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Le speranze sorte con il ripristino della legalità
durarono poco: in difficoltà,
l'impero
asburgico venne diviso nel 1867
in due tronconi, austriaco
e ungherese, uniti
solo nella persona del sovrano. Praga veniva nuovamente
dimenticata. Si ebbe un'ondata patriottica e si avviarono
lente trattative con Vienna per cercare di sfruttare al
massimo l'occasione della divisione dell'impero. Qualche
risultato si ebbe dal 1880 in poi, con il riconoscimento
della parità di diritti delle lingue ceca e tedesca,
l'uso del ceco nell'insegnamento superiore e con l'apertura
(1883) del Teatro
nazionale. Nel 1891 si
ebbe la vittoria elettorale dei "Giovani cechi" sui "Vecchi
cechi"; ciò era d'auspicio per la rinascita nazionale
(che poi si estenderà anche in Slovacchia) e per il
concreto raggiungimento dell'indipendenza. All'indipendenza
nazionale contribuì anche il movimento socialista. Fu
così che, alla fine della prima guerra mondiale,
nello sfacelo dell'impero austro-ungarico, Boemia, Moravia e
Slovacchia dichiararono la loro ferma volontà di dar
vita a una repubblica cecoslovacca indipendente.
L'incrociarsi delle correnti politiche e sociali che resero
vivace la vita pubblica ceca dal 1890 si rifletté
sensibilmente nella poesia. Vi furono poeti realisti, poeti
anarchici, poeti decadenti. La prosa non ebbe vita
così travagliata, e si mantenne in genere solidamente
sulle basi del realismo e del naturalismo.
In Slovacchia, verso il 1860 la situazione generale andò progressivamente aggravandosi. Gli ungheresi riuscirono ad ottenere una certa autonomia, e questo permise loro anche di accentuare la pressione sulle minoranze nazionali presenti nel loro regno. Di fronte a questa situazione, la popolazione slovacca dimenticò gli attriti che c'erano stati tra cattolici e protestanti e, nel giugno del 1861, 3000 delegati si riunirono a Turciansky Sväty Martin dove proclamarono un memorandum della nazione slovacca, per difendere il patrimonio spirituale del loro popolo. Nel memorandum si chiedeva la concessione di speciali garanzie che consentissero una ripresa generale delle condizioni di vita della regione. Ma non c'erano personalità con doti carismatiche che potessero farsi portavoci in prima persona delle richieste; così il memorandum ottenne solo il permesso di fondare tre ginnasi slovacchi e l'associazione Matica Slovenska, che curava l'edizione di opere scientifiche e letterarie. Nel 1867, come ricordato, ci fu la divisione dell'impero. Gli ungheresi, ottenuto il potere, cominciarono una magiarizzazione forzata delle regioni di loro competenza, compresa la Slovacchia. Dopo il 1870 la repressione ungherese delle aspirazioni indipendentistiche slovacche si scatenò duramente. La legge formalmente garantiva parità di diritti a tutte le nazionalità del regno ungherese, ma in pratica regnava l'arbitrio dei funzionari locali. Nel 1875 venne sciolta la Matica e si chiusero i tre licei slovacchi. L'ondata di magiarizzazione che aveva travolto la nobiltà finì per intaccare anche i ceti medi, gli intellettuali e gli operai. La pressione ungherese durò ininterrottamente fino al crollo dell'impero, e durante questo periodo furono soprattutto alcuni scrittori ad assumersi il compito di testimoniare la volontà di resistere e sopravvivere in attesa di tempi migliori. Importante, anche se controverso, l'apporto di parte del clero cattolico slovacco alla lotta di indipendenza; ricordiamo la figura di Andrej Hlinka, che fondò il Partito popolare slovacco. Dal punto di vista culturale, alla letteratura di questo secolo toccarono tre importanti compiti: la lotta per la lingua letteraria, la difesa contro la magiarizzazione e la questione della politica nazionale. Nei maggiori autori del periodo si impose il realismo (nonostante una certa persistenza del gusto romantico, che rappresenta uno degli aspetti più tipici della cultura slovacca); realismo che si prefiggeva di descrivere i problemi sociali nella loro molteplice complessità: fu accettato come un'esigenza pratica, un mezzo per impedire la snazionalizzazione. La liberazione dal giogo austro-ungarico, avvenuta sul finire della prima guerra mondiale, pose la Slovacchia di fronte a problemi che era impreparata ad affrontare. Le incertezze e la confusione che dominavano nella vita pubblica si rispecchiarono anche nell'ambito culturale, dove si accavallarono correnti contrastanti. Alcuni scrittori si mantennero nella tradizione di Stur, i realisti si dispersero in vari campi di interesse, vi furono esperimenti decadenti e surrealistici. Importante è anche, tra la fine del secolo XIX e l'inizio del XX, l'emigrazione slovacca in massa verso l'America del nord, provocata dalla miseria e dall'oppressione nazionale. |
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