Il primo pastore che subisce l'internamento è l'arcivescovo di Praga, Josef Beran, in isolamento nella sua residenza dal 19 giugno del '49, e assegnato, il 7 marzo 1951, al domicilio coatto fuori dalla diocesi praghese con pagamento di una multa di 50.000 corone per aver respinto le leggi sulla Chiesa. Con lui anche i vescovi Skoupy e Hlouch rimangono internati in località segrete fino al 1963. Trochta, arcivescovo di Litomerice, viene condannato per tradimento; sarà amnistiato nel 1960 e riabilitato nel 1968. L'arcivescovo di Olomouc, Josef Matocha, resta segregato nella sua residenza ed esposto alle angherie dei carcerieri fino al 1961, anno della sua morte. Le autorità preparano i processi-farsa contro le autorità ecclesiastiche e i loro collaboratori alla fine dell'agosto 1950; il 20 settembre Fierlinger presenta al Comitato centrale del partito il progetto relativo a 3 processi, ma ne verranno istruiti solo due, uno ceco e uno slovacco; per quello ceco sono coinvolte 9 persone, collaboratori dei vescovi; per quello slovacco verranno coinvolti i vescovi Buzalka, Gojdic e Vojtassak.

 

Il 4 luglio, dopo altri incontri ecumenici "per la pace", si tiene a Velehrad, in Moravia, un'assemblea di tre giorni del clero cattolico organizzata dallo Stato, in concomitanza con le tradizionali celebrazioni cirillometodiane. Fra i principali protagonisti della tre giorni ci sono il ministro Plojhar e il vicepremier Fierlinger. La risoluzione finale diventerà il modello di altri documenti successivi. Vi si legge: "Vogliamo proteggere la nostra santa dottrina cattolica romana per le generazioni future... Nessuno dei precedenti regimi ci ha concesso una tale possibilità di mettere in pratica il Vangelo di Cristo come il nostro governo democratico popolare". Plojhar afferma che nel mondo esistono due schieramenti opposti: l'uno si sforza di mantenere il capitalismo, mentre il secondo, lo schieramento della pace, è guidato dall'URSS e vi fanno parte, accanto ai popoli delle democrazie popolari, milioni di lavoratori di tutto il pianeta. Un altro relatore: "Ciò che si è cantato ed annunziato nelle nostre chiese lungo i secoli, oggi diventa realtà. Lo sta compiendo il nostro governo democratico popolare... Il grande programma di edificazione del primo quinquennio ci dà una prospettiva lieta per il prossimo futuro... Per tutto ciò che oggi abbiamo e stiamo realizzando dobbiamo essere grati al primo lavoratore del nostro Stato, il presidente Klement Gottwald".

L'incontro ecumenico "per la pace" a Velehrad (fotogrammi da filmato Tv ceca)

LA PETIZIONE PER LA PACE 1950

Negli anni 1950 e 1951 il regime comunista organizza in Cecoslovacchia due campagne di raccolta firme in grande stile per la "lotta per la pace"; entrambe le azioni nascevano da un preciso contesto politico internazionale e, facendo leva sulla minaccia bellica da poco superata, sono sfruttate per legittimare il regime. Tuttavia dai documenti del CC del Partito emergono diversi casi di cittadini che si rifiutarono di firmare o di situazioni impreviste.

 

A Stoccolma, tra il 16 e il 20 marzo 1950, si svolge la terza riunione del Comitato permanente del congresso mondiale dei difensori della pace, che diffonde il cosiddetto Appello di Stoccolma indirizzato ai parlamenti di tutto il mondo in forma di petizione. Il 21 aprile in Cecoslovacchia il Comitato dei difensori della pace decide di organizzare una raccolta di firme. Il testo della petizione è il seguente:

"Chiediamo che vengano ripudiate incondizionatamente le armi atomiche come strumento di intimidazione e di sterminio di massa. Chiediamo l'istituzione di un serio comitato di controllo internazionale che faccia rispettare queste indicazioni. Riteniamo che un governo che per primo utilizzi armi atomiche contro qualsiasi nazione, commette un crimine contro l'umanità e debba essere giudicato come criminale di guerra. Ci appelliamo a tutti gli uomini di buona volontà del mondo intero perchè sottoscrivano questo appello".

