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sulla STORIA POLITICO-CULTURALE CECA e SLOVACCA © www.charta77.org |
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Il
territorio che oggi fa parte delle repubbliche ceca e
slovacca era già stato anticamente contrassegnato
dalla presenza continua di varie colonizzazioni, dalla
preistoria fino all'arrivo delle tribù slave,
provenienti per diverse strade dai loro habitat originari
dietro i Carpazi. La posizione geografica di questo
territorio, che si trovava sul crocevia naturale dell'Europa
centrale, fu importante per il commercio tra sud e nord fin
dai tempi antichi. Naturalmente difese da queste catene
montuose, da selve e colline, le terre ceche costituivano un
importante anello di congiunzione tra l'Europa occidentale e
quella orientale; attraversate dall'antica via dell'ambra,
che risaliva probabilmente la Moldava collegando il Danubio
all'Elba, ricche di legname e minerali, queste terre videro
i passaggi di popolazioni celtiche e germaniche. Le truppe
romane erano stanziate più a sud, nel territorio
della odierna Moravia e Slovacchia, mentre in Boemia non
esistono tracce della loro presenza. I longobardi passarono
alla fine del V secolo, per poi trasferirsi in Baviera. Alla
fine del V secolo in Boemia giunsero gli slavi, seguiti poco
dopo dai nomadi àvari, che li sottomisero. Nel VII
secolo ci fu la formazione di un'unità difensiva
contro le tribù avare, sotto la guida del mercante
Samo
(623-628 circa d.C.). Nel 796 Carlo
Magno sconfisse
definitivamente gli avari, e la sua influenza politica si
estese su Pannonia, Moravia e Boemia. Le prime notizie che
possediamo sui diversi principati
slavi che
successivamente si formarono a nord del Danubio risalgono
all'inizio del secolo IX: documenti bizantini attestano che
nel cuore dell'Europa esisteva un'importante unità
politica slava, che l'imperatore Costantino Porfirogenito
chiamava "Grande Moravia".
Dagli anni 830-333, quando il territorio dell'attuale Moravia e Slovacchia venne unito sotto il principe Mojmir, la Grande Moravia cominciò a rafforzare il suo influsso con il principe Rastislav (846-870). Rastislav si sforzò di sottrarre le sue terre alla giurisdizione ecclesiastica dei vescovi bavaresi, e si orientò politicamente verso Bisanzio. Dopo la fallita missione presso il pontefice di Roma, dove Rastislav chiese maestri capaci di istruire il suo popolo nella fede cristiana, lo stesso principe inviò nell'862 ambasciatori all'imperatore Michele, a Bisanzio con la stessa richiesta. Michele incaricò della missione i due fratelli Cirillo (Costantino) e Metodio: "Voi siete di Salonicco, e i tessalonicesi parlano tutti puro slavo". Alla vigilia della missione, la zona di Salonicco era abitata da slavi meridionali, e costituiva la cosidetta "tema" tessalonica, una delle unità territoriali militarmente organizzate da Bisanzio che inglobavano le popolazioni slave penetrate nell'impero all'inizio del VII secolo. Cirillo, per poter tradurre i testi religiosi e poter affrontare la missione, elaborò un alfabeto (glagolitico; il cirillico viene dopo, per motivi di ordine pratico, dal greco maiuscolo) che potesse rappresentare i suoni delle parlate slave ed iniziò la traduzione dei testi liturgici dal vangelo di Giovanni, senza però conoscere la lingua slava occidentale parlata nella Grande Moravia, in quanto a Salonicco gli slavi parlavano una lingua del gruppo slavo meridionale, bulgaro-macedone. Ma i due fratelli non furono i primi ad introdurre il cristianesimo nei territori della Grande Moravia, essendo già presente da tempo, come testimoniano gli scavi archeologici (numerose chiese e oggetti sacri nelle tombe). Nelle terre ceche, c'è addirittura la testimonianza di sant'Ambrogio vescovo di Milano che nel IV secolo inviò alla regina marcomanna Fritgild un compendio del vangelo. Carlo