LA STORIA IDEOLOGIZZATA

"Dopo il plenum del CC del Partito del novembre 1968, la destra coinvolse, nella sua nuova campagna di aggressione mirata contro il processo di normalizzazione, soprattutto i giovani e gli studenti: organizzò scioperi studenteschi, manifestazioni e altre azioni in cui trovarono espressione gli ultimatum del fronte di destra opportunista antisovietico. La psicosi diffusa tra gli studenti delle superiori causò anche la tragedia personale dello studente Jan Palach, per la morte del quale sono politicamente e moralmente responsabili i rappresentanti della destra. Questo avvenimento fu il pretesto per eccitare altre manifestazioni antipartitiche e antisovietiche che avrebbero dovuto dimostrare davanti a tutti l'opposizione contro la pace e l'ordine instaurati nel nostro paese. Sono noti i fatti avvenuti in relazione al campionato del mondo di hockey alla fine di marzo 1969... (Essi dimostrarono) che era necessario arginare (l'opposizione), affinchè la nostra società non finisse in balia di ininterrotte crisi che l'avrebbero condotta alla catastrofe".

Conclusioni tratte dallo sviluppo della crisi nel Partito e nella società dopo il XIII congresso del PCC, marzo 1971

DOCUMENTI SU RAPPORTI CHIESA-STATO:

La Chiesa cattolica alla fine degli anni '70-inizio anni '80 nei diplomi di abilitazione degli agenti della polizia politica ()

di J. Cuhra
Da: Securitas imperii 5, Sbornik k problematice bezpecnostnich sluzeb, Ufficio per la documentazione e l'indagine sui crimini del comunismo,
Ministero degli interni - Polizia di Stato della Repubblica Ceca, 1999.
Traduzione nostra parziale.

"In relazione alla situazione della Chiesa cattolica in Cecoslovacchia negli anni 1948-1989, lo storico K. Kaplan ha scritto giustamente che 'contro di essa il potere comunista non ha condotto singoli attacchi persecutori, ma una campagna sistematica di persecuzione', il cui scopo 'era sottomettere, indebolire e disgregare la Chiesa cattolica'. Questa campagna persecutoria aveva periodi particolari in cui si alternavano metodi, scopi e protagonisti, si modificavano gli ambiti temporali, tuttavia lo scopo fondamentale non è mai cambiato, eccetto nel breve periodo della Primavera di Praga...
Se in alcuni periodi (attorno al 1968) le indicazioni statali venivano messe in pratica dall'Ufficio per gli Affari religiosi (fino al 1968 istituzione presso il Ministero della cultura e dell'informazione, dal 1969 diviso in due Uffici nazionali presso i Ministeri della cultura), in altri realizzavano la 'politica ecclesiastica statale' altri organi, primo fra tutti la StB, il cui compito era assolutamente fondamentale...
Il periodo migliore per valutare il problema del rapporto della StB verso la Chiesa cattolica è quello che parte dal 1979, più precisamente dalla 'riunione politica di servizio per la problematica religiosa' tenutasi a Praga il 12 febbraio 1979, alla presenza del ministro degli interni della Cecoslovacchia Jaromir Obzina, del primo viceministro degli interni Jan Hanuliak, del capo della Direzione X del Ministero degli interni federale Vladimir Starek e di altri collaboratori degli Interni. Di fondamentale importanza gli interventi dello stesso ministro degli interni Obzina, che tracciava i compiti base della lotta controrivoluzionaria contro le Chiese e le sette religiose, e il maggiore generale Starek, che delineava la situazione operativa in corso. Dopo questi interventi sono seguiti la discussione sul tema e l'intervento conclusivo di Obzina. Il primo risultato della riunione era l'elaborazione della proposta, ampiamente formulata dal ministro degli interni, relativa ai 'Compiti della lotta controrivoluzionaria secondo la linea della Direzione X del Ministero degli interni federale contro l'attività sovversiva dei nemici esterni e interni che cercano di sfruttare la Chiesa cattolica romana come uno dei mezzi principali per destabilizzare il socialismo in Cecoslovacchia'".