Inizia la raccolta

La campagna per la raccolta firme, coordinata da Bedrich Geminder, coinvolge tutta la struttura politico-organizzativa del paese, e inizia il 14 maggio, giornata dedicata alla Festa delle madri. Circola nelle fabbriche, negli uffici, nelle scuole, e nella settimana tra il 21 e il 28 maggio due funzionari del Fronte nazionale girano casa per casa a raccogliere firme in tutti i comuni. Inoltre il ministero dell'istruzione ordina agli insegnanti di far conoscere ai propri alunni il movimento internazionale per la pace, e di spingerli "a parlare di questi argomenti a casa per influire sulle madri"; in alcune scuole si organizzano gruppi per piantumare "viali della pace" e preparare "campi gioco per la pace" per i bambini.
Dai materiali della presidenza del Comitato centrale del Partito (20 maggio 1950) emerge che uno degli sforzi principali è quello di convincere i cittadini a credere che con il loro lavoro cooperano alla lotta per la pace, garantita soprattutto dall'URSS. Vengono anche rilette alcune parti dell'appello di Stoccolma: la politica americana di opposizione all'espansione del comunismo viene interpretata come preparazione della NATO a una guerra di intervento contro il blocco sovietico ("contro il campo della pace"). Si cerca di dimostrare in tutti i modi che gli USA e la Gran Bretagna intendono ripristinare il nazismo e proteggere i criminali di guerra (accusa portata anche dalla politica ufficiale cecoslovacca: cfr. "Rude Pravo" 23/2/1950).
La campagna di raccolta firme incontra però alcuni ostacoli imprevisti; dai documenti del Partito si leggono alcuni casi curiosi: A Smrzice (Olomouc) un cittadino si rifiuta di firmare "fin quando gli americani non sono alle frontiere". A Kostelni, in provincia di Kraslice, un centinaio di cittadini di origine tedesca acclude una petizione locale, mentre a Liberec la raccolta è organizzata in modo talmente efficiente "che molti cittadini la firmano diverse volte"; a Pardubice qualcuno sui tavoli della petizione scrive "morte ai comunisti!"...
Di firme ce ne sono anche troppe

 

In Lituania negli anni '40 circolava una barzelletta, diventata famosa.
Dialogo fra due cittadini.
- Dove vai così di fretta?
- A votare.
- Ma non sai che le elezioni sono state rimandate?
- Cosa? E perchè?
- Perchè a Mosca hanno perso i risultati...
In effetti, con l'avvicinarsi della fine di maggio, scadenza per la raccolta, appare sempre più evidente che il numero dei firmatari è esagerato, perchè alcuni hanno firmato due o tre volte, magari prima in fabbrica e poi a casa... Il 25 maggio il "Rude pravo" cessa la pubblicazione dei dati precisi, e il 31 maggio appare già il totale "corretto".

Al CC del Partito erano infatti giunti al 30 i seguenti dati numerici:

 

Regione
Firme raccolte
% sulla popolazione

Liberec

498.012

104,0 (!)

