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1968-2008 - VERSO L'ANNIVERSARIO
Da liberatori ad occupanti
Jan Rychlik

Riportiamo alcuni passaggi da un intervento dello storico J. Rychlik dedicato al confronto tra la situazione della Cecoslovacchia e della Polonia prima del 1968*.

"In Cecoslovacchia… esisteva la tradizionale russofilia ceca e slovacca, che già nel XIX secolo identificava la Russia come un difensore. L'URSS, prima della seconda guerra mondiale, con la Francia era alleato della Cecoslovacchia. A differenza della Francia però non aveva partecipato alla conferenza di Monaco del 29-30 settembre 1938 e non aveva perciò responsabilità per la decisione arbitraria che costrinse la Cecoslovacchia a cedere parte del territorio alla Germania e ad accondiscendere alle richieste delle minoranze polacca e ungherese, il che per il paese significava la perdita di un terzo del territorio e della popolazione. L'assenza di Mosca alla conferenza di Monaco permise ai comunisti già durante la guerra di sostenere la leggenda secondo la quale l'URSS era l'unica alleata disposta ad aiutare la Cecoslovacchia nella guerra contro la Germania e che solo per colpa della borghesia ceca e slovacca 'traditrice' non se ne fece nulla. Anche l'ingresso dell'esercito sovietico in Cecoslovacchia fu accolto realmente come la liberazione, perlomeno nei territori cechi. Ma anche in Slovacchia, dove l'Armata rossa aveva commesso anche degli eccessi e da dove gli organi dell'NKVD avevano deportato senza motivo in URSS migliaia di cittadini, la popolazione era generalmente ben disposta verso l'esercito sovietico. Va inoltre detto che nemmeno i rapporti della popolazione nei confronti dell'esercito americano che aveva liberato la Boemia occidentale, furono del tutto lisci… Perciò l'alleanza sovietico-cecoslovacca fu considerata, fino al 1968, come una cosa del tutto naturale…
Nelle terre ceche era presente già dalla fine del XIX secolo un forte movimento di sinistra, di tendenza socialista. I socialdemocratici già alle prime elezioni del 1907 risultavano essere il maggior partito politico ceco. Il Partito comunista (KSC) che sorse da una frattura dei socialdemocratici nel 1921, negli anni '20 accolse numerosi suoi membri e la maggioranza degli elettori. In Cecoslovacchia i comunisti per tutto il periodo della prima repubblica furono un partito politico legale e forte: alle elezioni del 1925, quando per la prima volta si presentarono da soli, divennero il secondo partito più forte dietro agli agrari, e alle elezioni successive del '29 e del '35 arrivarono rispettivamente al terzo e al quarto posto… Dopo la seconda guerra mondiale il KSC seppe sfruttare il fatto che, non essendo stato al governo prima della guerra, non aveva alcuna responsabilità per il diktat di Monaco né per i vari scandali politici di cui era stata ricca la prima repubblica e che avevano screditato la democrazia parlamentare. Durante la guerra, molti comunisti erano morti nella resistenza, che non fu presentata come un fatto sociale, ma soprattutto come una lotta per il ripristino dell'indipendenza nazionale. Questo permise al KSC di porsi nella posizione di miglior difensore degli interessi nazionali…
In Cecoslovacchia dopo il 1945 fu ricostituito &endash; anche se con qualche limitazione (1) &endash; il sistema pluripartitico e ritornò in vigore la costituzione del 1920. Nelle prime elezioni libere del dopoguerra (26 maggio 1946) il KSC vinse in Boemia-Moravia con il 40,17% e il suo omonimo slovacco ottenne il 30,37% (2). Anche se in Slovacchia i comunisti finirono al secondo posto, a livello nazionale il PC si era comunque dimostrato il partito più forte e nel governo di coalizione composto da 6 partiti di sinistra e di centro occupava sia le funzioni del premier sia altre funzioni importanti, fra cui gli interni e le informazioni (3)".
