IL PROCESSO FARSA DEL NOVEMBRE-DICEMBRE 1950

Il 27 novembre 1950 inizia il processo farsa contro il gruppo "dell'alta gerarchia ecclesiastica" accusato di "tradimento e spionaggio", deciso dal Comitato centrale del Partito comunista il 20 settembre. Al processo, presieduto dal giudice Novak, siedono come imputati: Stanislav (n. 12/7/1893), vescovo ausiliario e vicario generale dell'arcidiocesi di Olomouc; Jan Anastaz (n. 20/4/1913), abate del convento benedettino di Brevnov (Praga); Bohuslav S. Jarolimek (n. 14/11/1900), abate del convento premonstratese di Strahov (Praga); Josef Cihak (n. 11/9/1880), arcidiacono del capitolo metropolitano di San Vito (Praga), Otakar Svec (n. 27/8/1888), canonico di San Vito; Jaroslav Kulac (n. 29/5/1887), canonico di San Vito e direttore dell'Unione missionaria del clero; Antonin (n. 27/3/1917), direttore del Centro pastorale arcidiocesano praghese; Jan Boukal (n. 8/5/1906), primo segretario dell'arcivescovo di Praga; Vaclav Mrtvy (n. 1/10/1907), salesiano. La scelta degli imputati era stata fatta per gettare il massimo discredito sulla Chiesa. L'accusa infatti incalzava: "La storia delle lotte di liberazione dei nostri popoli dimostra che la gerarchia della Chiesa cattolica romana ha sempre mantenuto nel nostro paese una situazione di oppressione e di sfruttamento delle masse; contro questo regime i popoli ceco e slovacco hanno condotto la loro lotta per la liberazione nazionale e sociale".
Il 2 dicembre il tribunale di Praga legge la sentenza, che riconosce gli imputati "colpevoli di essersi riuniti fra di loro e con altri, a volte a Praga, a volte ad Olomouc e ripetutamente dal momento della liberazione nel 1945, nel tentativo di annientare l'istituzione democratica popolare, il sistema economico e quello sociale della repubblica, garantiti dalla costituzione, e a questo scopo hanno avuto contatti diretti con potenze straniere". Per questo condanna tutti gli imputati alla confisca dei beni, a sanzioni pecuniarie variabili tra le 10.000 e le 150.000 corone (cifre enormi per l'epoca; ancora nel 1988 lo stipendio medio mensile di un operaio qualificato era di 5000 corone), alla perdita dei diritti civili e rispettivamente:

Stanislav Zela a 20 anni di carcere;
Jan A. Opasek all'ergastolo;
Stanislav Jarolimek, a 20 anni (muore poco dopo la sentenza per i maltrattamenti nel carcere di Pankrac);
Josef Cihak a 10 anni;
Otakar Svec a 20 anni;
Jaroslav Kulac a 17 anni;
Antonin Mandl a 25 anni;
Jan Boukal a 18 anni;
Vaclav Mrtvy a 15 anni.

Vent'anni dopo, nel giugno 1969 si svolse il procedimento di riabilitazione del gruppo, durante il quale emerse che ognuno di essi era stato costretto ad imparare a memoria le proprie risposte da dare durante il dibattimento in aula. Fra i testimoni era presente uno dei giudici istruttori, il quale ammise che secondo la prassi di quegli anni era procedura normale inserire nei verbali degli imputati termini quali "spionaggio", "attività illegale", ecc. Scrive la storica Jaroslava Radouchova: "Scopo del processo era dimostrare la responsabilità politica dei vescovi per gli atti degli accusati e aprire così la possibilità di un eventuale procedimento futuro contro i vescovi... Le prove dell'accusa furono simili a quelle dei processi precedenti ai rappresentanti degli ordini religiosi... Dopo le esperienze dei processi contro i membri degli ordini religiosi nei quali alcuni accusati respinsero e ribatterono le accuse, la sceneggiatura di questo processo fu accuratamente preparata. L'unico difetto nella regia fu semplicemente l'ignoranza della problematica e dell'ambiente ecclesiastico, nel quale gli accusati si erano mossi per tutta la vita... Nel corso del processo i vescovi cecoslovacchi furono presentati al pubblico come nemici capitali dell'ordinamento democratico popolare e come l'ostacolo principale allo sviluppo di rapporti di amicizia tra la Chiesa cattolica e lo Stato".


"I vespri in una qualunque abbazia: 'E non indurci in tentazione, ma liberaci dal male, amen' ".
La vignetta antireligiosa (© Pernes) descrive gli ordini religiosi come depositi di armi e fucine di spie vaticane.
CAMPIONI DEL MONDO DI HOCKEY IN GALERA

Nel febbraio 1949 la nazionale di hockej vince il campionato del mondo. Nel marzo del '50 la squadra avrebbe dovuto recarsi a Londra per difendere il titolo. Nel timore che qualcuno dei giocatori cogliesse l'occasione per scappare in Occidente, le autorità cecoslovacche inscenano congiura e processo contro 10 atleti campioni del mondo. Il "capo" dei "congiurati", il portiere Modry, viene condannato a 15 anni, Bubnik a 14, Konopasek a 12, Rozinak e Kobranov a 10, Jirka a 6, Cerveny a 3, Macelis a 2, Spaninger e Hajny a 1 anno, Stock a 8 mesi. Nel 1955 Zapotocky concede la grazia e vengono poi rimessi in libertà, ma ormai i campi di lavoro hanno compromesso la loro forma fisica. Modry morirà nel 1963 a soli 37 anni.