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Il
lungo periodo che dal '400 arriva alla fine del '700 vede in
Boemia inizialmente l'espansione dello spirito patriottico,
poi una lenta decadenza che precipita nella servitù,
e infine i primi barlumi della rinascita politica e
culturale. Il sovvertimento pratico dell'ordine costituito
iniziò dopo che Jan Hus, giudicato eretico dal
concilio di Costanza, venne arso sul rogo nel 1415. La sua
tragica fine innescò la rivolta in tutto il paese. Il
nuovo re, Vaclav IV, che inizialmente aveva accettato le
richieste di Hus (maggiore incidenza dell'elemento ceco
nelle decisioni riguardanti le sorti del regno, e un
rinnovamento dei costumi della popolazione), dinanzi al
precipitare degli eventi e alle pressioni esterne,
preferì evitare ogni rischio. Il re morì nel
1419, lasciando le terre ceche in mano ad audaci
condottieri, accompagnati da mezzo secolo di scontri e
devastazioni. Alla fine le discordie interne si sarebbero
ricomposte, e la battaglia finale di
Lipany
pose termine agli ardori dei rivoltosi. Alla metà del
XV secolo salì al trono Jiri Podebrad (1458-1471),
ultima grande figura di sovrano "saggio" e tenace prima
della parentesi jagellonica polacca, e della successiva
epoca asburgica.
Jan Hus, nato a Husinec nel 1371, era prete e docente all'università carolina. Non era il pensatore più originale tra i teologi cechi, la sua forza non stava nella sfera teoretica. Nelle sue prediche esortava i fedeli all'obbedienza alla parola di Cristo; ai sacerdoti consigliava la povertà, e alla Chiesa il ritorno alla semplicità originaria. Instancabilmente si rivolgeva alla grande massa del popolo, esortandolo alla conversione e parlando un linguaggio semplice, in ceco, immediatamente comprensibile. Trovò l'appoggio di re Vaclav IV, almeno all'inizio. La critica che muoveva Hus alla Chiesa di allora partiva da una motivazione morale, non dogmatica: i suoi avversari lo accusavano di sostenere l'eretico inglese Wyclef e il suo insegnamento simbolico sulla Comunione. Ma non era vero: Hus non sposò mai questa tesi, e come pensiero resta sul terreno della Chiesa cattolica, che a quel tempo doveva fronteggiare grandi problemi: ad esempio, tre papi dal 1409 rivendicavano la loro autorità sui fedeli scomunicandosi a vicenda. Fra l'altro, Hus fece molto anche per la lingua ceca, codificandone la grafia. Hus decise di recarsi al concilio di Costanza per testimoniare la verità che aveva trovato nella Sacra Scrittura. Sebbene avesse avuto l'assicurazione di Vaclav IV per la propria libertà e immunità, fu messo in prigione. Hus immaginava il concilio come un luogo dove poter tenere libere dispute, come negli ambienti universitari che frequentava quotidianamente, ma si scontrò con una istituzione intransigente, e il giudizio fu fatto. Il 6 luglio del 1415 fu condotto nel duomo di Costanza e venne condannato al rogo, pena per gli eretici. Le sue ceneri vennero disperse nel Reno. L'atteggiamento umile e coraggioso di Hus, testimoniato anche dai suoi carteggi dal carcere prima dell'esecuzione, ebbero vasta eco in Boemia, suscitando sdegno e proteste. Il concilio aveva condannato la comunione sotto le due specie, che si impose però presto fra i discepoli di Hus e divenne espressione dell'allontanamento dal decadimento della gerarchia ecclesiastica. I più intransigenti lasciarono Praga e fondarono la città di Tabor, mentre i più moderati, gli utraquisti, raccolsero l'adesione del ceto borghese. Gli utraquisti, di fronte alla minaccia di un intervento armato da parte del re e della Chiesa, intesero concludere la pace sulla base di alcuni compromessi dottrinali. I taboriti invece non cedettero, e si arrivò alla lotta fratricida, nella quale gli utraquisti ebbero la meglio con la battaglia di Lipany, nel 1434. Piegando la potenza militare dei più decisi tra gli hussiti, la triste giornata di Lipany pose termine alle lotte armate, ma non placò le discussioni. Le tendenze riformatrici si combinarono poi con le spinte riformistiche protestanti Re Jiri Podebrad ascese al trono quando il paese era ancora esausto per le discordie, lacerato dai contrasti, assediato dai nemici che spiavano le occasioni propizie per inferire i colpi e minare l'integrità ceca. Re Jiri rinvigorì l'autorità e l'ordine, rinsaldò le finanze, tenne a bada i turbolenti signori feudali e cercò di sviluppare una politica estera attiva per comporre dissidi e prevenire conflitti. Fu duro con i nemici ma moderato con i vinti. Nella sua orbita poté fiorire una letteratura, prevalentemente di parte, espressa da autori utraquisti o cattolici, che si lasciò maggiormente guidare dagli eventi storici, occupandosi cioè in prevalenza di argomenti teologico-religiosi causa delle dispute politiche. Nella seconda metà del XV secolo l'impulso umanistico