Benchè alcuni commentatori italiani rifiutino ancora di ritenerlo tale &endash; nonostante la storiografia ceca, che dovrebbero conoscere, ne parli in questi termini -, il vero e proprio putsch, il colpo di stato del Partito comunista si ebbe il 25 febbraio 1948. A questo punto fu possibile ai comunisti escludere dal governo i partiti moderati: i socialnazionali, i democratici slovacchi, i popolari e poi anche i socialdemocratici; sottoposti a "epurazione", alcuni membri di questi partiti rientrarono nel governo senza peraltro avere alcun influsso. Prosegue Rychlik: "A differenza della Polonia che nel dopoguerra divenne realmente uno stato nazionale con la maggioranza di popolazione autoctona, la Cecoslovacchia rimase uno stato plurinazionale… Il rapporto tra cechi e slovacchi e il timore del governo centrale di Praga del 'nazionalismo borghese' e del separatismo slovacco furono una continua fonte di problemi… Perciò le repressioni del regime comunista in Cecoslovacchia ebbero anche carattere etnico. Furono dirette già inizialmente contro i comunisti slovacchi (Gustáv Husák, Vladimír Clementis, Ladislav Novomesky) ma anche (spesso da parte del partito comunista slovacco) contro la minoranza ungherese (e a volte anche contro polacchi e ucraini)… Se il regime ateista rifiutava fondamentalmente qualsiasi religione, tuttavia per motivi tattici la pressione non fu identica contro tutte le Chiese. Fu colpita molto la Chiesa cattolica perchè era la meglio organizzata e perché aveva la sede oltre i confini nazionali, ossia fuori dal controllo statale. Un colpo forte fu inferto contro il cattolicesimo slovacco, e non solo perché in quelle regioni vi erano tradizionalmente molti credenti, ma anche (e soprattutto) perché la Chiesa cattolica era accusata di aver appoggiato i separatisti slovacchi durante la seconda guerra mondiale. Fu colpita duramente anche la Chiesa evangelica di confessione ausburghese per via della sua struttura democratica. Attacchi furono condotti anche contro i calvinisti, in cui si riconosceva soprattutto la popolazione ungherese. La situazione peggiore la soffrì la Chiesa greco-cattolica che fu messa al bando nel 1950, mentre, paradossalmente, lo stato appoggiò la Chiesa ortodossa, cui fu permesso di sviluppare le proprie strutture e che acquisì tutte le proprietà dei greco-cattolici i quali, nel corso dell''Azione P', furono costretti a passare all'ortodossia. L'epoca durante la quale si arrivò alle violazioni più clamorose dei diritti umani e civili fu più breve in Cecoslovacchia che in Polonia, e durò dal 1948 al 1953 (fino cioè alla morte di Stalin e di Gottwald), dopodichè l'intensità delle repressioni diminuì...
Il famoso intervento [1956] di Chruscev al XX Congresso del PCUS durante il quale furono condannati i crimini di Stalin, avviò in tutto il blocco sovietico un processo di cambiamento che si può interpretare come l'espressione della crisi di tutto il sistema. In Cecoslovacchia come in Polonia ci fu un'ondata di critica al sistema proveniente 'dal basso', sia dalle fila del partito che dall'esterno… Ma non furono riabilitate le vittime dei processi e delle purghe comunisti e nemmeno nel caso riguardassero membri di partito. Nel migliore dei casi i condannati &endash; se ancora erano vivi &endash; erano rilasciati tramite grazia, in silenzio, e solo in casi eccezionali fu ammessa la riapertura del processo. La maggioranza delle vittime delle repressioni rimase in carcere anche dopo il 1956, e nella seconda metà degli anni '50 in Slovacchia si giunse addirittura a nuovi processi politici con l'introduzione di una specie di regime neostalinista moderato… Nel 1957, quando la morte portò via con sé il presidente Antonín Zápotocky, Novotny divenne anche capo di stato ed ebbe nelle sue mani un potere enorme… Già nel 1957 il regime di Novotnyavviò una nuova ondata di collettivizzazioni che liquidò praticamente il settore privato nell'agricoltura. Così le campagne cessarono di costituire un'opposizione al regime comunista e dalla metà degli anni '60 al contrario ne divennero il sostegno, che sarebbe durato fino al 1989…
