FRANTISEK card. TOMASEK (1899-1992)

"Siamo qui per servire", ci disse in un memorabile incontro nel settembre 1988 nel palazzo arcivescovile di Praga. "La quercia dello spirito", questo solido, possente contadino moravo "paracadutato" (così diceva scherzando di se stesso) nella capitale ceca. Il suo cognome ricorda il rumore secco della scure contro il legno, la vanga pesante che entra potente in profondità e rivolta il terreno. Lo reincontrammo "per caso" qualche anno dopo, ormai in pensione, dopo aver visto con i suoi occhi limpidi e chiari realizzarsi le profezie dei santi boemi, dopo aver dato il benvenuto all'altra roccia della Chiesa cattolica universale. Dopo un breve colloquio (in italiano, ovviamente, c'erano dei dubbi?) in cui a novant'anni si informava sulla situazione dei giovani italiani, ci benedisse e ci salutò e poi ci richiamò perchè si era dimenticato di darci un suo ricordo... Speriamo con tutto il cuore che venga presto beatificato. Ne traccia la figura in questo articolo da noi tradotto e pubblicato in Italia il prof. T. Halik, sacerdote e una delle figure di primo piano della rinascente Chiesa boema.

 

Tomas Halik: L'incrollabile quercia della fede - In memoria del cardinal Tomasek

La vita del cardinal Tomasek racchiude quasi l'intero secolo della drammatica storia della nazione e della Chiesa ceca. Gli avvenimenti fondamentali della vita di Tomasek sono collegati alle date più importanti di questa storia. Nato nell'ultimo anno del secolo XIX, nel 1918 intraprende la via al sacerdozio nel seminario di Olomouc, anno della nascita della repubblica cecoslovacca indipendente, quando la società ceca era agitata dagli slogan "Via da Vienna, via da Roma", ed iniziava l'abbandono in massa della Chiesa cattolica, la cui gerarchia era troppo collegata con la monarchia absburgica, e sembrava prepararsi un vero Kulturkampf. Quattro anni dopo Tomasek venne consacrato sacerdote dall'arcivescovo di Olomouc Cyril Stojan, sostenitore dei famosi "congressi unionistici" di Velehrad, uno dei vescovi la cui autorità morale e personale santità contribuì a stabilizzare la situazione della Chiesa in Cecoslovacchia nel periodo prebellico. Tomasek ottenne il dottorato in teologia nel 1938, l'anno degli accordi di Monaco, crepuscolo dell'indipendenza cecoslovacca. Venne consacrato segretamente vescovo nella cappella privata del vescovo Matocha nell'ottobre 1949. Pio XII, un anno dopo il putsch comunista e alla vigilia della grande persecuzione della Chiesa, diede istruzioni ai vescovi perché, in caso fossero incarcerati o deportati, consacrassero clandestinamente propri successori; inaugurava così la vivace storia della "Chiesa clandestina" in Cecoslovacchia. Ma praticamente tutti i vescovi clandestini di questa prima generazione furono rapidamente scoperti e finirono in carcere o nei campi di concentramento, e con essi il vescovo Tomasek. Tomasek non era quel che si dice "un eroe nato": era soprattutto una persona pia, tranquilla, prudente, mite, accorta. Si distingueva per indole dal duro arcivescovo Beran, che neppure dopo il lungo periodo passato in carcere era disposto a cedere il passo al governo comunista. Giunsero gli anni Sessanta, il Vaticano rinunciò alla linea intransigente di Pio XII e inaugurò l'epoca della Ostpolitik. Dopo lunghe trattative tra il regime cecoslovacco e i diplomatici vaticani l'arcivescovo di Praga Beran venne inviato in esilio forzato a Roma dove attese con trepidazione ma inutilmente, fino alla propria morte avvenuta nel maggio 1969, di ritornare in patria. Al palazzo arcivescovile di Praga, dove dopo l'epoca dello stalinismo più duro viveva l'incaricato e collaboratore dei comunisti avente funzioni di vicario episcopale, arrivò Tomasek nel febbraio 1965 in qualità di vescovo e amministratore apostolico, considerato dai comunisti una persona debole e manipolabile. Per circa un quarto di secolo egli avrebbe vissuto nei locali con i microfoni nelle pareti, dove ogni sua parola veniva captata, seguìto ogni suo passo. L'ambiente a lui più prossimo, dall'autista personale ai membri del capitolo, era formato da agenti della polizia segreta. Non poteva prendere alcuna decisione, non poteva