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La
vita del cardinal Tomasek racchiude quasi l'intero secolo
della drammatica storia della nazione e della Chiesa ceca.
Gli avvenimenti fondamentali della vita di Tomasek sono
collegati alle date più importanti di questa storia.
Nato nell'ultimo anno del secolo XIX, nel 1918 intraprende
la via al sacerdozio nel seminario di Olomouc, anno della
nascita della repubblica cecoslovacca indipendente, quando
la società ceca era agitata dagli slogan "Via da
Vienna, via da Roma", ed iniziava l'abbandono in massa della
Chiesa cattolica, la cui gerarchia era troppo collegata con
la monarchia absburgica, e sembrava prepararsi un vero
Kulturkampf. Quattro anni dopo Tomasek venne consacrato
sacerdote dall'arcivescovo di Olomouc Cyril Stojan,
sostenitore dei famosi "congressi unionistici" di Velehrad,
uno dei vescovi la cui autorità morale e personale
santità contribuì a stabilizzare la situazione
della Chiesa in Cecoslovacchia nel periodo prebellico.
Tomasek ottenne il dottorato in teologia nel 1938, l'anno
degli accordi di Monaco, crepuscolo dell'indipendenza
cecoslovacca. Venne consacrato segretamente vescovo nella
cappella privata del vescovo Matocha nell'ottobre 1949. Pio
XII, un anno dopo il putsch comunista e alla vigilia della
grande persecuzione della Chiesa, diede istruzioni ai
vescovi perché, in caso fossero incarcerati o
deportati, consacrassero clandestinamente propri successori;
inaugurava così la vivace storia della "Chiesa
clandestina" in Cecoslovacchia. Ma praticamente tutti i
vescovi clandestini di questa prima generazione furono
rapidamente scoperti e finirono in carcere o nei campi di
concentramento, e con essi il vescovo Tomasek. Tomasek non
era quel che si dice "un eroe nato": era soprattutto una
persona pia, tranquilla, prudente, mite, accorta. Si
distingueva per indole dal duro arcivescovo Beran, che
neppure dopo il lungo periodo passato in carcere era
disposto a cedere il passo al governo comunista. Giunsero
gli anni Sessanta, il Vaticano rinunciò alla linea
intransigente di Pio XII e inaugurò l'epoca della
Ostpolitik. Dopo lunghe trattative tra il regime
cecoslovacco e i diplomatici vaticani l'arcivescovo di Praga
Beran venne inviato in esilio forzato a Roma dove attese con
trepidazione ma inutilmente, fino alla propria morte
avvenuta nel maggio 1969, di ritornare in patria. Al palazzo
arcivescovile di Praga, dove dopo l'epoca dello stalinismo
più duro viveva l'incaricato e collaboratore dei
comunisti avente funzioni di vicario episcopale,
arrivò Tomasek nel febbraio 1965 in qualità di
vescovo e amministratore apostolico, considerato dai
comunisti una persona debole e manipolabile. Per circa un
quarto di secolo egli avrebbe vissuto nei locali con i
microfoni nelle pareti, dove ogni sua parola veniva captata,
seguìto ogni suo passo. L'ambiente a lui più
prossimo, dall'autista personale ai membri del capitolo, era
formato da agenti della polizia segreta. Non poteva prendere
alcuna decisione, non poteva pubblicare una singola parola
delle lettere pastorali senza il consenso dei segretari
comunisti per gli affari religiosi: essi decidevano chi
entrava in seminario, essi sceglievano i docenti delle
facoltà teologiche, assegnavano e trasferivano i
sacerdoti. I leader comunisti di Mosca avevano scelto la
Cecoslovacchia come esperimento per un'ateizzazione metodica
della società, non violenta, come in Albania o in
Romania, bensì sofisticata, "elegante", da attuarsi
lentamente. La Chiesa stessa doveva collaborare attivamente
alla sua lenta liquidazione Il vescovo Tomasek si sottrasse
per la prima volta a questo copione durante la Primavera di
Praga. Prese parte attiva alla liquidazione del Movimento
dei preti per la pace, organizzazione che collaborava con il
regime comunista, e consegnò ad Alexander Dubcek una
petizione dei credenti per la libertà religiosa;
quando a Velehrad, nel maggio del '68, si formò
l'Opera di rinnovamento conciliare, egli ne fu eletto
presidente. Non lo intimorì neppure l'occupazione
sovietica: chiese la liberazione dei rappresentanti politici
della Primavera, condotti a Mosca, e ai suoi collaboratori
diede disposizione di utilizzare qualunque spazio per
l'attività della Chiesa finché ciò
sarebbe stato possibile. Con l'inizio della normalizzazione
di Gustav Husak, con la sua tattica raffinata per
perseguitare la Chiesa, per abolire le libertà
religiose e per ridurre al minimo la vita della Chiesa, il
vescovo Tomasek ritornò quasi all'atteggiamento
prudente della metà degli anni Sessanta. Scelse la
tattica dei piccoli passi, evitando accuratamente un
confronto diretto con il regime. Anche al momento della
nascita di Charta 77 ebbe un atteggiamento molto riservato,
per il quale fu criticato dai cristiani oppositori
