VACLAV BENDA (1946-1999)
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Nato l'8 agosto 1946 a Praga da una famiglia di giuristi, nel 1969 si laurea in filosofia all'Università Carolina, dove ottiene successivamente una cattedra ma, per motivi politici, deve rinunciare all'insegnamento. Nel 1975 si laurea in cibernetica teorica. Nel 1967 sposa la matematica Kamila Neubauerova; avranno sei figli. Risale al 1967-68 la sua prima esperienza "politica": "In politica - raccontava in un'intervista (1) - ho esordito come studente nel 1967, partecipando alle manifestazioni studentesche di Strahov. In questo modo mi sono guadagnato l'odio del regime e il mio nome è finito fra i duecento mandati d'arresto preparati per l'occasione. Poi a gennaio sono stato eletto presidente della prima organizzazione studentesca indipendente, che si chiamava Consiglio accademico degli studenti. Nel '69 però ho abbandonato l'attività pubblica, anche per motivi di famiglia, e fino al '76 di me non si è più sentito parlare. In quell'anno ho potuto frequentare Vaclav Havel, Jirí Nemec e alcuni altri dissidenti e ho partecipato alla campagna in difesa dei musicisti underground imprigionati, azione che è poi sfociata in Charta 77". Nel febbraio 1977 perde il posto di programmatore dopo aver sottoscritto il documento n. 5 di Charta 77, e si impiega come fuochista all'albergo Météor della capitale. Da quell'anno iniziano a circolare clandestinamente i suoi interventi di carattere filosofico-religioso (fra i quali La polis parallela, 1978; Cattolicesimo e politica, 1978; Di nuovo su cattolicesimo e politica, 1983; Problemi non solo morali, 1985; e la prosa La Vergine nera). Il 24 aprile 1978 partecipa alla fondazione del VONS, sindacato clandestino che assiste le famiglie degli ingiustamente condannati. Dall'8 febbraio '79 è portavoce di Charta 77, fino al 29 maggio successivo, data in cui viene arrestato per la partecipazione al VONS. Il 23 ottobre 1979, con Havel, Uhl, Dienstbier, Bednarova e Nemcova viene condannato a 4 anni di carcere di prima categoria senza condizionale per "sovvertimento della repubblica". Dopo 7 mesi di reclusione a Praha-Ruzyn viene trasferito nel carcere di massima sicurezza di Hermanice. Anche se dalle lettere di Benda dal carcere non traspare immediatamente, Hermanice era uno dei luoghi di detenzione fra i più temuti. Ricorda a questo proposito il presidente ceco Havel nella lunga intervista apparsa nel libro Interrogatorio a distanza: "Quando il destino portò Benda, Dienstbier e me dalla prigione di Ruzyn al lager di Hermanice ci trovammo nel territorio del regime assoluto, che faceva paura a tutti, di un certo comandante mezzo pazzo, per il quale noi eravamo diventati la grande soddisfazione della vita...: negli anni Cinquanta, quando era un ragazzo poco più che ventenne, era già il comandante di un lager... e ora, passati molti anni poteva dar prova delle sue smisurate possibilità solo a borsaioli, stupratori o, nel migliore dei casi, a qualche vice caduto in disgrazia... Per cui con noi ritrovava il senso della sua vita. Era veramente pericoloso e assolutamente imprevedibile".