pubblicare una singola parola delle lettere pastorali senza il consenso dei segretari comunisti per gli affari religiosi: essi decidevano chi entrava in seminario, essi sceglievano i docenti delle facoltà teologiche, assegnavano e trasferivano i sacerdoti. I leader comunisti di Mosca avevano scelto la Cecoslovacchia come esperimento per un'ateizzazione metodica della società, non violenta, come in Albania o in Romania, bensì sofisticata, "elegante", da attuarsi lentamente. La Chiesa stessa doveva collaborare attivamente alla sua lenta liquidazione Il vescovo Tomasek si sottrasse per la prima volta a questo copione durante la Primavera di Praga. Prese parte attiva alla liquidazione del Movimento dei preti per la pace, organizzazione che collaborava con il regime comunista, e consegnò ad Alexander Dubcek una petizione dei credenti per la libertà religiosa; quando a Velehrad, nel maggio del '68, si formò l'Opera di rinnovamento conciliare, egli ne fu eletto presidente. Non lo intimorì neppure l'occupazione sovietica: chiese la liberazione dei rappresentanti politici della Primavera, condotti a Mosca, e ai suoi collaboratori diede disposizione di utilizzare qualunque spazio per l'attività della Chiesa finché ciò sarebbe stato possibile. Con l'inizio della normalizzazione di Gustav Husak, con la sua tattica raffinata per perseguitare la Chiesa, per abolire le libertà religiose e per ridurre al minimo la vita della Chiesa, il vescovo Tomasek ritornò quasi all'atteggiamento prudente della metà degli anni Sessanta. Scelse la tattica dei piccoli passi, evitando accuratamente un confronto diretto con il regime. Anche al momento della nascita di Charta 77 ebbe un atteggiamento molto riservato, per il quale fu criticato dai cristiani oppositori più radicali del regime comunista. L'anno 1977 significò per Tomasek moltissimo: fu annunciata la sua nomina a cardinale, e successivamente il regime permise la nomina ad arcivescovo di Praga e primate di Boemia. Trascorse qualche anno e si ebbe un grande cambiamento nel cardinal Tomasek: il vescovo prudente che cercava la possibilità di un onesto compromesso con il regime fino al limite del possibile si era trasformato in un simbolo, riconosciuto a livello internazionale, della lotta non solo per la libertà religiosa, ma anche per i diritti umani e le libertà civili; lo stanco vecchio abbandonato da tutti nel vasto e pressoché vuoto palazzo arcivescovile si trasformò in un uomo risoluto, che propose alla società il grande piano del Decennale di rinnovamento spirituale della nazione e che nelle sue energiche prediche e lettere pubbliche ai rappresentanti del regime, poneva richieste precise e protestava contro l'ingiustizia. A questo cambiamento radicale nell'atteggiamento di Tomasek concorsero una serie di fattori. Innanzitutto il cambiamento sulla cattedra pontificia. Tomasek fu sinceramente fedele ai successori di Pietro. Nel periodo di Giovanni XXIII e Paolo VI cercò, nello spirito dell'Ostpolitik, la via dei compromessi accettabili e dei piccoli passi. Durante il pontificato di Giovanni Paolo II, che nella prima settimana dopo l'elezione dichiarò ai giornalisti che la sua politica nei confronti dell'Oriente non sarebbe stata ingenua, accrebbe gradatamente la sua energia in difesa dei diritti umani e della solidarietà con coloro che aspiravano alla libertà. Lo sfondo psicologico del mutamento fu rappresentato dal "caso della lettera". La polizia del regime comunista aveva intercettato una lettera aperta sulla persecuzione della Chiesa inviata in Occidente dal teologo boemo e firmatario di Charta 77 - oggi scomparso - Josef Zverina. La polizia ricorse a un raggiro diabolico per discreditare il documento: lasciò pubblicare il testo, ma con la firma del cardinal Tomasek, e gli chiese di distanziarsi dal testo e di dichiararlo falso. Il cardinale sulla stampa affermò secondo verità di non avere firmato nessun testo. L'intera vicenda fu però l'inizio di una nuova collaborazione con Zverina e con altri rappresentanti delle "strutture illegali della Chiesa". Alla metà degli anni Ottanta il cardinal Tomasek capì perfettamente che nelle trattative con i comunisti i piccoli passi e la