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Nel 1792 era salito al trono Francesco
II. Egli dovette
fronteggiare l'espansione dei moti rivoluzionari che, dalla
Francia, stavano investendo i paesi raggiunti dagli eserciti
di Napoleone. Per opporre una barriera alle minacce esterne,
l'imperatore tentò di consolidare la sua posizione
con una politica di repressione, sviluppando le tendenze
centralizzatrici e assolutistiche di Giuseppe II. La
situazione si fece grave con l'ascesa al potere di
Metternich. Fu in questo clima che gli impulsi del
romanticismo europeo trovarono un terreno fertile anche
nelle terre ceche.
Nel 1817 lo scrittore Vaclav Hanka annunciò di aver trovato 8 poemi epici e 6 liriche che esaltavano le gesta degli antichi cechi; si trattava però di falsificazioni. Un altro personaggio caratteristico, per un altro verso, dell'epoca, fu Frantisek Palacky (1798-1876). Dopo aver appoggiato l'ideale giovanile indipendentistico del cosiddetto "risveglio nazionale", abbracciò l'austro-slavismo, che si proponeva di fondere a parità di diritti l'elemento germanico e quello slavo nell'impero asburgico. Palacky fu anche il più profondo storico della sua epoca, e legò il suo nome alla monumentale Storia della nazione ceca. Nei primi decenni dell'800 la questione della uguale dignità della lingua ceca entrò in una fase risolutiva e la letteratura boema parve seguire le idee romantiche del continente europeo. Figura caratteristica di questo periodo è Josef Jungmann (1773-1847), insegnante. Notevole è la sua opera Sulla lingua ceca. Il romanticismo ceco si inserì nella storia del romanticismo europeo con alcune peculiarità: innanzitutto non si contrappose (come in Germania e in Francia) a movimenti precedenti, ma rimase nell'ambito della tradizione formatasi sulle dottrine illuministiche. Un'altra peculiarità del romanticismo ceco fu quella di scegliere dal romanticismo straniero solo quelle tendenze che potevano contribuire alla rinascita della nazione. L'interesse per la poesia popolare fu interesse generale per il popolo. Ma non si può parlare dell'epoca romantica senza accennare all'opera di Karel Hynek Macha. Mácha fu il primo autentico poeta nella storia della poesia ceca moderna. Nato a Praga nel quartiere di Malá Strana nel 1810, studiò diritto all'Università carolina, ma la sua personalità si formò a contatto con le opere dei filosofi idealisti tedeschi, di Jungmann e di altri precursori romantici. I suoi biografi ricordano come amasse non solo restare in solitudine, ma anche passeggiare tra le rovine dei castelli e nei boschi, cercare emozioni durante gli uragani. I motivi lirici espressi da Macha sono comuni alle letterature del tempo: la malinconia delle tombe, l'appassionato desiderio della morte, l'adorazione della notte, meste considerazioni e confronti tra le grandezze del passato e la miseria dell'epoca attuale &endash; sono conseguenze delle sue convinzioni filosofiche sulla fragilità della vita. Morì, giovanissimo, di polmonite, nel 1836, (da un raffreddore preso durante lo spegnimento di un incendio nei granai di Litomerice, dove si trasferì) a poche settimane dall'inizio della sua attività di praticante avvocato. Macha lascia una serie di composizioni poetiche, un lungo racconto (Gli zingari), qualche novella, molti frammenti in prosa, ma soprattutto il poema epico-lirico Maggio, paradigma per tutta la moderna poesia ceca. Maggio ha una trama semplice: Vilem, cacciato da giovane dal padre, diventa il "terribile signore dei boschi" e, alla testa di una banda di briganti, terrorizza la regione. In una delle sue imprese uccide, senza riconoscerlo, suo padre, che gli aveva sedotto la fidanzata, Jarmila. Per questo delitto viene condannato a morte e il primo maggio è condotto nella località dove avverrà l'esecuzione. La vicenda è dominata da un oscuro senso di fatalità, quella vita meschina che il poeta scorgeva intorno a sé; ma Maj è anche intessuto di splendide descrizioni della natura, accompagnate dalla musicalità del verso, tale per cui alcuni critici l'hanno paragonato ad una sinfonia. In Slovacchia, verso la fine del '700, le riforme illuministiche aprirono gli animi alle speranze per l'avvenire nazionale, promuovendo una serie di iniziative per il rilancio culturale del paese. Ma la situazione storica in cui si trovava non era favorevole: sottoposta a pressioni dal governo viennese, con la politica giuseppina che auspicava soluzioni unitarie per qualunque problema sociale e culturale, promuovendo la germanizzazione radicale della piccola regione; pressioni anche da parte boema e ungherese, che tendevano ad estendere la loro influenza sulla Slovacchia. Fu in questo clima che fiorirono le prime iniziative patriottiche: con la fondazione di società culturali diffuse capillarmente su tutto il territorio slovacco. Personalità rilevanti per la loro portata culturale furono: Pavel Safarik (1795-1861), massimo protagonista della slavofilia, di quel movimento di idee che propugnava azioni dirette da parte di tutte le stirpi slave per restituire la libertà alle nazioni slave che ne erano prive. E, come suo seguace, Jan Kollar (1793-1852), anch'egli slavofilo. Anton Bernolak (1762-1813) fu invece il grande teorico della lingua letteraria slovacca. Il passaggio dalla fase illuministica alla fase letteraria moderna si ebbe per merito di L'udovit Stur (1815-56) e della cerchia dei suoi amici. Egli esercitò una funzione determinante nella codificazione dello slovacco letterario moderno, e nella formazione della coscienza nazionale. La poetica romantica, proclamata nelle formulazioni teoriche di Stur e accennata nelle loro opere, giunse a maturazione con alcuni scrittori solo una decina d'anni dopo. Sotto la guida di Stur, Hurban e Hodza sorse la cosiddetta "generazione di Stur", che si pose come scopo la liberazione degli slovacchi, appoggiandosi all'eredità cirillometodiana. |
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