Magno, nel 798, aveva incaricato l'arcivescovo di Salisburgo di inviare missionari tra le popolazioni slave. Nella Grande Moravia operavano dunque missionari franco-bavaresi, latini e persino greci. Metodio, dopo la morte di Cirillo, fu nominato vescovo e legato pontificio per Pannonia e Moravia, e continuò l'opera missionaria. Ma le discordie generate dalle competenze territoriali con i vescovi franco-germanici fecero sì che i discepoli di Metodio subissero persecuzioni e venissero infine espulsi dalle regioni centro-europee. Si rifugiarono in Bulgaria, da re Boris, da dove la liturgia slava prese piede nella terra bulgara e verso la fine del secolo X penetrò in Russia. L'opera dei due fratelli, con san Benedetto compatroni d'Europa, fu essenzialmente una missione cristiana e culturale, con lo scopo primario di convertire i popoli slavi, con la proclamazione del vangelo, l'organizzazione di una comunità ecclesiale stabile, e l'introduzione di uno strumento - l'alfabeto - generatore e valorizzatore di cultura. Non si trattò dunque di un tentativo mirato unicamente a scopi espansionistici bizantini. Una delle gravi conseguenze del disfacimento della Grande Moravia, culla della scrittura e della letteratura degli slavi d'occidente (906-907), sotto i colpi degli invasori magiari, fu la scissione tra i popoli che originariamente avevano formato questa unità. Nelle terre ceche ebbe origine un nuovo stato sotto la guida dei sovrani Premyslidi, durato fino al 1306; la Slovacchia divenne parte dello stato ungherese, rimanendovi inglobata per un millennio. La fase più antica della letteratura boema, dagli inizi fino a quasi la fine del '200, risente delle precarie condizioni delle terre ceche, minacciate di continuo dai potenti vicini e dalle discordie interne. In un paese travagliato da persistenti crisi, la cultura stentò a diffondersi dai due principali centri di irradiazione: il convento benedettino di Brevnov, istituito nel 992, e quello di tradizione slava di Sazava, fondato nel 1032. Da questi due monasteri germogliarono le più antiche tradizioni letterarie nelle terre ceche, quella slava e quella latina. Certo, con il crollo della Grande Moravia, il mondo bizantino e la cultura slava persero la possibilità di continuare ad influire sulla vita culturale locale; così, mentre lo slavo perdeva posizione, si affermava il latino. Fra i monumenti più antichi della cultura ceca si ricorda la Vita di san Venceslao e santa Ludmila, in latino, (metà X sec), e la Chronica Bohemorum, compilata tra il 1110 e il 1125. La lingua ceca era usata per qualche glossa, per alcune preghiere e canti pagani. Nel X secolo sono due le figure maggiori della storia ceca: il giovane principe Vaclav (Venceslao), assassinato nel 929 e venerato come martire e santo; e il secondo vescovo di Praga, (Vojtech). La Slovacchia, delimitata da monti a nord e a ovest, geograficamente aperta verso sud e sud-est, è contigua ai territori ungheresi. Ciò permette di comprendere come mai l'intera regione, dopo il crollo della Grande Moravia, potesse essere facile preda delle orde magiare provenienti da oriente. La Slovacchia cadde sotto il giogo ungherese. Durante il regno di Stefano I, il territorio slovacco conservò però una distinta fisionomia amministrativa: esso era parte di un principato affidato al principe ereditario. Ma il peggio giunse all'epoca del re ungherese Béla IV (1235-1270) quando (1241) le orde tatare travolsero le difese e devastarono il regno per oltre un anno. La Slovacchia subì anche la deportazione in Asia di parte della popolazione. Il re Béla concesse al territorio slovacco importanti privilegi per la resistenza dimostrata contro i tatari, mentre nuovi coloni tedeschi fondavano città e iniziavano lo sfruttamento delle ricchezze del sottosuolo slovacco. |
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