Hradec Kralove

480.751

86,9

Cs. Budejovice

420.918

85,2

Pardubice

358.504

84,7

Praga

1.703.870

84,5

Ostrava

664.198

84,0

Brno

760.706

81,4

Gottwaldov

474.657

79,4

Jihlava

335.599

79,4

Olomouc

461.809

78,9

Karlovy Vary

227.815

76,0

Usti nad Labem

461.618

74,0

Plzen

342.965

62,3

TOTALI

Boemia-Moravia

7.191.422

Slovacchia

2.781.316

totale CSSR

9.972.738

Questi dati complessivi vengono così corretti:

TOTALI
"corretti"
reali

Boemia-Moravia

6.761.422

7.191.422

Slovacchia

2.721.316

2.781.316

totale CSSR

9.482.738

9.972.738

I dati vengono corretti non sulla base del numero delle firme raccolte, ma sulla percentuale della popolazione residente nelle regioni; poi vengono pubblicati in questo modo:

Regione
"corretti"
% reale

Liberec

86,4

104,0

Hradec Kralove

85,2

86,9

Cs. Budejovice

84,6

85,2

Pardubice

82,7

84,7

Praga

82,5

84,5

Ostrava

82,0

84,0

Brno

81,4

81,4

Gottwaldov

79,9

79,4

Jihlava

79,4

79,4

Olomouc

78,9

78,9

Karlovy Vary

76,0

76,0

Usti nad Labem

74,0

74,0

Plzen

62,3

62,3

Per dar maggior importanza all'impresa, è lo stesso Gottwald ad apporre per ultimo la sua firma il 30 maggio.
Il giorno dopo, 31 maggio 1950, iniziava il processo contro Milada , e il 20 dicembre il parlamento approvava la Legge 165/1950 "per la difesa della pace".

 

fonte: B. Titzl, Podpisove akce "za mir" 1950 a 1951, in Securitas Imperi nr. 7, 2001


L'AZIONE "K" E L'AZIONE "P"

Nell'aprile 1950, il segretario del partito Slansky, dà ordine ai segretari locali di iniziare l'azione "K" (da "klaster", convento) a suo dire quella più incisiva contro la gerarchia ecclesiastica "e i suoi dissidenti imperialisti". La prima fase, rivolta solo contro i conventi maschili, viene condotta in due riprese nel giro di quindici giorni, nelle notti tra il 13-14 aprile, e tra il 27-28 aprile. La polizia entra senza preavviso nei conventi, concentra i religiosi nel refettorio o nei corridoi, e rende nota la statalizzazione degli edifici sulla base di un decreto governativo inesistente; i religiosi sono costretti a prendere con sé gli oggetti strettamente necessari, per essere trasferiti altrove. La maggioranza degli edifici passa al ministero degli interni e all'esercito.

 

L'agenzia stampa governativa CTK riferisce cinicamente il 18 aprile che "si è accertato che gli ordini religiosi cattolici sono lo strumento utilizzato dalle potenze straniere ostili alla repubblica... Per neutralizzare questa attività ostile sono state introdotte misure che riporteranno gli ordini religiosi alla loro missione originaria". Secondo lo storico Kaplan sono 2.192 i religiosi internati: "La liquidazione degli ordini ebbe anche un risvolto economico e culturale. Fierlinger la definì il maggior trasferimento di proprietà dalla nazionalizzazione delle industrie e dei terreni. Gli ordini maschili possedevano infatti 429 edifici, e quelli femminili 670. Le autorità sequestrarono inoltre alcune decine di milioni di corone depositate sui libretti di risparmio. Solo in Boemia-Moravia erano conservati nei conventi 1.800.000 libri. La Galleria nazionale ricevette 629 dipinti e 247 sculture, il Museo artistico-industriale oltre un migliaio di oggetti".