Dal 7 gennaio 1984 al 6 gennaio '85 Benda è nuovamente portavoce di Charta 77; dal 1985 pubblica il periodico samizdat "PARAF" (Atti di filosofia paralleli), in cui coinvolge operativamente tutta la famiglia, bambini compresi, nel lavoro di revisione e diffusione. Nel 1988 è membro fondatore dello HOS, Movimento per la libertà civile. Aveva scritto in una lettera dal carcere: "Non sono, e neppure in futuro voglio essere - nonostante le frequenti affermazioni di amici e nemici - un politico di professione - anche se non escludo che potrei diventarlo contro la mia volontà"; e infatti, dopo la caduta del regime comunista, viene risucchiato in politica, e dal dicembre dello stesso 1989 è leader del KDS (Partito democratico cristiano). "Ritengo - spiegava nel '90 al settimanale cattolico dell'arcidiocesi di Praga - che nella situazione attuale, dopo quarant'anni di dittatura comunista, sia necessario legittimare almeno un concetto chiaro; per questo abbiamo usato il nome "partito democratico-cristiano"... Dato che i cristiani sono persone come tutti gli altri è naturale che alcuni si uniscano in un comune programma politico. Ciò però non significa necessariamente che tutti i fedeli siano tenuti a votare quest'unico partito cristiano". E ancora, sul concetto di politica: "La vita politica, pubblica, sociale è una componente inseparabile della vita del singolo. E questo vale anche per i cristiani, i quali dovrebbero sapere che Cristo è con loro là dove creano una comunità... Ovviamente non intendo dire che tutti i cristiani debbano fare i politici nel senso tecnico del termine: sono però tenuti a cooperare alla vita politica e sociale conformemente alla propria posizione. Così gli uni partecipano direttamente alla gestione della cosa pubblica, gli altri danno il loro voto a una politica di ispirazione cristiana e gli altri ancora pregano per il bene del popolo e del paese... Ritengo che il comunismo, a partire dalle stesse idee di Marx, sia una grande opera diabolica, e io ho scommesso tutta la mia vita in questa lotta; per questo mi dichiaro apertamente anticomunista e sono convinto che non possa capitare niente di peggio del comunismo. Anche il diavolo ha i suoi limiti". Dall'89 inizia una burrascosa avventura politica che lo porta prima alla coalizione con il Partito popolare, poi dal '96 con i civico-democratici dell'ex premier Klaus. Nel 1990 viene eletto presidente del Parlamento federale cecoslovacco. Dal 1994 al gennaio '98 è direttore dell'Ufficio per la documentazione e l'investigazione dei crimini del comunismo. Nel 1996 si presenta alle prime elezioni per il senato e sconfigge il candidato popolare ed ex dissidente Pavel Tigrid.

Il 2 giugno 1999 muore a Praga, a causa di un'emorragia cerebrale, dopo essere stato ricoverato dalla metà di aprile per una grave forma di polmonite. Centinaia di persone sono sfilate nella camera ardente allestita presso il senato, nella Sala dei cavalieri, per lui che tante volte aveva invitato i propri figli a essere dei veri "cavalieri" cristiani. Il vescovo Vaclav Maly, suo amico e compagno di lotta all'epoca del dissenso, durante la cerimonia funebre ha detto: "Si sentirà la mancanza di Vaclav Benda nel nostro panorama politico... Era un uomo fedele ai principi, franco, amante della giustizia, anche se a volte i suoi passi erano difficilmente comprensibili. Io l'ho stimato e lo stimo perché è stato coraggioso. Era un uomo che aveva il senso dello humour. Percepiva molto il dolore altrui ed era capace, anche nei momenti peggiori, di alleviare la situazione, sua e di chi gli stava vicino". Di fronte al feretro dell'amico, Havel, spiazzando i molti politici cerimoniosi, ha pronunciato solo queste parole: "Posso testimoniare il valore di Vaclav Benda come chi con lui ha dovuto sostenere un esame dei più difficili: mi ha aiutato a vivere. Caro Vaclav, oggi prendiamo congedo da te". Scriveva Benda alla famiglia nel marzo 1980, dal carcere: "C'è una sola notte di cui è giusto che i cristiani abbiano timore, ma proprio grazie all'avvenimento della risurrezione essa ha perso ogni potere su di noi".

NOTE:

1. Intervista apparsa su "Denni Telegraf" nel 1994 e riproposta su "Lidove noviny" il 3/6/99. Benda si riferisce all'arresto, avvenuto nel '76, dei musicisti del complesso rock non conformista Plastic People. Questa mobilitazione informale colse talmente di sorpresa le autorità cecoslovacche che alla fine la maggior parte dei giovani venne rilasciata.