più radicali del regime comunista. L'anno 1977
significò per Tomasek moltissimo: fu annunciata la
sua nomina a cardinale, e successivamente il regime permise
la nomina ad arcivescovo di Praga e primate di
Boemia. Trascorse
qualche anno e si ebbe un grande cambiamento nel cardinal
Tomasek: il vescovo prudente che cercava la
possibilità di un onesto compromesso con il regime
fino al limite del possibile si era trasformato in un
simbolo, riconosciuto a livello internazionale, della lotta
non solo per la libertà religiosa, ma anche per i
diritti umani e le libertà civili; lo stanco vecchio
abbandonato da tutti nel vasto e pressoché vuoto
palazzo arcivescovile si trasformò in un uomo
risoluto, che propose alla società il grande piano
del Decennale di rinnovamento spirituale della nazione e che
nelle sue energiche prediche e lettere pubbliche ai
rappresentanti del regime, poneva richieste precise e
protestava contro l'ingiustizia. A questo cambiamento
radicale nell'atteggiamento di Tomasek concorsero una serie
di fattori. Innanzitutto il cambiamento sulla cattedra
pontificia. Tomasek fu sinceramente fedele ai successori di
Pietro. Nel periodo di Giovanni XXIII e Paolo VI
cercò, nello spirito dell'Ostpolitik, la via dei
compromessi accettabili e dei piccoli passi. Durante il
pontificato di Giovanni Paolo II, che nella prima settimana
dopo l'elezione dichiarò ai giornalisti che la sua
politica nei confronti dell'Oriente non sarebbe stata
ingenua, accrebbe gradatamente la sua energia in difesa dei
diritti umani e della solidarietà con coloro che
aspiravano alla libertà. Lo sfondo psicologico del
mutamento fu rappresentato dal "caso della lettera". La
polizia del regime comunista aveva intercettato una lettera
aperta sulla persecuzione della Chiesa inviata in Occidente
dal teologo boemo e firmatario di Charta 77 - oggi scomparso
- Josef Zverina. La polizia ricorse a un raggiro diabolico
per discreditare il documento: lasciò pubblicare il
testo, ma con la firma del cardinal Tomasek, e gli chiese di
distanziarsi dal testo e di dichiararlo falso. Il cardinale
sulla stampa affermò secondo verità di non
avere firmato nessun testo. L'intera vicenda fu però
l'inizio di una nuova collaborazione con Zverina e con altri
rappresentanti delle "strutture illegali della Chiesa". Alla
metà degli anni Ottanta il cardinal Tomasek
capì perfettamente che nelle trattative con i
comunisti i piccoli passi e la diplomazia silenziosa
avrebbero condotto solo a ritroso. Il regime, sgomento per
l'avvio della perestrojka in Unione Sovietica, si
rifugiò nell'ideologia stalinista recidiva e nella
politica culturale. Di fronte ai vecchi del regime comunista
è come se l'anziano cardinale apparisse
incredibilmente ringiovanito. Il suo isolamento fu
interrotto, invitò presso di sé alcuni
collaboratori a cui diede la piena fiducia. Non servì
a nulla dire, come faceva la polizia segreta e la propaganda
comunista, che l'anziano cardinale era manipolato da
"strutture illegali della Chiesa". Il cardinale sapeva
invece molto bene quel che faceva: nelle ore serali presso
il palazzo arcivescovile si svolgevano lunghe riunioni,
durante le quali la radio veniva appositamente lasciata ad
alto volume per coprire le intercettazioni. Il cardinale
leggeva con cura le bozze delle omelie e delle lettere
pastorali, pesando parola per parola, apportando alle sue
brevi lettere note e correzioni. La cerchia di sacerdoti, e
con essi eminenti teologi (Zverina, Madr), i rappresentanti
degli ordini religiosi maschili che agivano
nell'illegalità, alcuni sacerdoti diocesani (fra i
quali anche l'attuale arcivescovo di Praga, Vlk), e alcuni
religiosi consacrati clandestinamente (che già
dall'inizio degli anni Ottanta si riunivano regolarmente per
valutare la situazione della Chiesa e della società e
ponderavano la concezione del lavoro futuro), divenne pian
piano la fucina dei più prossimi collaboratori
clandestini dei cardinali. Nel 1988 il cardinal Tomasek
nominò il Comitato per il decennale di rinnovamento
spirituale, dal quale provenne la maggior parte dei vescovi
nominati dopo il 1989 per le diocesi ceche e morave. Il
cardinale, nella lotta contro il regime comunista ha
l'appoggio del papa, era consapevole dell'importanza del suo
ufficio arcivescovile e del titolo di cardinale e può
contare sulla cerchia di qualificati collaboratori. Dopo
ogni attacco del regime contro i cittadini l'attenzione
dell'opinione pubblica si rivolgeva al palazzo
arcivescovile, il cardinale veniva considerato non solo dai
credenti ma da tutto il popolo come unica persona della vita
pubblica capace di dire la verità e chiamare le cose
con il loro vero nome. Il tono fondamentale delle lettere e
delle omelie di questi ultimi anni del comunismo era
scandito dalle parole della sacra scrittura: Alzatevi e
levate il capo!
