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La vita dei cechi e degli slovacchi nei secoli XVI e XVII si
può riassumere con il titolo del romanzo di
Sienkiewicz con cui volle descrivere la situazione europea
di allora, "Diluvio". Fu il periodo in cui i turchi
spostarono le loro armate verso l'Europa centrale, furono i
tempi della riforma protestante e della controriforma; fu il
periodo del barocco, e della sciagurata
Guerra
dei Trent'anni.
All'inizio del '600 nelle terre ceche si giunse a una
situazione di equilibrio religioso, cui fu però posto
termine nel 1620 con il fallimento della sollevazione contro
il dominio austriaco e la battaglia della Montagna Bianca
che, distruggendo la libertà e l'indipendenza
nazionale, diede avvio contemporaneamente alla guerra dei
Trent'anni. La guerra dei Trent'anni ebbe inizio a Praga nel
1618, con l'usanza tipicamente ceca della defenestrazione
dei luogotenenti del re asburgico da parte dei trenta
amministratori locali. L'invasione e il saccheggio della
Boemia da parte delle truppe imperiali vittoriose, le
devastazioni provocate dal conflitto generale e le
persecuzioni lanciate contro l'"eretica" Boemia spinsero
all'esilio migliaia di famiglie e di intellettuali. E' il
cosiddetto periodo del "Temno", dell'oscurità. Con
l'avvio della controriforma,
la vita spirituale e culturale fu in mano ai gesuiti, in
gran parte stranieri. Praga cambiò volto: accanto ai
monumenti gotici si innalzarono decine di edifici barocchi
("E su tutti i ponti guardano, da tutte le fessure spiano
sempre, sempre, Nepomuceni" scriveva Rilke, poeta tedesco,
da Praga), simboli della controriforma. Principale
costruttore della Praga barocca è Kilian Dinzenhofer,
con lo scultore Brokoff. La lingua ceca, costretta ad
affrontare l'attacco rinnovato del latino e del tedesco,
vacillò e cadde relegata tra gli strati popolati. La
poesia dell'età della controriforma non produsse
frutti notevoli, esaurendosi nella lirica spirituale e nella
tematica moralistica barocca. Questo periodo fu
caratterizzato da una rinascita delle iniziative teatrali,
dove si intrecciavano testi di argomenti sacri a temi
popolareschi e di vita rurale. Per tutto il '600, le vite
dei santi, i drammi scolastici e gli scritti di edificazione
si ripeterono monotonamente. La ricattolicizzazione che
seguì alla battaglia della Montagna Bianca fece
sì che la Chiesa cattolica diventasse per molta parte
della nazione un corpo estraneo, che ne minava sempre di
più i sentimenti religiosi e nazionali. Questo stato
d'animo trovò incremento anche nel fatto che la
gerarchia cattolica era di origine straniera e di stirpe
nobiliare, e che la Chiesa cattolica era diventata
più o meno una Chiesa di stato, dando vita a una
forma di austro-cattolicesimo. (Zverina). Importante in
questo periodo è la figura di Comenius,
Jan
Amos Komensky, nato
nel 1592 (m. 1670) da una famiglia dei Fratelli boemi. Le
conseguenze della battaglia della Montagna Bianca lo
costrinsero a lasciare la patria. Fu erudito e fautore di
un'educazione enciclopedica che doveva contribuire ad
affratellare tutto il genere umano. Elementi essenziali del
suo profilo spirituale furono l'amore profondo per la
patria, la dedizione alla causa e ai grandi ideali della
fratellanza e dell'amore, realizzabili con l'elevamento del
livello dell'istruzione.
