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Nel
mondo studentesco, all'indomani dell'occupazione sovietica e
degli accordi fra Cecoslovacchia e URSS, l'attenzione si
rivolse al problema della sovranità nazionale: negli
atenei si iniziò a preoccuparsi per le misure
adottate dal governo, come la reintroduzione della censura,
la chiusura di organi di stampa indipendenti, la limitazione
della libertà di riunione. Furono poste fuorilegge
anche le organizzazioni che non rientravano nel Fronte
Nazionale (misura mirata a colpire soggetti politici
alternativi come il Club dei senza-partito e K-231, che
riuniva gli ex-detenuti politici; unica eccezione -
perchè aveva molti iscritti e si voleva evitare lo
scontro sociale - nel settembre 1968 fu registrata l'Unione
degli studenti universitari (SVS) di Boemia e Moravia, che
per il momento rimaneva fuori dal Fronte. Il 28 ottobre, in
occasione dell'anniversario della repubblica, i giovani
scesero in piazza, e a Praga la manifestazione ebbe
carattere antisovietico, con slogan contro gli accordi di
Mosca. Il 6 e 7 novembre si replicò in occasione
dell'anniversario della Rivoluzione d'ottobre: i dimostranti
strapparono le bandiere sovietiche e in alcuni casi
cercarono di innalzare barricate contro la polizia e la
milizia popolare chiamata a intervenire. La polizia
arrestò 77 persone, di cui 22 studenti, che vi
parteciparono però non come gruppo unitario. A
novembre, invece, dei 167 arrestati 30 erano universitari e
15 studenti delle superiori. La repressione delle forze
dell'ordine ottenne il risultato di inasprire il confronto:
in singole facoltà si costituirono comitati d'azione
che confluirono nel Comitato d'azione degli studenti
praghesi (AVPS), allo scopo di preparare con l'SVS e i
consigli studenteschi di facoltà un gesto congiunto
in occasione della Giornata internazionale dello studente.
Le autorità comuniste, riunite per il comitato
centrale del 14-17 novembre, cominciarono a preoccuparsi per
come si stava sviluppando il contrasto. Così i
rappresentanti dell'AVPS furono invitati dal presidente
della repubblica e altre cariche del Partito e dello Stato.
Il senso di quell'incontro era quello di convincere gli
studenti ad annullare le manifestazioni previste per la
Giornata dello studente. Alla fine l'AVPS decise di indire
uno sciopero d'occupazione per il 18 novembre. Gli studenti
sostenevano il vecchio Programma d'azione e formularono le
loro richieste nei cosiddetti "Dieci punti", in cui si
distanziavano dalla politica succeduta all'invasione
d'agosto che aveva escluso la partecipazione popolare,
chiedevano la libertà di riunione e associazione, di
ricerca scientifica e di espressione artistica, sostenevano
i comitati operai, ottenendone così l'appoggio e,
curiosamente, accettavano la reintroduzione della censura ma
solo per un anno. Le autorità comuniste cercarono di
impedire lo sciopero proibendone ogni pubblicità, ma
gli studenti lo prolungarono fino al 21. Tuttavia la loro
azione non ottenne i risultati sperati, non ebbero
l'appoggio dei politici riformisti nè quello della
maggioranza della popolazione, benchè le loro
richieste studentesche esulassero dall'ambito prettamente
accademico. Solo in alcuni casi ebbero l'appoggio di singoli
docenti e anche degli studenti delle superiori; gli operai
simpatizzarono con loro, li sostennero anche con raccolte di
denaro e in alcuni casi cercarono di indire scioperi di
breve durata. L'esito spaccò la protesta: da un lato
alcuni studenti ne uscirono demoralizzati e si rassegnarono
al compromesso con le autorità, altri invece
tentarono una linea più radicale, cercando di
approfondire l'appoggio degli operai, senza però
giungere concretamente - date le circostanze - a un'azione
comune di pressione politica.
La lettera di
Palach L'appello di
Havel
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