Tralasciando - suggerisce Cuhra - il contenuto politico-ideologico delle affermazioni, "risulta che la Chiesa cattolica era percepita come una forza di opposizione in crescita. Il ministro Obzina nel suo intervento conclusivo descriveva varie forme di sabotaggio a cui avrebbe partecipato la Chiesa: dall'introduzione del clericalismo e della democrazia di ispirazione cristiana tramite legami con il movimento di opposizione interno al paese, fino al mantenimento di "relazioni o alleanze delle forze della reazione del clero cattolico e cristiano cecoslovacco con le identiche forze della reazione nei paesi socialisti e anche in quelli capitalisti...".
L'unica via di uscita individuata dal ministro Obzina era "'il pieno appoggio del nostro paese, del suo Comitato Centrale, con a capo il segretario generale compagno Husak, dell'amministrazione del Ministero degli interni federale e del compagno ministro' ad utilizzare 'i nostri provati metodi cekisti (sic!) e a collaborare serratamente, quasi quotidianamente con i nostri amici sovietici e gli altri controspionaggi fratelli'. Queste parole del capo della Direzione X preannunciavano la direzione che avrebbe preso la politica della StB nella problematica ecclesiastica. A questo si collegavano anche i compiti richiesti dal ministro degli interni per il periodo successivo e modificati alla riunione dell'ottobre 1981"...
"Uno dei risultati del rinato interesse per la problematica ecclesiale fu la necessità di rivalutare le conoscenze che si avevano sulla struttura e sulle possibilità della Chiesa legale e 'illegale', e sulla portata delle sue azioni". Questo lavoro è stato sviluppato nei lavori degli studenti della StB durante gli anni 1980-86, tutti funzionari di vario livello, coordinati dal tenente colonnello Bohumil Cizek"...
"L'importanza di questi testi sta nella descrizione dei metodi di lotta della StB contro l'attività della Chiesa", commenta l'Autore, mentre è sorprendente notare come "spesso la Chiesa abbia sottovalutato le capacità della StB", come nel caso delle intercettazioni effettuate durante la permanenza in Cecoslovacchia dell'emissario vaticano nel
1977 (*). "In sintesi, questi lavori di abilitazione costituiscono un panorama sufficiente per comprendere i metodi e gli orientamenti della StB nei confronti della Chiesa". "Secondo la statistica dell'Ufficio per gli Affari religiosi nel 1977 in Cecoslovacchia si professavano cristiani, su una popolazione complessiva di 15 milioni, 7.718.900 abitanti, dei quali circa 6 milioni aderenti alla Chiesa cattolica. Questo numero è ovviamente impreciso poichè rileva solo un'appartenenza formale, senza considerare la reale pratica di fede. La partecipazione settimanale alle funzioni religiose, che può essere considerata un indice dei fedeli praticanti, restituisce dati molto inferiori... La Chiesa cattolica aveva a disposizione 5448 chiese assistite da 3090 sacerdoti con permesso statale; erano registrate 6432 suore, e gli studenti di teologia (erano aperte due facoltà teologiche) erano 237. La vita reale e la situazione giuridica della Chiesa era limitata dalla legge del 14 ottobre '49 sull'assistenza economica alla Chiesa e alle organizzazioni religiose da parte dello Stato. A questa legge si ricollegavano anche le disposizioni e le ordinanze governative, la e la 223/1949, sulle condizioni dell'insegnamento religioso, sulla pubblicazione di lettere pastorali e circolari e la dichiarazione - importantissima dal punto di vista del metodo - dei principi di assegnazione del permesso statale per svolgere funzioni religiose del 30 giugno 1975. Fra le peculiarità della situazione della Chiesa cattolica c'era la limitazione della vita degli ordini religiosi: quelli maschili e le relative congregazioni erano stati posti fuorilegge con la forza nel 1950 e di fatto eliminati, mentre le religiose operavano in una situazione transitoria e nell'impossibilità di accogliere nuove vocazioni (con una breve parentesi durante la Primavera di Praga). Dal punto di vista amministrativo, la Cecoslovacchia agli inizi degli anni '80 era suddivisa in 12 diocesi, amministrate da vescovo o da vicario capitolare. Nel paese operavano 5 gerarchi ufficialmente riconosciuti, di cui 3 vescovi (Tomasek per Praga, Jozef Feranec per Banska Bystrica e Jan Pasztor per Nitra), mentre gli altri 2 (il vescovo di Olomouc, Julius Vrana e quello di Trnava, Josef Gabris) erano in diocesi come amministratori apostolici temporanei. Le 7 sedi episcopali rimanenti erano vacanti ed erano rette da vicari capitolari. Il problema della nomina di nuovi vescovi costituì il tema principale dei colloqui fra le delegazioni vaticane e cecoslovacche durante gli anni '70. L'unico risultato positivo era stata la nomina di 4 vescovi