In Slovacchia, il processo di ricattolicizzazione esercitò i suoi influssi come sull'Ungheria. In un clima spirituale molto diverso da quello delle terre ceche, senza l'asprezza e la violenza che là avevano caratterizzato le lotte confessionali, il confronto tra cattolici e protestanti si svolse soprattutto nel campo dell'educazione. Attorno ai vari istituti, cattolici o protestanti, si sviluppò una notevole produzione filosofico-teologica in latino. I fatti collegati con la battaglia di Mohacs e le successive puntate turche in territorio slovacco, fornirono materia di ispirazione per ignoti autori popolari che lasciarono delle composizioni epiche dedicate al dominio mussulmano nel regno d'Ungheria. Fra l'altro, l'insediamento degli eserciti turchi vittoriosi a sud spinse molti ungheresi, specialmente appartenenti a ceti nobiliari, a migrare in Slovacchia, dove venne a costituirsi una cultura mista, bilingue. La maggior parte della prosa cattolica trasse spunto da argomenti religiosi e, in latino o in ceco slovacchizzato, si occupò di temi teologici o polemici contro i protestanti. Più interessante è la prosa storica e documentaristica: si tratta in gran parte di memorie e diari in latino e in tedesco, scritti da esuli protestanti. Verso la fine del XVII secolo, la sconfitta dei turchi sotto Vienna (nel 1683) e la liberazione di Buda nel 1686 permisero agli Asburgo di inasprire l'applicazione della loro politica controriformistica e di estenderla progressivamente su tutti i loro domini. Le guerre austro-prussiane scoppiate attorno alla metà del Settecento apportarono nuove sciagure nelle terre ceche, ora occupate da eserciti stranieri, sottoposte a spoliazioni e saccheggi. Nell'ultimo quarto di secolo, tuttavia, le condizioni generali migliorarono fino ad un livello di tollerabilità, anche in concomitanza con le riforme illuministiche che, in parte per la spinta esercitate da sommosse contadine, in parte per inclinazione dei sovrani, furono iniziate da Maria Teresa d'Austria e sviluppate da Giuseppe II. La preoccupazione di Maria Teresa fu quella di costruire un forte stato centralizzato, diretto da Vienna; cercò di eliminare la sperequazione tributaria, ridusse i dazi interni, riordinò le procedure giudiziarie, riformò le scuole, eliminò l'uso della tortura. Nel 1781 fu abolita la servitù della gleba, e ci fu il riconoscimento dei diritti alla libertà di coscienza e di stampa. In materia religiosa si mirava ai princìpi della tolleranza. Ma se era stato relativamente facile promulgare atti e prendere misure al fine di eliminare i difetti del vecchio regime, era altrettanto difficile mettere poi in pratica queste indicazioni. Nell'ambito culturale, gli artefici della rinascita spirituale boema preferirono compiere un esame di coscienza e riscoprire le origini della nazione dedicandosi ad attività filologiche. Così facendo riuscirono a salvaguardare l'individualità spirituale del loro popolo scongiurando la rinnovata minaccia di germanizzazione. Se in precedenza la penetrazione culturale tedesca aveva avuto infatti un carattere più o meno spontaneo, lo stato illuministico creato da Giuseppe II era caratterizzato dalla volontà precisa di snazionalizzare i gruppi etnici sottoposti a Vienna. Gli intellettuali boemi furono costretti così a valorizzare le caratteristiche della nazione perché essa potesse sopravvivere alle pressioni esterne. Oltre agli storici, che svolsero la funzione di antitesi alle tendenze centralizzatrici viennesi, sorse una importantissima scuola filologica, rappresentata da figure quali Durych o Dobrovsky. La questione della lingua fu posta in primo piano. Verso la fine del '700, infatti, non esisteva più un ceco letterario unitario: il lessico appariva povero e la sintassi incerta. E' soprattutto a Dobrovsky che va riconosciuta la qualifica di precursore della slavistica moderna (Deutsch-Böhmisches Wörterbuch, Geschichte der böhmischen Sprache und Literatur,...). Ad un livello piuttosto basso si mantenne anche la poesia del tardo '700. La prosa ebbe un carattere prevalentemente pedagogico: i prosatori cercavano di educare i lettori al culto della ragione, pur lasciandosi a volte attrarre da soggetti bizzarri e storie che trattavano di poteri magnetici e spiritistici. Tra la fine del '700 e l'inizio dell'800 Boemia e Moravia riacquistarono la coscienza di nazione. La letteratura sarebbe fiorita nell'età immediatamente successiva, quando le guerre napoleoniche avrebbero riacceso le speranze di libertà dei popoli ancora privi di indipendenza, e il diffondersi delle correnti romantiche valorizzato la poesia popolare. Dopo la definitiva cacciata dei turchi dalla pianura ungherese, in Slovacchia si ebbero contraccolpi politicamente sfavorevoli. Questa regione che, fino ad allora, aveva rappresentato la continuità storica del regno ungherese, ebbe il ruolo di provincia marginale. Il rafforzamento della posizione dell'aristocrazia rese più forte il distacco tra i vari strati della popolazione: i contadini e i pastori slovacchi si videro governare da una nobiltà straniera che, dopo aver sconfitto i turchi, assunse nuovamente atteggiamenti oppressivi. La disfatta turca provocò anche la migrazione di migliaia di slovacchi verso le regioni meridionali riconquistate. Intanto giungevano anche a Bratislava, da Parigi e tramite Vienna, le nuove idee illuministiche, portate avanti dall'imperatore Giuseppe II. La poesia settecentesca slovacca seguì la linea principale dell'epoca precedente, ispirandosi a motivi religiosi. La prosa, cattolica e protestante, si occupava delle dispute religiose e di argomenti di edificazione. Degna di nota è anche l'attività storiografica: mentre quella protestante fu caratterizzata da atteggiamenti rassegnati, che rispecchiavano l'amarezza e lo sconforto, quella cattolica era permeata da tinte barocche. Anche per la Slovacchia il '700 fu un secolo fondamentale per la questione della lingua. Nell'epoca precedente le lingue usate erano il latino, l'ungherese, il tedesco e il ceco; ora si registrarono i primi tentativi di analisi del patrimonio linguistico nazionale; degna di nota la figura dello slavista Pavol Dolezal (Grammatica Slavico-Bohemica). |
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