I principali conventi di internamento in Boemia-Moravia sono quelli di Broumov, Osek, Bohosudov, Kraliky, Ceska Kamenice, Zeliv; in Slovacchia: Podolinec, Jasov, Pezinok, Bac, Malacky, Hlohovec, Benadik, Mocenok. Senza accuse, senza processo e senza sapere la durata dell'internamento e quindi senza possibilità di difesa, i religiosi si trovano nel giro di una notte reclusi in questi edifici, alle dipendenze di un funzionario della (polizia politica). Non essendo previsto dal codice penale, il convento di internamento non ha regole codificate e tutto dipende dall'arbitrio di chi comanda. I religiosi non possono comunicare con l'esterno ma possono svolgere le funzioni religiose. Vi sono internati anche sacerdoti diocesani, specialmente i greco-cattolici.
Contemporaneamente all'azione "K" viene organizzata l'azione "P" (da "pravoslavi", ortodossia), che prevede il "ritorno" dei cattolici di rito orientale, presenti soprattutto nella Slovacchia orientale, in seno all'ortodossia, come già era stato fatto in URSS nel 1946, quando la
(unita) era stata dichiarata fuorilegge perché considerata, contrariamente all'ortodossia, ostile al potere sovietico e alle dirette dipendenze dal Vaticano. L'eparchia (diocesi) ortodossa in Cecoslovacchia, che amministrava comunità rutene e ucraine nelle regioni orientali del paese, si era staccata dalla Chiesa serba per sottomettersi alla giurisdizione di Mosca nel 1945. L'iniziativa in Cecoslovacchia, inizialmente improntata al ritorno volontario tramite formulario, visto l'insuccesso, culmina il 28 aprile 1950 con la convocazione a Presov, in Slovacchia, della Commissione per il ritorno dei greco-cattolici. La commissione, autoproclamatasi sinodale senza averne le competenze, decide la liquidazione della Chiesa greco-cattolica e il passaggio in blocco dei sacerdoti e dei fedeli all'ortodossia. Il giorno prima, 27 aprile, erano stati internati i due vescovi uniti, Gojdic e Hopko. Il 27 maggio il governo ratifica la decisione. Intanto proseguono gli arresti e i fermi di altri sacerdoti, mentre altri religiosi sono obbligati a una ferma triennale nell'esercito. In molte parrocchie greco-cattoliche si registrano scontri fra cattolici e ortodossi, mentre telegrammi e petizioni agli organi istituzionali rimangono senza risposta. Anche in Cecoslovacchia, come accade nella vicina Ucraina, la maggioranza dei fedeli subisce il passaggio all'ortodossia a livello formale, rimanendo segretamente fedele alla propria tradizione.
L'intenzione del governo cecoslovacco è quella di allontanare le suore anche dalle varie attività collegate con enti sociali e caritativi, tranne nel caso in cui può trarre dei vantaggi (per esempio le suore dell'istituto per sordomuti di Praga-Smichov). Il piano, approvato dal Comitato centrale del Partito il 17 aprile 1950, viene attuato concretamente in tempi più lunghi rispetto a quello dedicato agli ordini maschili: dalla fine di agosto all'ottobre successivo. In totale vengono liquidati 720 conventi femminili e internate circa 10.000 religiose.

L'anno accademico 1949-50 inizia con un rinnovato slancio ideologico: "Una gioventù nuova, la gioventù di Gottwald". Il 16 marzo 1950 entra in vigore la legge 58/1950 secondo la quale dalle università viene scorporata la facoltà teologica (che nell'Università Carlo fu la prima ad operare). Il 14 luglio la delibera statale sulle facoltà teologiche (112/1950) definisce le due uniche istituzioni aventi diritto di insegnamento teologico nel paese: la facoltà cirillometodiana di Praga e quella di Bratislava (soppresse: facoltà teologica, istituto diocesano e religioso di Olomouc, gli istituti diocesani di Hradec Kralove, Litomerice, Brno e Cs. Budejovice). Viene introdotto l'insegnamento di marxismo-leninismo (scienze sociali): "L'amministrazione statale, assieme alle Chiese, garantisce che l'educazione dei religiosi avvenga in uno spirito popolare democratico e in conformità con i principi religiosi". Presso le due facoltà teologiche vengono istituiti anche gli unici due seminari generali, con la relativa chiusura dei seminari diocesani. Gli studenti che si rifiutano di sottostare alle nuove disposizioni ricevono la "cartolina" con la chiamata alle armi entro 24 ore.