all'inizio del 1973, mentre furono respinte le richieste della parte cecoslovacca che chiedeva candidati tra i preti 'progressisti'... Per completare la descrizione della situazione della Chiesa nel sistema della società è necessario accennare ancora al compito particolare assunto dall'organizzazione filogovernativa per il clero cattolico 'Pacem in Terris', creata dagli organi statali sulla base delle decisioni della presidenza del Comitato Centrale del Partito il 22 maggio 1970, che fra serviva anche per bloccare l'influsso del Vaticano 'e della gerarchia ecclesiale sottomessa al Vaticano'. L'associazione era composta da due organismi nazionali seguiti da un consiglio federale comune, e ne facevano parte circa un terzo dei religiosi. Tuttavia l'età media dei suoi aderenti si alzava di anno in anno, poichè i giovani sacerdoti erano sempre meno disposti ad entrare in un'organizzazione non vista di buon occhio dal Vaticano...""In sintesi...:
a) Condurre un'offensiva controspionistica nell'attività informativa contro i nemici che agiscono secondo le direttive della Chiesa cattolica;
b) Utilizzare in modo efficace e coordinato tutte le forze e i mezzi nel sistema di vigilanza controspionistica;
c) Condurre costantemente un'ampia attività generale e parziale (individuale) di prevenzione, educazione e disgregazione tramite stretta collaborazione con le risorse competenti del Ministero degli interni federale e le amministrazioni statali.
Lo scopo ultimo di tutte le misure adottate è quello di 'ottenere il cedimento dell'influsso e dell'autorità ecclesiastica tramite un attacco preparato e condotto al momento giusto contro la reazione presente nella Chiesa cattolica'. 'Il nostro programma strategico non è affatto la libertà religiosa,... ma la libertà della gente dalla religione' (ministro Obzina)".(...)
Mentre la Chiesa legale è costituita 'dalla gerarchia ecclesiastica, dal clero e dai fedeli passivi' e agisce pubblicamente, la Chiesa illegale 'protegge i vescovi consacrati segretamente, i gerarchi ecclesiastici voluti dal Vaticano ad occupare alcune funzioni senza consenso statale, il clero consacrato segretamente, i membri di ordini religiosi maschili e femminili e le congregazioni religiose, e l'apostolato laico organizzato clandestinamente'. Dal punto di vista statale è proprio questa parte di Chiesa la base per 'l'attività ideologica e sovversiva', dato che 'per il Vaticano essa rappresenta la forza principale capace di realizzare i suoi scopi in Cecoslovacchia'".
(...)"Le espressioni del ministro degli interni Obzina: '...manovrare Tomasek significa già manovrare metà della Chiesa in Cecoslovacchia' e '...se non siamo noi a manipolarlo, ci scappa di mano ancora di più...' non vennero mai intese come iperboli, ed ebbero delle conseguenze concrete: l'istigazione di fratture e l'indebolimento della reciproca fiducia fra i vescovi doveva essere un compito primario delle operazioni della StB e non passò senza effetto". Dalla nota 39 citata dall'Autore veniamo a sapere che nel mirino di questa attività volta a discreditare le personalità più in vista della Chiesa c'erano soprattutto il cardinal Tomasek, e il vescovo di Trnava, Gabris: 'Non si può fare del cardinal Tomasek un martire politico e dare così materiale in pasto all'opposizione ecclesiastica e all'estero (al Vaticano e a tutti i gruppi laici ed ecclesiastici dell'emigrazione)... Per questo... si consiglia di prendere i seguenti provvedimenti: 1) mettere in dubbio costantemente le decisioni (relative a interventi passati e recenti) del cardinal Tomasek, e così piano piano minarne l'autorità di cardinale e arcivescovo praghese. Per raggiungere questo scopo è necessario: a) nelle trattative sui problemi ecclesiastici, superare l'ambito diocesano e invitare o il vicario capitolare o il vescovo Vrana; nelle trattative sui problemi dell'arcidiocesi di Praga, chiamare sempre il vicario generale o un canonico responsabile del settore interessato; c) contemporaneamente presentare a Roma le istanze di Tomasek e accettarne le proposte, appoggiare la nomina del canonico Lebeda a vescovo ausiliario. Fare in modo che Tomasek sia informato del nostro gesto. 2) Valutare singolarmente se invitare il cardinal Tomasek ai momenti organizzati dalle autorità statali a vari livelli (in occasione delle celebrazioni di maggio, di capodanno, ricevimenti importanti, ecc.). 3) Svolgere il colloquio previsto dai compagni Hruza e Jelinek con Tomasek analogamente a quello che si svolse quello con il vescovo Gabris... E' necessario tener ben presente che qualunque decisione imprudente avrà il suo influsso sui credenti' (cit. da M. Racek, Vyznam a ciele tzv. vychodnej politiky Vatikanu k zemiam socialistickeho spolocenstva, Praha 1981).