Negli anni '60 si arrivò al cambiamento:… in Cecoslovacchia la dittatura di Novotnypiano piano si indebolì. Vi contribuì la crisi economica e l'insuccesso del terzo piano quinquennale che alla fine dovette essere anche pubblicamente ritirato. L'urto maggiore al regime tuttavia venne dalla Slovacchia. La nuova costituzione 'socialista' dell'11 luglio 1960 praticamente liquidava l'autonomia slovacca, la cui reale portata nel sistema socialista era del resto molto problematica. L'abolizione degli 'incaricati', ossia del governo slovacco come organo collettivo provocò la resistenza praticamente di tutta l'opinione pubblica slovacca, inclusa la maggioranza dei comunisti. La riabilitazione delle vittime di Stalin e Gottwald nel 1963, specialmente poi la riabilitazione dei cosiddetti nazionalisti borghesi slovacchi con a capo Husák logicamente riportò in primo piano il problema della trasformazione della Cecoslovacchia in federazione. Dietro il vessillo delle richieste nazionali slovacche e tramite l'inattività del nuovo primo segretario del comitato centrale del PC slovacco, Alexander Dubcek, negli anni 1964-67 si riuscì a corrodere con successo il monolite partitico. La preparazione della riforma economica riportò in auge la necessità di discutere anche di temi più ampi e stavolta anche nelle terre ceche… Il regime di Novotnydegli anni '60 &endash; visto dagli anni '70 &endash; sembrava una specie di 'periodo d'oro', dove si riusciva a vivere e dove soprattutto la cultura godeva di una libertà senza precedenti. In realtà il regime più che liberale era ormai debole…
L'insensibile atteggiamento di Novotnyverso gli slovacchi esploso nel 1967 (4), in autunno provocò la scissione, prima nella presidenza e poi nel comitato centrale del Partito. Risultato fu la caduta di Novotnyil 5 gennaio 1968 e la sua sostituzione con l'allora primo segretario slovacco Dubcek…
L'occupazione militare ebbe almeno per il futuro un unico risultato 'positivo' (dal punto di vista della eventuale futura liquidazione del regime comunista): da un giorno all'altro si dileguò la russofilia tradizionale ceca e slovacca, per sempre.

NOTE
* Ceskoslovensko a Polso pred rokem 1968, contenuto in AA.VV., Polsko a Ceskoslovensko v roce 1968,USD AV CR-Dokorán, Praha 2006, pp. 21-32.
(1) Nella Cecoslovacchia del dopoguerra fu permessa l'attività inizialmente di soli sei partiti: in Boemia-Moravia il Partito comunista, il Partito social-nazionale, il Partito Popolare e il Partito socialdemocratico operaio; in Slovacchia il Partito comunista slovacco e il Partito democratico. Nel '46 in Slovacchia fu permessa l'attività anche del Partito del lavoro (socialdemocratici) e del Partito della libertà. Tutti i partiti erano uniti nel cosiddetto Fronte Nazionale, che creava la coalizione di governo e decideva la registrazione dei partiti.
(2). Risultati ufficiali:
Boemia-Moravia:
Partito comunista: 40,17% (93 deputati)
Partito social-nazionale: 23,66% (55 deputati)
Partito popolare: 20,24% (46 deputati)
Partito socialdemocratico: 15,58 (37 deputati)
(bianche) 0,35%
Slovacchia:
Partito democratico: 62% (43 deputati)
Partito comunista slovacco: 30,37% (21 deputati)
Partito della libertà: 3,73% (3 deputati)
Partito del lavoro: 3,11% (2 deputati)
(bianche) 0,79%
Nel Parlamento provvisorio di 300 seggi, i Partiti comunisti ceco e slovacco ne occupavano 114.
(3) Fino al 2.7.1946: Premier: Klement Gottwald; ministro degli interni: Václav Nosek; ministro delle informazioni: Václav Kopeckù. Queste le linee
programmatiche del nuovo governo di luglio.
(4) Quando durante una visita alla Matica Slovenská nell'agosto 1967 si espresse sugli slovacchi come nazionalisti e separatisti e si rifiutò di accogliere i doni che la Matica aveva preparato per lui. L'episodio suscitò l'indignazione slovacca.