Il 28
gennaio l'incaricato d'affari
vaticano a Praga mons. Segni consegna una lettera al ministro degli
esteri
in cui lamenta la persecuzione
illegale delle attività della Chiesa da parte dello stato.
Il 17 gennaio
il Fronte Nazionale convoca la commissione per i problemi religiosi
e ecclesiastici, al termine della quale il segretario e ministro della
giustizia Cepicka lancia una specie di ultimatum alla Chiesa, chiedendo
di esprimere pubblicamente la propria lealtà allo stato cecoslovacco
e di reintegrare i sacerdoti implicati con il partito comunista. Di
fronte a questo ultimatum la conferenza episcopale si riunisce sui monti
Tatra il 22-23 febbraio, ma i lavori vengono interrotti per il ritrovamento
di un'apparecchiatura di intercettazione. A nulla valgono le proteste
di Beran, mentre gli organi di stampa manipolano la notizia dicendo
che si è trattato di una manovra dello spionaggio vaticano e
cercano di seminar zizzania risparmiando nelle critiche solo il vescovo
, "amico del proletariato". A
marzo il deterioramento delle relazioni si riflette anche nei rapporti
con il Vaticano. L'incaricato d'affari vaticano è costretto a
lasciare la capitale a luglio e il facente funzioni lo seguirà
nel marzo 1950. Alla fine di aprile l'arcivescovo Beran emana una circolare
diretta al clero: "Non siamo disposti a ripetere ad ogni momento dichiarazioni
di ordine politico. ... Il nostro compito è di salvare le anime".
Il 23 febbraio
entra in vigore la legge che prevede l'unificazione delle cooperative
agricole in un'unica Cooperativa agricola unitaria (JZD), in cui confluiscono
anche i terreni dei piccoli contadini a cui erano stati distribuiti
nuovi appezzamenti nel 1946! Chi si rifiutava di aderire all'JZD era
bollato, come in URSS, col marchio di "kulak", "contadino ricco sfruttatore",
contro cui si accanivano i provvedimenti statali. Alla fine i loro terreni
venivano espropriati, le famiglie esiliate in case di campagna semidiroccate,
per lo più nelle zone di confine.
Nasce la "Terza resistenza"
Il 20 febbraio
a Washington sorge il Consiglio della Cecoslovacchia libera, una sorta
di rappresentanza dell'esilio che avrebbe dovuto preparare la terza
resistenza (dopo quella contro gli Asburgo e quella antinazista) per
la liberazione del paese dal totalitarismo comunista. Primo responsabile
è l'ex presidente del Partito social-nazionale, Petr
.
Il programma di Karlovy Vary
Nel mese di marzo
viene elaborato dai funzionari per gli affari religiosi il Programma
di Karlovy Vary, presentato il 25 aprile al governo. Il piano proibisce
le associazioni cattoliche, la stampa periodica, rende necessaria l'introduzione
del permesso per svolgere assemblee religiose al di fuori delle chiese,
ecc. Viene approvato un progetto per creare all'interno della Chiesa
un movimento di sacerdoti e laici cattolici "progressisti" (o "patrioti")
che appoggi i principi dell'ordinamento statale sulla base di tre impegni
fondamentali: rafforzare il culto cirillometodiano in contrapposizione
al cristianesimo occidentale, eliminare l'uso del latino durante le
celebrazioni e smascherare il ruolo reazionario del Vaticano senza toccarne
il significato religioso. Gottwald dichiara: "Dobbiamo considerare la
Chiesa un nemico... Non vogliamo condurre la lotta formale fino alla
rottura, a una specie di 'febbraio' della Chiesa, questo ancora non
lo vogliamo, ma dobbiamo crearne le premesse". Va detto che dopo il
febbraio del '48 alcuni sacerdoti cattolici iscritti al PC si dichiarano
disposti a collaborare più strettamente con la sezione Chiesa
del Comitato centrale del Fronte Nazionale. Per non correre il rischio
di giudizi antistorici o di cadere nella facile retorica, occorre notare
che vi erano diversi sacerdoti che, dopo le esperienze della seconda
guerra mondiale, non erano contrari al sistema della democrazia popolare,
anche se mancando di giudizio politico, finivano poi inevitabilmente
per essere strumentalizzati da chi deteneva il potere. Viene
costituito un gruppo di sei responsabili del programma: Cepicka (ministro
della giustizia), Kopecky (min. dell'informazione), Siroky (vicepremier),
Fierlinger (vicepremier), Clementis (min. degli esteri) e Nejedly (min.
dell'istruzione). I 6 decidono che per lanciare la lotta anticattolica
(30 aprile)
è necessario dare spazio ai "cattolici progressisti" ("pokrokove
katoliky") come se si trattasse di un'iniziativa spontanea a livello
popolare e capillare. Ecco allora le risoluzioni "spontanee" inviate
ai vescovi dai "credenti" delle fabbriche e dei quartieri contro il
"clero reazionario", perchè si giunga all'accordo con le autorità
comuniste.