"Sul successo della penetrazione della polizia politica nell'ambiente ecclesiastico legale non abbiamo dati precisi. Secondo il capo della Direzione X, V. Starek, nel 1979 l'11,4% dei religiosi cattolici erano agenti della StB. A una successiva riunione per le questioni religiose nell'autunno del 1981, il primo viceministro degli interni Jan Kovac parlava dell'ampliamento della rete, nell'arco di due anni e mezzo, e della penetrazione di un centinaio di nuovi agenti, mentre Starek affermò che la StB era in contatto con un prete su cinque".
La "Chiesa illegale"
"Un momento centrale del lavoro della StB in Cecoslovacchia era costituito dagli interventi che avrebbero dovuto paralizzare la cosiddetta 'attività illegale della Chiesa', definizione che comprendeva qualsiasi attività che oltrepassasse il limite delle funzioni religiose autorizzate e dell'insegnamento della religione. Le funzioni private, le riunioni di giovani, l'intervento dei credenti nella vita pubblica e qualsiasi 'propaganda' era considerata un superamento di tali limiti e quindi rientrava nelle attenzioni della StB. Secondo la StB la 'Chiesa illegale' sorse già durante i primi anni '50 e le caratteristiche della sua attività mutarono a seconda della situazione dei rapporti Chiesa-Stato". (...) "Questa 'Chiesa illegale', secondo la StB, all'inizio degli anni '80 si orientò verso un nuovo tipo di attività, nel senso che dopo la Primavera di Praga era ritornata gradualmente dalle azioni pubbliche all'attività clandestina, richiamandosi alla tradizione degli anni '50 e '60. Le azioni e l'attività della Chiesa dovevano essere condotte nella massima segretezza, cercando di evitare conflitti con le autorità statali, sottraendosi al suo intervento ed evitando provvedimenti penali contro i singoli: un'attività 'condotta di conseguenza secondo le istruzioni dei rappresentanti vaticani e delle autorità dei singoli ordini religiosi all'estero'". (...) "La Chiesa clandestina compiva la sua missione creando gruppi attivi di apostolato laicale, organizzava l'approfondimento delle conoscenze teologiche dei fedeli, e la preparazione teologica per un'eventuale consacrazione sacerdotale. Contemporaneamente cresceva anche il numero di tipografie clandestine, in relazione alla diffusione di letteratura religiosa, e il numero di giovani che partecipavano a queste attività".
L'apostolato laico
Dai lavori degli aspiranti agenti, la StB caratterizzava l'apostolato laico in questi termini: "'1) L'apostolato laico è diffuso nella Chiesa legale a in quella illegale; 2) si distingue un considerevole numero di persone che si spostano tra i singoli gruppi; 3) i movimenti laici sono diffusi specialmente fra i giovani e l'intelligencija cattolica nella forma delle comunità libere'". "La StB - commenta Cuhra - sottolinea il numero crescente di gruppi liberi di laici, giovani e adulti, tenuti assieme grazie a personalità autorevoli di vari ordini, fra i quali spiccano, per i giovani, i salesiani. La maggior parte di questi gruppi chiede ai religiosi l'approfondimento teologico e di conoscere meglio le conclusioni e i documenti del Concilio; contemporaneamente si aprono nuove possibilità per le vocazioni religiose o per l'entrata negli ordini: 'Nella lotta contro la società socialista e l'amministrazione statale, gli ordini religiosi della Chiesa cattolica romana utilizzano forme e metodi diversificati. in quest'azione utilizzano appieno la ricca esperienza dell'attività illegale. Di conseguenza è necessario che l'attività controspionistica degli organi della StB sia pronta a rispondere'".