diplomazia silenziosa avrebbero condotto solo a ritroso. Il regime, sgomento per l'avvio della perestrojka in Unione Sovietica, si rifugiò nell'ideologia stalinista recidiva e nella politica culturale. Di fronte ai vecchi del regime comunista è come se l'anziano cardinale apparisse incredibilmente ringiovanito. Il suo isolamento fu interrotto, invitò presso di sé alcuni collaboratori a cui diede la piena fiducia. Non servì a nulla dire, come faceva la polizia segreta e la propaganda comunista, che l'anziano cardinale era manipolato da "strutture illegali della Chiesa". Il cardinale sapeva invece molto bene quel che faceva: nelle ore serali presso il palazzo arcivescovile si svolgevano lunghe riunioni, durante le quali la radio veniva appositamente lasciata ad alto volume per coprire le intercettazioni. Il cardinale leggeva con cura le bozze delle omelie e delle lettere pastorali, pesando parola per parola, apportando alle sue brevi lettere note e correzioni. La cerchia di sacerdoti, e con essi eminenti teologi (Zverina, Madr), i rappresentanti degli ordini religiosi maschili che agivano nell'illegalità, alcuni sacerdoti diocesani (fra i quali anche l'attuale arcivescovo di Praga, Vlk), e alcuni religiosi consacrati clandestinamente (che già dall'inizio degli anni Ottanta si riunivano regolarmente per valutare la situazione della Chiesa e della società e ponderavano la concezione del lavoro futuro), divenne pian piano la fucina dei più prossimi collaboratori clandestini dei cardinali. Nel 1988 il cardinal Tomasek nominò il Comitato per il decennale di rinnovamento spirituale, dal quale provenne la maggior parte dei vescovi nominati dopo il 1989 per le diocesi ceche e morave. Il cardinale, nella lotta contro il regime comunista ha l'appoggio del papa, era consapevole dell'importanza del suo ufficio arcivescovile e del titolo di cardinale e può contare sulla cerchia di qualificati collaboratori. Dopo ogni attacco del regime contro i cittadini l'attenzione dell'opinione pubblica si rivolgeva al palazzo arcivescovile, il cardinale veniva considerato non solo dai credenti ma da tutto il popolo come unica persona della vita pubblica capace di dire la verità e chiamare le cose con il loro vero nome. Il tono fondamentale delle lettere e delle omelie di questi ultimi anni del comunismo era scandito dalle parole della sacra scrittura: Alzatevi e levate il capo!
Gli anni 1985-1989 sono il periodo in cui la Chiesa e la società ceca hanno sollevato il capo. Questo è potuto accadere grazie all'eredità della persecuzione e della testimonianza di fedeltà dell'innumerevole schiera di coloro che hanno capito che "bisogna obbedire più a Dio che agli uomini". Dopo la serie di avvenimenti drammatici del novembre 1989 il cardinale celebra nella cattedrale di san Vito al Castello di Praga con una folla di fedeli, una messa di ringraziamento per la canonizzazione di Agnese di Boemia. Al termine della messa, Tomasek dice alla gente: "In questi istanti decisivi della lotta per la verità e la giustizia, io e tutta la Chiesa cattolica sta dalla parte della nazione!" Così come caddero le mura di Gerico con il suono delle trombe di Israele, queste parole parvero sgretolare i muri che la secolare e complessa storia della Chiesa boema aveva eretto fra la Chiesa cattolica e la nazione ceca. Furono momenti veramente profetici e liberanti. Il cardinal Tomasek, mentre chiedeva invano ai faraoni comunisti la libertà per il proprio popolo, condusse i credenti attraverso il Mar Rosso. A differenza di Mosè poté entrate nella terra della libertà. Comprese che la vita nella libertà non sarebbe stata facile. Nelle sue ultime lettere metteva in guardia dall'abuso della libertà, dall'egoismo individuale o nazionale, e si adoperava per una convivenza fraterna fra Cechi e Slovacchi. In uno degli ultimi istanti di lucidità durante le settimane di agonia si è congedato personalmente con Vaclav Havel e lo ha ringraziato. Quando negli ultimi giorni della sua vita ci si è ritrovati al suo capezzale, risuonavano le parole del canto di Simeone: "Ora lascia, o Signore, che il tuo servo, vada in pace secondo la tua parola, perché i miei occhi hanno visto la Tua salvezza".