Gli anni 1985-1989 sono il periodo in cui la Chiesa e la società ceca hanno sollevato il capo. Questo è potuto accadere grazie all'eredità della persecuzione e della testimonianza di fedeltà dell'innumerevole schiera di coloro che hanno capito che "bisogna obbedire più a Dio che agli uomini". Dopo la serie di avvenimenti drammatici del novembre 1989 il cardinale celebra nella cattedrale di san Vito al Castello di Praga con una folla di fedeli, una messa di ringraziamento per la canonizzazione di Agnese di Boemia. Al termine della messa, Tomasek dice alla gente: "In questi istanti decisivi della lotta per la verità e la giustizia, io e tutta la Chiesa cattolica sta dalla parte della nazione!" Così come caddero le mura di Gerico con il suono delle trombe di Israele, queste parole parvero sgretolare i muri che la secolare e complessa storia della Chiesa boema aveva eretto fra la Chiesa cattolica e la nazione ceca. Furono momenti veramente profetici e liberanti. Il cardinal Tomasek, mentre chiedeva invano ai faraoni comunisti la libertà per il proprio popolo, condusse i credenti attraverso il Mar Rosso. A differenza di Mosè poté entrate nella terra della libertà. Comprese che la vita nella libertà non sarebbe stata facile. Nelle sue ultime lettere metteva in guardia dall'abuso della libertà, dall'egoismo individuale o nazionale, e si adoperava per una convivenza fraterna fra Cechi e Slovacchi. In uno degli ultimi istanti di lucidità durante le settimane di agonia si è congedato personalmente con Vaclav Havel e lo ha ringraziato. Quando negli ultimi giorni della sua vita ci si è ritrovati al suo capezzale, risuonavano le parole del canto di Simeone: "Ora lascia, o Signore, che il tuo servo, vada in pace secondo la tua parola, perché i miei occhi hanno visto la Tua salvezza".
"Circa
sessant'anni fa ho ricevuto il sacramento dell'ordine, sono
diventato sacerdote di Cristo e poi sono stato consacrato
vescovo, assumendo così per tutta la vita il compito
dei successori degli apostoli. Ho scelto Gesù Cristo
come mio Maestro, ed è realmente il Signore di tutta
la mia vita. Gli ho affidato la mia esistenza e Lui non mi
ha deluso. Servirlo in questo mondo non è sempre
facile e comodo, ma è comunque una vita lieta e
bella. Quando ci si mette al servizio di Gesù, si
comprende sempre più come Lui sia buono, gentile e
generoso verso tutti. La vita accanto a Gesù non
inizia solo in un determinato momento, ma si snoda con
continuità lungo tutta la vita della Chiesa, dagli
apostoli fino ad oggi. E dal momento del battesimo si hanno
meravigliosi fratelli e sorelle nella fede. Nella cultura
europea c'è una traccia grande e bellissima del
cristianesimo, nelle relazioni fra gli uomini,
nell'assistenza agli ammalati, nell'arte, nell'istruzione,
in pratica in tutti gli ambiti dell'attività umana,
dai livelli universitari fino al ritmo di vita delle
campagne. I santi, quali Agnese di Boemia, Francesco
d'Assisi, Adalberto e tutti gli altri, e coloro che mi hanno
trasmesso la fede - mia madre, i miei educatori -, mi hanno
fatto conoscere la ricchezza del cristianesimo, la ricchezza
della mia vita, una ricchezza per la quale sarò
sempre profondamente grato".
"[...]
Sì, esiste una giustizia, eterna, la giustizia di
Dio. Per tutta la vita, con tutte le mie forze, ho cercato
di servire tutti nel nome della carità del nostro
Salvatore Gesù Cristo. Chiedo perdono a coloro che
ritengono che non li abbia aiutati fino in fondo. Siamo solo
uomini, e questo marchio ci resta impresso. Unicamente
l'opera di Dio è perfetta.[...] Mi rivolgo
ora a voi tutti. Ricordate sempre che la nostra forza, la
nostra certezza in tutte le situazioni della vita è
riposta in Cristo e nella potente intercessione della Madre
di Dio, la Vergine Maria! Sì, solo Cristo ci
può dire: "Io sono il pane della vita. Chi viene a me
non avrà più fame e chi crede in me non
avrà più sete!" (Gv 6,35). In questo spirito
resto con voi tutti e di cuore benedico voi e i vostri cari
nel nome del Padre e del Figlio e dello Spirito santo. Nel
Signore, arrivederci nella nostra splendida dimora eterna!" Frantisek card. Tomasek |
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