Il giudizio sul Vaticano
Un'attenzione particolare della StB riguardava anche il "centro clericale estero della Chiesa cattolica", ossia il Vaticano. "In questo ambito - scrive l'Autore del saggio - dobbiamo però distinguere due metodi di lotta: i servizi segreti e il controspionaggio. Gli autori delle tesi ovviamente si sono occupati solo dell'attività controspionistica, data la loro dipendenza dalla Direzione X della polizia. Il Vaticano, agli occhi dei funzionari della StB, è la maggior organizzazione spionistica a livello mondiale, fondatrice dei primi servizi: '...da sempre i vescovi sono tenuti, una volta ogni tre-quattro anni, a visitare il Vaticano, a compiere cioè quella che in termini clericali si definisce visita ad limina apostolorum, e a rispondere per iscritto a un'enorme quantità di domande riguardanti la vita della diocesi a loro sottoposta'...". Se a leggere simili corbellerie oggi fa quasi sorridere, non dobbiamo però dimenticare che, al di là dell'enfasi ideologica, l'attività di intelligence era poi veramente messa in pratica, sia contro il Vaticano sia contro gli altri "centri clericali cattolici" all'estero come Radio Vaticana, il Collegio Nepomuceno, Kirche in Not, la Caritas viennese, l'Unione dei gesuiti slovacchi di Salisburgo, le redazioni religiose di Radio Europa Libera, della Deutsche Welle, ecc. Nel mirino c'erano costantemente personalità quali mons. Skarvada, il gesuita p. Olsar (rettore del Collegio Russicum di Roma) e soprattutto il vescovo slovacco Pavol Hnilica.
Le tecniche di intelligence (ZTU)
"Dall'analisi delle tesi emerge regolarmente la necessità di utilizzare l'insieme di tecniche informative a disposizione: DIAGRAM (intercettazioni a lungo termine), STATISTIKA (intercettazioni a breve termine), PRESTAVBA (intercettazioni telefoniche e controllo delle telescriventi), ANALYZA (verifica telefonica segreta), NAKUP (controllo mirato della corrispondenza), DOVOZ (altra modalità di controllo della corrispondenza), KRYSTAL (controllo di gruppo della corrispondenza), APARAT (controllo e rilevamento fotografico segreti)". (...) L'importanza delle tecniche informative legate soprattutto al controllo della corrispondenza fece aumentare anche i sospetti dei gruppi clandestini nell'utilizzare la comune posta interna: "La maggior parte delle persone attive nella Chiesa illegale - si legge in una tesi - è consapevole della possibilità che vengano utilizzati mezzi tecnici per scoprire la loro attività sovversiva...", e ancora: "Tramite queste ZTU vengono controllati i rapporti epistolari di soggetti con i centri ecclesiastici all'estero, con i credenti dell'emigrazione cecoslovacca e con altri soggetti di interesse per la sicurezza statale... Grazie a queste tecniche sono stati scoperti canali attraverso i quali vengono introdotti in Cecoslovacchia letteratura religiosa, macchine per stampa e mezzi finanziari... Sulla base dell'analisi dell'utilizzo di queste tecniche da parte del controspionaggio cecoslovacco, si è deciso di creare le condizioni per controllare i rapporti epistolari interni. I primi risultati mostrano complessivamente che in questo modo si possono raccogliere importanti conoscenze sull'attività illegale e sovversiva delle comunità religiose, specialmente sulla copertura del loro sistema informativo".