In
aprile
viene istituita l'Unione cecoslovacca della gioventù
(CSM) e l'organizzazione dei pionieri (PO). Nel 1950 la CSM
aveva 1 milione di iscritti. Le vecchie organizzazioni
giovanili (Junak, Orel, Sokol) furono liquidate. Rifiutarsi
di entrare nei pionieri significava emarginarsi dagli studi
superiori. Nelle superiori operava la CSM (successivamente
Unione socialista della
gioventù).
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"IL
PIONIERE...
... è un
esempio per i ragazzi e le fanciulle;
ama la propria patria popolare democratica. E'
orgoglioso del suo popolo, che sotto la guida del
presidente Klement Gottowald costruisce il
socialismo. Ama la propria repubblica democratica
popolare e il suo esercito, che è garanzia
di sicurezza per il nostro Stato;
augura la libertà e la pace a tutti i
popoli. Ama l'Unione Sovietica, nostra liberatrice,
terra di libertà, pace e socialismo".
(1949)

La tessera dell'Unione socialista della
gioventù.
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Nel mese di
maggio
le massime autorità ecclesiastiche invitano alla
vigilanza, e alla fine della conferenza tenutasi a Trnava il
16-17 maggio stilano una lettera pastorale in cui richiamano
i fedeli all'unità con i vescovi e il papa: "Si cerca
in tutti i modi di estrometterci dal nostro ufficio
pastorale e uomini che non credono, uomini rinnegati dalla
Chiesa, si arrogano il diritto di governarla. Noi non
vogliamo che la Chiesa diventi un semplice elemento della
compagine statale... E se a un accordo non è
più possibile arrivare perchè ormai si
è deciso di procedere con tutti i modi a distruggere
la Chiesa di Cristo e di usarla occultamente per scopi empi,
allora per i cattolici in Cecoslovacchia è giunta
l'ora della prova". Al IX congresso del PC tenutosi il 25
maggio, Kopecky afferma: "... rispetteremo sempre
l'attività della Chiesa e la piena libertà
della vita religiosa... E' naturale che pur riconoscendo le
libertà religiose garantiamo allo Stato... il mandato
di svolgere qualsiasi educazione scolare ed extrascolare
nello spirito della nostra ideologia, nello spirito della
nostra verità scientifica, nello spirito delle
scienze del marxismo-leninismo". Le parole di Kopecky
mettono in allarme anche diversi "cattolici
progressisti".
Nella prima metà di
giugno
la campagna contro la Chiesa culmina con il progetto di
costituire un'Azione Cattolica statale. Si decide di usare
questa denominazione per far sì che la vecchia Azione
Cattolica assuma un nuovo contenuto e svolga un ruolo di
collaborazione con il Fronte Nazionale. I vescovi in una
lettera del 7 giugno mettono in guardia da queste manovre e
definiscono l'AC statale un movimento "scismatico",
condannano la pubblicazione del "Messaggero del clero
cattolico" e la nomina da parte statale di Josef Fiala a
capo della Caritas nazionale: "In questo modo la Caritas ha
perso il diritto di essere definita cattolica".
Nonostante le prese di
posizione dei vescovi, il 10
giugno viene fondata a
Praga ufficialmente l'Azione Cattolica ("Katolicka akce")
alla presenza di una settantina di "preti progressisti" e
alcuni laici. A capo dell'AC di stato sono eletti 6 laici,
sotto la presidenza del drammaturgo Pujman. L'AC cura la
pubblicazione del "Notiziario cattolico" ("Katolicke
noviny") e organizzerà a breve una serie di
pellegrinaggi collegati alla tradizione cirillometodiana: a
Devin, Velehrad, Sazava, con la partecipazione del premier
Zapotocky, del ministro Plojhar, e di ospiti stranieri
"progressisti", quali l'abbé Boulier, docente a
Parigi e amico dell'URSS, e il decano anglicano di
Canterbury Johnson, presidente della Società
dell'amicizia anglo-sovietica. Il presidente Gottwald
così si rivolge alla delegazione in visita: "La
vostra Azione cattolica per me rappresenta l'espressione del
desiderio del clero cattolico e di tutti i fedeli per una
comprensione onesta e una collaborazione diretta fra lo
stato e la Chiesa". Inizia la campagna di adesione forzata,
parrocchia per parrocchia. La resistenza più dura
alla raccolta di firme si ha in Slovacchia, tradizionalmente
più cattolica, con forti reazioni antistatali che in
alcune località sfociano in conflitto aperto. Nelle
zone di Banska Bystrica, nella valle di Kysuc, a Orava e a
Spis gli abitanti, temendo l'arresto del parroco, fanno la
guardia alle canoniche e cacciano a sassate i funzionari
distrettuali.
