IVANA GREGOROVA

Nata a Trnava (Slovacchia) in una famiglia cattolica, si allontana dalla fede dopo il matrimonio. Dopo il primogenito, Roman, le nasce una figlia, Andrea, portatrice di handicap. In Cecoslovacchia le donne possono abortire senza difficoltà in caso di malformazioni ai feti, o abbandonano i neonati nelle precarie strutture statali; nel caso in cui la madre decida di tenerli, non riceve comunque aiuti dallo Stato. Ivana decide di tenere la piccola Andrea, e il marito la abbandona. "Allora è scattata la mia rivolta contro Dio: come può permettere questo? Come può farmi questo? Per otto anni mi sono tenuta lontana dalla Chiesa e non ho ricevuto i sacramenti". Abbandonata dal marito che nel frattempo si è risposato, emarginata dai vicini a causa della bambina handicappata, Ivana subisce un nuovo durissimo colpo: a 12 anni Andrea muore. In preda alla disperazione e in fuga dalla fede, paradossalmente viene riacciuffata da Dio, una domenica, in una chiesa. Intuisce che "forse Dio voleva farmi maturare attraverso queste prove. Non ero io ad aver perso Dio per prima, era Lui che m'aveva perso per colpa mia quando mi ero allontanata dalla Chiesa. E Lui mi voleva con sè". Si confessa, ritorna alla fede, educa Roman al cristianesimo. Un giorno Roman, già nel coro parrocchiale, incontra E. Valovic che lo invita a entrare in una squadra di pallone; Ivana vuol sapere "chi è quella gente": conosce così il movimento cristiano clandestino slovacco. Valovic le propone di partecipare alla catechesi clandestina dei ragazzi del quartiere della capitale; Ivana, nonostante le resistenze del parroco, accetta e comincia con quattro ragazzini. Al catechismo si aggiungono le gite in montagna: "Tenere il segreto non era facile, soprattutto con i più piccoli. Come si poteva spiegargli di non raccontare tutto ai genitori?". Il rischio colpiva infatti l'intero ambito familiare: uno dei trucchi utilizzati per "smascherare" i figli dei credenti era quello di mostrare, a scuola, delle immaginette sacre e di chiedere ai bambini chi fossero i personaggi raffigurati. In questo modo si veniva a conoscenza delle famiglie da "rieducare" ideologicamente. Per aiutare gli adulti ad affrontare le conseguenze di queste situazioni, Ivana propone incontri clandestini di catechesi per adulti. L'esperienza di dolore che l'aveva tanto segnata le permette di accogliere in casa sua, via Sut'azna a Bratislava, primo piano a sinistra, illegalmente e con discrezione, per 6 anni due figli di una donna gravemente malata, per evitare che finiscano in un orfanotrofio. Anche in ufficio, dove lavora come grafica, non tiene nascosta la sua fede. Anche l'StB, la polizia politica, comincia ad occuparsi di lei, la minaccia, a Roman viene impedito di completare gli studi. Ciononostante il suo apostolato particolare continua: dopo aver creato gruppetti appositi per la catechesi dei figli di divorziati, inizia a seguire il caso di un adulto schizofrenico, poi seguirà alcolizzati ed emarginati. Nell'89, con la Rivoluzione di velluto, Ivana decide di abbandonare il lavoro e di dedicarsi interamente alle famiglie divorziate. Nel '91 un nuovo passo: la risistemazione di un edificio semidiroccato in casa d'accoglienza per il reinserimento dei drogati, mentre continua sempre a collaborare attivamente con la Comunità Fatima, gruppo clandestino creato nel '74 da Silvo e Vlado per l'apostolato in Slovacchia e in Russia, e approvato ufficialmente dal vescovo Korec il 20 ottobre 1990.