Al termine della seconda
guerra mondiale, nel maggio del '45, viene ricostituita la
repubblica cecoslovacca com'era prima del '38. Il governo,
in esilio a Londra, ritorna a Praga con il centro della
resistenza cecoslovacca di Mosca. Già nell'aprile del
'45 il presidente
nomina il nuovo
governo con a capo Zdenek
, allora
ambasciatore cecoslovacco a Mosca. Sono solo 4 i partiti
politici che ora possono agire, e che non erano stati
compromessi con gli occupanti: il Partito social-nazionale,
i Socialdemocratici, il
e il Partito
popolare; in Slovacchia sono presenti solo il Partito
comunista e il Partito democratico. Tutte queste forze
convogliano nell'unico Fronte nazionale. Il fatto che la
maggior parte del paese fosse stata conquistata dalle truppe
sovietiche durante l'ultima fase della guerra (gli americani
mantennero la linea di demarcazione della Boemia occidentale
per poi ritirarsi in Germania. Si noti che la storiografia
ufficiale comunista ha sempre negato la liberazione di una
città importante come Plzen da parte americana; le
truppe USA non entrarono a Praga su pressioni sovietica e
ceca soprattutto di J. Smrkovsky, vicepresidente del
Consiglio nazionale), desta sentimenti di simpatia verso
l'URSS e il Partito comunista. I soldati sovietici vengono
accolti con entusiasmo come fratelli slavi liberatori dal
giogo nazista. Ma tra loro c'è chi aveva da tempo
atteso e preparato questo giorno per arrivare
all'instaurazione del regime comunista. Nel '45 ci fu "la
liberazione, ma non la libertà. Il trionfalismo del
PC cecoslovacco fu mostruoso e sfacciato" (Zverina). La
propaganda comunista sottolinea la differenza tra le
conquiste dell'URSS, paradiso del socialismo, e la dura
realtà del dopoguerra. Inizia contemporaneamente la
critica agli Alleati occidentali, quantomai ingiusta
perchè la Cecoslovacchia riceve 1945 ingenti aiuti
economici dell'UNRRA (United nations relief and
rehabilitation administration), composti prevalentemente
dalle eccedenze americane, per un totale di 275 milioni di
dollari.
Avvio della statalizzazione
Il 21 giugno Benes firma il decreto 12/1945 con cui vengono
confiscate le proprietà terriere dei cittadini di
origine tedesca e ungherese e sospettati di aver collaborato
con il nazismo: si tratta di 2,5 milioni di ettari,
ridistribuite in misura di 13 ettari ai piccoli contadini.
Il 24 ottobre 1945 il decreto (100-103/1945) avvia la
statalizzazione di aziende (circa 3000 aziende, i 2/3
dell'imprenditoria ceca, finiscono nelle mani dello Stato),
banche e assicurazioni.
"NON
SARA' IL PARADISO SULLA TERRA"
Dal resoconto
stenografico della 2° riunione del parlamento
provvisorio, 28 ottobre 1945. E. Benes: "Lascio per ultime alcune considerazioni
sulla nostra misura economica, la più importante
forse, legittimata dalla firma dei decreti sulla
statalizzazione e sulla nazionalizzazione di industrie,
banche e assicurazioni. Non mi nascondo il fatto che in
questo modo andiamo a toccare le strutture della
società liberale precedente, e che ci mettiamo sulla
strada che dovrà condurre alla socializzazione della
società moderna. Non si tratta di un semplice
passaggio da una fase di sviluppo sociale a un'altra;
è solo l'inizio della costruzione di nuove forme di
proprietà, accanto a quelle privata e cooperativa...
Non dobbiamo però farci alcuna illusione che tutto
questo significherà da subito un nuovo paradiso, o
produrrà grandi agevolazioni o un generale
miglioramento delle condizioni materiali per la classe
operaia e la popolazione industriale in genere... Dobbiamo
renderci conto che qui iniziamo a costruire una nuova etica
sociale e che con questi provvedimenti non cambiamo solo le
istituzioni, bensì vogliamo e dobbiamo creare anche
l'uomo nuovo".
Di fianco: L'ingresso
dell'Armata Rossa a Praga, nel maggio 1945.
Qui sopra: il municipio della Città Vecchia a Praga,
come si presentava alla fine della guerra.
In alto: il mitico "carro armato numero 23", primo tank
sovietico ad entrare a Praga.
Il
1946
Proseguono le espulsioni
dei cittadini di origine tedesca, iniziate al termine della
guerra: dai 3 milioni nel '46 si scenderà a 185.000
nel 1948, perlopiù antifascisti dichiarati,
professionisti altamente specializzati, nuclei familiari
ceco-tedeschi.
Le prime elezioni Il 25 maggio 1946 si svolgono le elezioni dell'assemblea
costituente per la formazione del parlamento. I cittadini
votano per i candidati del Fronte nazionale e per alcuni
candidati senza partito. La stampa appoggia in massa i
comunisti e si fa beffe delle altre formazioni politiche che
compongono unitariamente il Fronte. Il 19 giugno Benes viene
riconfermato presidente della repubblica. Il 2 luglio Benes
nomina premier il comunista Klement
. Il paese si orienta politicamente verso
l'URSS.
Nel Parlamento
provvisorio di 300 seggi, i Partiti comunisti ceco
e slovacco ne occupavano 114.
Il 1947: no al piano
Marshall Il 24 aprile 1947 il ministro comunista
dell'agricoltura, , annuncia il "programma di Hradec Kralove" che
riprende la propaganda usata durante la campagna elettorale
riguardo all'agricoltura; prevista l'espropriazione dei
terreni agricoli oltre i 50 ettari di superficie.
L'8 giugno, in occasione del 50° di fondazione del
Partito social-nazionale, a Praga i dirigenti del partito
tengono discorsi apertamente anticomunisti. Il 4 luglio il governo ancora tentenna sull'adesione al
piano Marshall: ci sono in gioco almeno 15 miliardi di
dollari, ma i comunisti vogliono sottomettersi alle
decisioni di Stalin; la delegazione recatasi a Mosca per
avere il parere sovietico riceve il "no" di Stalin per "non
danneggiare i rapporti sovietico-cecoslovacchi". "Il governo
- si legge in una nota del 15 luglio - ha incaricato il suo
presidente Gottwald affinchè esprima ringraziamenti
al governo sovietico e al generalissimo Stalin per la
comprensione e le importanti decisioni prese, con le quali
si apre un nuovo periodo di rapporti economici e commerciali
tra la Cecoslovacchia e l'URSS". La situazione nel paese
è tesa e instabile. I non comunisti (soprattutto i
socialdemocratici) si rendono conto del pericolo
antidemocratico rappresentato dalla classe dirigente. I
comunisti sfruttano queste tensioni a proprio favore per
allontanare ministri e funzionari non graditi, e per
lusingare chi resta.