanno la fiducia di alcuni ambienti o gruppi di
credenti". In questo modo era possibile avvertire
il soggetto di non svolgere all'estero
attività che potessero danneggiare gli
interessi della Chiesa e del Vaticano in
Cecoslovacchia. Interventi legali più
repressivi erano ad esempio le "misure
amministrative" che prevedevano la collaborazione
con i segretari dell'Ufficio per gli affari
religiosi, con cui si poteva decidere il
trasferimento di soggetti sospettati;
la collaborazione con la polizia di frontiera
per ritirare documenti o espellere stranieri;
infine, per i sacerdoti, la sospensione del
permesso statale di officiare. Agli inizi degli
anni '80 la StB era piuttosto restia ad adottare,
nei confronti di singoli o gruppi di credenti,
provvedimenti penali eclatanti che avrebbero potuto
danneggiare l'immagine delle autorità sulla
scena internazionale. Ciononostante una serie di
paragrafi del codice penale rappresentavano un'arma
temibile:
Dal c. I della parte speciale del Codice penale,
140/1961 Sb.:
par. 92: destabilizzazione della repubblica
par. 98: sovvertimento della repubblica
par. 100: agitazione
par. 101: abuso della funzione religiosa
par. 112: danneggiamento degli interessi della
repubblica all'estero;
e dal c. III, 140/1961 Sb.:
par. 178: elusione del controllo sulle Chiese e
sulle organizzazioni religiose.
Dalle tesi risulta infatti che la StB metteva in
guardia dall'uso frequente di questi capi d'accusa
nei confronti dei credenti, poichè avrebbero
potuto "accrescerne il prestigio interno" e creare
complicazioni, come già detto, sulla scena
internazionale. Per questo si optava per una sorta
di criminalizzazione nei confronti dei soggetti
tramite l'applicazione di altri paragrafi:
par. 118: illecita attività
imprenditoriale
par. 138: sottrazione di proprietà della
patria socialista
par. 146: danno all'economia valutaria
par. 152: violazione dei diritti d'autore (usato
soprattutto nell'attività di produzione e
divulgazione di samizdat)
par. 164: istigazione
par. 165: premeditazione di attività
illegale
parr. 196, 197: violenza verso gruppi e verso
singoli individui
par. 198: oltraggio al popolo, alla razza e alle
convinzioni
par. 211: violazione della legge sulla famiglia
(nei casi di insegnamento della religione, ad
esempio).
Cuhra cita, nelle note, un caso eclatante di azione
dimostrativa, l'operazione LEKCE, condotta il 10
settembre 1979 sotto il diretto controllo della
Direzione X della polizia, contro diverse
personalità del dissenso, fra cui molti
editori di samizdat cristiano. E' impressionante
rilevare oggi la corrispondenza tra quello che
emerge da queste tesi di "dottorato" e i
documenti
diffusi allora dal dissenso.
*: (John Bukovsky come
emissario vaticano durante la sua visita
esaminò la situazione della diocesi di
Hradec Kralove, amministrata dal vicario capitolare
Karel Jonas in quanto al vescovo Otcenasek non era
consentito di operare. Gli incontri del 10 giugno e
dei giorni 28-29 ottobre 1977 con 26 sacerdoti
della diocesi avvennero sotto il controllo della
StB con un'operazione di tipo DIAGRAM).
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