I provvedimenti punitivi
Per scoraggiare l'attività "illegale" dei credenti venivano usate anche le cosiddette "misure istruttorie preventive" (PVO), che andavano dal semplice colloquio a provvedimenti penali. "Il primo metodo - ricorda Cuhra - è il cosiddetto 'contatto operativo coatto'", introdotto per screditare il soggetto agli occhi del suo ambiente e contemporaneamente aprirsi varchi per introdurre disinformazione nei gruppi clandestini: "Il soggetto è allarmato dal controllo continuo, si può impedirgli di intervenire durante importanti anniversari politici...". Un'altra forma di PVO era il "colloquio operativo", attuato nei confronti dei soggetti che intendevano recarsi all'estero. Per questo tipo di operazione era necessario "servirsi di agenti capaci di influenzare l'agire e le idee delle persone o dei gruppi in questione..."; tali agenti venivano reclutati tra i "rappresentanti della gerarchia legale e di alcuni ordini religiosi, con i quali è stato già avviato un contatto informativo regolare. Nell'ambito dell'apostolato laicale, si attivano gli agenti fra i religiosi che hanno la fiducia di alcuni ambienti o gruppi di credenti". In questo modo era possibile avvertire il soggetto di non svolgere all'estero attività che potessero danneggiare gli interessi della Chiesa e del Vaticano in Cecoslovacchia. Interventi legali più repressivi erano ad esempio le "misure amministrative" che prevedevano la collaborazione con i segretari dell'Ufficio per gli affari religiosi, con cui si poteva decidere il trasferimento di soggetti sospettati; la collaborazione con la polizia di frontiera per ritirare documenti o espellere stranieri; infine, per i sacerdoti, la sospensione del permesso statale di officiare. Agli inizi degli anni '80 la StB era piuttosto restia ad adottare, nei confronti di singoli o gruppi di credenti, provvedimenti penali eclatanti che avrebbero potuto danneggiare l'immagine delle autorità sulla scena internazionale. Ciononostante una serie di paragrafi del codice penale rappresentavano un'arma temibile:
Dal c. I della parte speciale del Codice penale, 140/1961 Sb.:
par. 92: destabilizzazione della repubblica
par. 98: sovvertimento della repubblica
par. 100: agitazione
par. 101: abuso della funzione religiosa
par. 112: danneggiamento degli interessi della repubblica all'estero;
e dal c. III, 140/1961 Sb.:
par. 178: elusione del controllo sulle Chiese e sulle organizzazioni religiose.
Dalle tesi risulta infatti che la StB metteva in guardia dall'uso frequente di questi capi d'accusa nei confronti dei credenti, poichè avrebbero potuto "accrescerne il prestigio interno" e creare complicazioni, come già detto, sulla scena internazionale. Per questo si optava per una sorta di criminalizzazione nei confronti dei soggetti tramite l'applicazione di altri paragrafi:
par. 118: illecita attività imprenditoriale
par. 138: sottrazione di proprietà della patria socialista
par. 146: danno all'economia valutaria
par. 152: violazione dei diritti d'autore (usato soprattutto nell'attività di produzione e divulgazione di samizdat)
par. 164: istigazione
par. 165: premeditazione di attività illegale
parr. 196, 197: violenza verso gruppi e verso singoli individui
par. 198: oltraggio al popolo, alla razza e alle convinzioni
par. 211: violazione della legge sulla famiglia (nei casi di insegnamento della religione, ad esempio).
Cuhra cita, nelle note, un caso eclatante di azione dimostrativa, l'operazione LEKCE, condotta il 10 settembre 1979 sotto il diretto controllo della Direzione X della polizia, contro diverse personalità del dissenso, fra cui molti editori di samizdat cristiano. E' impressionante rilevare oggi la corrispondenza tra quello che emerge da queste tesi di "dottorato" e i
documenti diffusi allora dal dissenso.


*: (John Bukovsky come emissario vaticano durante la sua visita esaminò la situazione della diocesi di Hradec Kralove, amministrata dal vicario capitolare Karel Jonas in quanto al vescovo Otcenasek non era consentito di operare. Gli incontri del 10 giugno e dei giorni 28-29 ottobre 1977 con 26 sacerdoti della diocesi avvennero sotto il controllo della StB con un'operazione di tipo DIAGRAM).



DOCUMENTI SU CHIESA E NORMALIZZAZIONE
  • La Lettera dei fedeli cecoslovacchi a Dubcek (file pdf), 15 settembre 1968 - Fonte: CSEO documentazione, 1968
  • Appello di Tomasek (file pdf), 15 settembre 1968 - Fonte: CSEO documentazione, 1968