raggiunse la Boemia specialmente grazie ad Enea Silvio Piccolomini, che poi sarebbe diventato papa Pio II; il suo particolare interesse per la Boemia, che visitò più volte, è testimoniato dalla sua corrispondenza con amici cechi, e si espresse soprattutto nella sua ampia Historia Bohemiae, terminata nel 1458, poco prima di diventare papa. La letteratura del tardo '400 continuò ad essere strumento di polemica. L'educazione di tipo umanistico cessò però di essere privilegio esclusivo degli aristocratici e dei letterati: gli studi venivano seguìti dai ceti borghesi che conferirono alle loro attività una impronta prettamente patriottica, rivalutando la fierezza e la fedeltà alla propria lingua e al popolo boemo. La diffusione della stampa, all'inizio del '500, rese possibile nelle terre ceche un'abbondante attività editoriale. Fra l'altro, si deve ad una frangia protestante luterana, i Fratelli boemi, la traduzione clandestina in lingua ceca del testo originario della bibbia, nota come Bibbia di Kralice, che per più di 200 anni è stata il punto di riferimento per il ceco classico. Il successivo regno degli Jagelloni di origine polacca (Luigi, 1516-1526) fu caratterizzato da un indebolimento del potere reale. Nel 1526 troviamo la figura di Ferdinando I d'Asburgo (1526-1564), che si sforzò di consolidare le proprie posizioni anche usando la forza. Il pericolo della penetrazione tedesca nei posti chiave dell'amministrazione del paese si presentò così nuovamente in maniera preoccupante. Fu in questa situazione che, nell'ambito culturale, maturarono gli interessi per la storia, come se la nazione boema, presentendo l'imminente cattività, avesse voluto fissare la memoria del proprio passato. In quest'opera di recupero del passato vi fu anche chi volle strafare, falsificando le vicende storiche. Campione di tali eccessi, e per questo è passato alla storia, fu Vaclav Hajek di Libocany, morto all metà del '500, che si conquistò questo discutibile primato con la sua Cronaca boema, 528 enormi pagine storiche che però non sono altro che una congerie di fatti distorti se non addirittura inventati. Rodolfo II d'Asburgo (1576-1611) fu uno dei più singolari sovrani che la Boemia abbia mai avuto. Stravagante, sognatore, malinconico e spesso preda di accessi di collera, incline alla superstizione e a pretese scientifiche, si circondò di una folla variopinta di personaggi altrettanto strani: da solidi uomini di scienza a genialoidi o imbroglioni, da astrologi a sedicenti maghi che inseguivano la pietra filosofale o l'elisir di lunga vita. Rodolfo II diede la sua impronta a tutto il paese, e molti signori locali lo imitarono. Anche la cultura del tempo ne restò influenzata, unendo però alla fastosità formale l'assenza di una vera autenticità artistica. In Slovacchia, dopo il tragico rogo di Hus, mentre in Boemia scoppiava la rivoluzione armata, molti vennero in contatto con l'hussitismo, alcuni ne furono conquistati (e debitamente puniti con la confisca dei beni). Le spedizioni punitive contro gli hussiti boemi provocarono le rappresaglie hussite contro il regno ungherese, e a farne immediatamente le spese furono i territori slovacchi, più vicini al teatro degli avvenimenti. Con la salita al trono di Mattia Hunyady, detto Corvino (1458-1490), il regno ungherese tornò sotto un re nazionale; egli sconfisse definitivamente gli hussiti in Slovacchia nel 1467. La sua politica portò al consolidamento del potere centrale, alla liquidazione dell'anarchia feudale e alla ripresa economica; nell'ambito culturale fece molto per aprire il regno agli influssi umanistici provenienti dalle università italiane, e nel 1465 fondò l'università di Bratislava. Ma re Mattia ebbe successori deboli, e questo favorì le spinte disgregatrici dell'oligarchia che gettò il paese nelle lotte intestine, aumentò smisuratamente la pressione fiscale e amministrativa sui più umili, non curandosi sciaguratamente dell'incalzante pericolo turco. Così quando i turchi di Solimano nel 1526 mossero verso il Danubio, il regno ungherese non aveva più forze per organizzare una difesa efficace. Il re [Luigi II jagellone] affrontò i turchi di Solimano il Conquistatore a Mohacs con un esercito sproporzionato che fu interamente distrutto. Morì il re, morirono tutti i suoi magnati, e la corona d'Ungheria passò agli Asburgo, con Ferdinando. Intanto i turchi avanzavano senza incontrare ostacoli. Nel 1529 cadde la capitale del regno ungherese, Buda. Il territorio controllato da Ferdinando si ridusse praticamente alla Slovacchia. La capitale si trasferì a Bratislava, la sede primaziale a Trnava. I turchi verranno poi sconfitti a Lepanto nel 1571, per arrivare fin sotto le mura di Vienna nel XVII secolo ed essere definitivamente sconfitti nel 1683. |
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