Intanto
il 15
giugno la conferenza
episcopale riunita a Praga elabora la lettera pastorale
intitolata "I vescovi ai credenti nell'ora della grande
prova", da leggersi in tutte le chiese in occasione delle
imminenti festività del Corpus Domini nonostante la
proibizione delle autorità comuniste. Durante la
riunione, alcuni funzionari della polizia politica si
presentano per arrestare il cancelliere Dörner. I
sacerdoti si trovano ora di fronte al bivio: leggere la
lettera pastorale o rischiare sanzioni penali. Alla fine il
documento viene letto da tutti i vescovi e da un terzo dei
sacerdoti. La situazione più drammatica si ha a
Praga. Il 18 giugno, alla vigilia della festa, l'arcivescovo
Beran si reca a celebrare nel monastero di Strahov, colmo di
fedeli, e l'abate Jarolimek legge il documento. Al termine
una gran folla accompagna Beran alla residenza con canti e
ovazioni. La mattina dopo la polizia blocca l'accesso dei
fedeli alla cattedrale di San Vito, e ai pochi fedeli
entrati di buon mattino, Beran si rivolge dicendo di non
cedere ai provocatori che riempiono l'edificio sacro (alcuni
cercano persino di intonare l'Internazionale, ma vengono
sopraffatti dalla corale), e ribadisce: "Vi distribuiranno
il Notiziario cattolico, ma non sono notizie cattoliche come
non è cattolica l'Azione cattolica". La messa termina
in un'atmosfera di tensione. Beran riesce a rientrare nella
residenza in mezzo a un cordone di religiosi, ma qui lo
aspetta la polizia politica. Il funzionario incaricato lo
prende in consegna dicendogli che per la sua
incolumità non è più autorizzato a
lasciare la residenza.
Il
20
giugno il Vaticano
rende noto il decreto di scomunica dell'Azione cattolica
cecoslovacca. La conferenza episcopale riunita segretamente
emana una nuova lettera pastorale, diffusa questa volta
clandestinamente da decine di fedeli che, finiti più
o meno volontariamente nelle fila dell'AC, di fronte
all'evidenza brutale dei fatti ritornano sui propri passi
boicottando i piani statali. Buona parte dei sacerdoti che
avevano firmato a sostegno dell'AC ritira la firma e giura
nuovamente fedeltà al vescovo e alla Chiesa;
abbandonano l'AC persino cattolici membri del PC.
Il 28
giugno papa Pio XII firma il decreto
di scomunica, valido per tutta la Chiesa, nei confronti dei cattolici
iscritti ai partiti comunisti. Il decreto viene accolto dall'episcopato
cecoslovacco con un certo imbarazzo, data la portata universale della
scomunica, e alla fine sono costretti a mediare l'applicazione. Le autorità
cecoslovacche reagiscono negando la validità del provvedimento
e ne proibiscono la diffusione, mentre riprendono gli attacchi della
stampa contro Beran e il Vaticano. Facendo ricorso a una vecchissima
legge dell'impero austro-ungarico (la n. 50 del maggio 1874) le autorità
comuniste applicano il paragrafo 16 imponendo la censura preventiva
su tutte le circolari e le lettere pastorali; in base al par. 60 della
medesima legge ogni adunanza di sacerdoti, le consulte vicariali e decanali,
gli esercizi spirituali, devono essere denunciati come riunioni almeno
con tre settimane d'anticipo al comitato nazionale distrettuale del
popolo, chiedendo il relativo permesso. Il comitato nazionale ha il
diritto di inviare un suo rappresentante a ogni riunione. Un'ulteriore
disposizione dichiara invalide le pene ecclesiastiche comminate ai sacerdoti
per motivi politici.