Il DUECENTO e il TRECENTO

Per un periodo abbastanza lungo, i sovrani premyslidi esercitarono un tenace sforzo per conservare la compattezza statale, minacciata, oltre che dall'esterno, da ambizioni autonomistiche dei feudatari locali e dalle tendenze disgregatrici insite nella stessa famiglia regnante. Nel XIII secolo il prestigio boemo aumenta con re Otakar I (1197-1230), re Otakar II (1253-1278) che estese i domini fino alla Stiria e alla Carinzia; ma la tendenza espansionistica continuò anche con Vaclav II (1278-1305). Il Duecento favorì l'arrivo di immigrati tedeschi: la scoperta dell'argento e dell'oro richiamava i minatori dai territori vicini, mentre la fondazione di nuove città attraeva la borghesia tedesca, artigiani e commercianti. I re di Boemia, quasi sempre sposati con principesse di origine tedesca, favorivano l'immigrazione. L'aumento della potenza ceca esercitò benèfici influssi sulla vita culturale del paese che si andava trasformando in uno stato feudale. Il benessere economico fra le classi più elevate consentirono a molti di compiere studi all'estero (Italia, Francia). All'intera nobiltà la casa regnante dava l'esempio di mecenatismo, accogliendo letterati e poeti, specialmente tedeschi (i Minnesänger; lo stesso Petrarca). La venuta dei poeti tedeschi ostacolò però la nascita di una poesia di corte in ceco. Così la lingua tedesca andava diffondendosi anche nelle città, dove la popolazione tedesca era economicamente forte, e contribuì a creare distacchi sempre più rilevanti tra i vari strati della popolazione: il tedesco insomma diveniva lingua della nobiltà, dei potenti, e segnava il confine tra sudditi (che parlavano il ceco) e signori.

Solo verso la fine del XIII secolo, quando la germanizzazione delle terre ceche minacciava la scomparsa della tradizione indigena dalla vita pubblica, i rappresentanti della nobiltà boema percepivano preoccupati la minaccia dell'invadenza straniera. Poi entrò nelle terre ceche prepotentemente la figura di Carlo IV, figlio di Giovanni di Lussemburgo e dell'ultima superstite dei reali di Boemia (Eliksa); Carlo IV regnò dal 1346 al 1378. L'influsso di diverse culture lo predisponeva a un universalismo che oltrepassava i limiti culturali delle terre occidentali. Da giovani trascorse diversi anni alla corte di Parigi, a diciassette anni era a fianco del padre nella campagna militare in Italia settentrionale. In Boemia, conobbe il mondo slavo. Riconobbe l'importanza della Boemia nella marea di vari piccoli principati e città che componevano quello che si chiamava impero romano germanico, e volle fare di Praga la capitale dell'impero. Nel 1348 fondò l'Università Carolina, la prima università dell'Europa centrale, dove confluivano gli studenti dai paesi vicini. Durante il suo regno la letteratura fu fortemente influenzata dai suoi gusti personali; Carlo aveva una grande passione, per esempio, per le reliquie e le processioni, e si sviluppò a poco a poco una nuova scuola poetica che scelse come oggetto della attività creativa la composizione di leggende sacre in versi. Dal clima mistico-religioso predominante allora traggono origine anche alcune opere letterarie connesse con i periodi liturgici, quali ad esempio i "pianti di Maria", monologhi o dialoghi lirici recitati al Venerdì santo. All'atmosfera religiosa prevalente nel Trecento boemo si riallacciano anche le composizioni moralistiche e satiriche; ma non va neppure dimenticato un filone laico. Verso la metà del XIV secolo, quando la lingua nazionale ebbe il sopravvento sul tedesco, ci fu anche l'evoluzione del gusto letterario coincidente con l'ascesa alla vita culturale di nuovi ceti sociali: la lettura, fino a quale momento coltivata dai più abbienti, cominciò ad attirare anche i meno agiati; alla poesia dotta venne ad affiancarsi la prosa destinata a un pubblico più vasto. Argomenti prediletti erano i viaggi e le descrizioni dei paesi lontani, l'oriente, i mondi fiabeschi della fantasia.

Ma verso la fine di questo secolo (XIV) compaiono le prime avvisaglie dei problemi che animeranno la vita boema e sfoceranno nel grande periodo di Jan Hus: le dispute sull'Eucaristia e sulla moralità del clero, preannunciate dalla comparsa, oltre che di predicatori, da alcuni "manuali" di vita cristiana per i laici. Si preannunciava anche la crisi interna del paese, nonostante le ultime riforme di Carlo IV. La crisi scoppiò con il movimento hussita, trasformatosi da istanza di riflessione in moto rivoluzionario, che interessò in parte anche la Slovacchia. Il regno d'Ungheria (e quindi i territori slovacchi) all'inizio del '300 erano governati dagli Angiò. Fu un periodo abbastanza lungo di pace e prosperità in tutto il regno. Dal punto di vista culturale, sulla Slovacchia, dall'età più antica fino all'epoca illuministica, si esercitarono influssi provenienti da più direzioni. Ma né i dominatori ungheresi né la forte borghesia tedesca immigrata riuscirono a lasciare tracce profonde del loro predominio sulla coscienza nazionale slovacca. I loro rapporti con la popolazione si fermavano alle differenze di casta, ponendo così barriere insormontabili tra i contadini e i signori, tra i commercianti e i facoltosi artigiani. Il flusso di elementi letterari o artistici ungheresi e tedeschi lambì la superficie dell'anima slovacca senza intaccarne però il nucleo. Fu solo tra il XIV e il XV secolo che si nota una maggiore partecipazione alla vita culturale europea, quando la fondazione dell'università di Praga stimolò gli slovacchi a recarsi nella capitale boema e in altre università (anche a Bologna e Padova), nonché ad istituire in Slovacchia centri di istruzione.

A sinistra: Jan Hus condotto al rogo (Cronaca di Richenthal). Il 21 aprile 1990 Giovanni Paolo II, durante il viaggio in Cecoslovacchia, propone la riabilitazione del teologo boemo: "Al di là delle convinzioni teologiche da lui propugnate, non si possono negare ad Hus integrità di vita personale e impegno per l'istruzione e l'educazione morale della nazione".



Le guerre hussite (dal Codice di Jena).