 

Da una intervista
"Circa sessant'anni fa ho ricevuto il sacramento dell'ordine, sono diventato sacerdote di Cristo e poi sono stato consacrato vescovo, assumendo così per tutta la vita il compito dei successori degli apostoli. Ho scelto Gesù Cristo come mio Maestro, ed è realmente il Signore di tutta la mia vita. Gli ho affidato la mia esistenza e Lui non mi ha deluso. Servirlo in questo mondo non è sempre facile e comodo, ma è comunque una vita lieta e bella. Quando ci si mette al servizio di Gesù, si comprende sempre più come Lui sia buono, gentile e generoso verso tutti. La vita accanto a Gesù non inizia solo in un determinato momento, ma si snoda con continuità lungo tutta la vita della Chiesa, dagli apostoli fino ad oggi. E dal momento del battesimo si hanno meravigliosi fratelli e sorelle nella fede. Nella cultura europea c'è una traccia grande e bellissima del cristianesimo, nelle relazioni fra gli uomini, nell'assistenza agli ammalati, nell'arte, nell'istruzione, in pratica in tutti gli ambiti dell'attività umana, dai livelli universitari fino al ritmo di vita delle campagne. I santi, quali Agnese di Boemia, Francesco d'Assisi, Adalberto e tutti gli altri, e coloro che mi hanno trasmesso la fede - mia madre, i miei educatori -, mi hanno fatto conoscere la ricchezza del cristianesimo, la ricchezza della mia vita, una ricchezza per la quale sarò sempre profondamente grato".

 

La nostra forza è in Cristo - Dal testamento del Cardinal Tomasek
"[...] Sì, esiste una giustizia, eterna, la giustizia di Dio. Per tutta la vita, con tutte le mie forze, ho cercato di servire tutti nel nome della carità del nostro Salvatore Gesù Cristo. Chiedo perdono a coloro che ritengono che non li abbia aiutati fino in fondo. Siamo solo uomini, e questo marchio ci resta impresso. Unicamente l'opera di Dio è perfetta.[...] Mi rivolgo ora a voi tutti. Ricordate sempre che la nostra forza, la nostra certezza in tutte le situazioni della vita è riposta in Cristo e nella potente intercessione della Madre di Dio, la Vergine Maria! Sì, solo Cristo ci può dire: "Io sono il pane della vita. Chi viene a me non avrà più fame e chi crede in me non avrà più sete!" (Gv 6,35). In questo spirito resto con voi tutti e di cuore benedico voi e i vostri cari nel nome del Padre e del Figlio e dello Spirito santo. Nel Signore, arrivederci nella nostra splendida dimora eterna!"

Frantisek card. Tomasek