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Dopo l'invasione di agosto: gli studenti, Palach e l'avvio della normalizzazione
(Fonte: M. Otahal, Studenti a komunisticka moc v ceskych zemich 1968-69), Dokoran 2003)

Nel mondo studentesco, all'indomani dell'occupazione sovietica e degli accordi fra Cecoslovacchia e URSS, l'attenzione si rivolse al problema della sovranità nazionale: negli atenei si iniziò a preoccuparsi per le misure adottate dal governo, come la reintroduzione della censura, la chiusura di organi di stampa indipendenti, la limitazione della libertà di riunione. Furono poste fuorilegge anche le organizzazioni che non rientravano nel Fronte Nazionale (misura mirata a colpire soggetti politici alternativi come il Club dei senza-partito e K-231, che riuniva gli ex-detenuti politici; unica eccezione - perchè aveva molti iscritti e si voleva evitare lo scontro sociale - nel settembre 1968 fu registrata l'Unione degli studenti universitari (SVS) di Boemia e Moravia, che per il momento rimaneva fuori dal Fronte. Il 28 ottobre, in occasione dell'anniversario della repubblica, i giovani scesero in piazza, e a Praga la manifestazione ebbe carattere antisovietico, con slogan contro gli accordi di Mosca. Il 6 e 7 novembre si replicò in occasione dell'anniversario della Rivoluzione d'ottobre: i dimostranti strapparono le bandiere sovietiche e in alcuni casi cercarono di innalzare barricate contro la polizia e la milizia popolare chiamata a intervenire. La polizia arrestò 77 persone, di cui 22 studenti, che vi parteciparono però non come gruppo unitario. A novembre, invece, dei 167 arrestati 30 erano universitari e 15 studenti delle superiori. La repressione delle forze dell'ordine ottenne il risultato di inasprire il confronto: in singole facoltà si costituirono comitati d'azione che confluirono nel Comitato d'azione degli studenti praghesi (AVPS), allo scopo di preparare con l'SVS e i consigli studenteschi di facoltà un gesto congiunto in occasione della Giornata internazionale dello studente. Le autorità comuniste, riunite per il comitato centrale del 14-17 novembre, cominciarono a preoccuparsi per come si stava sviluppando il contrasto. Così i rappresentanti dell'AVPS furono invitati dal presidente della repubblica e altre cariche del Partito e dello Stato. Il senso di quell'incontro era quello di convincere gli studenti ad annullare le manifestazioni previste per la Giornata dello studente. Alla fine l'AVPS decise di indire uno sciopero d'occupazione per il 18 novembre. Gli studenti sostenevano il vecchio Programma d'azione e formularono le loro richieste nei cosiddetti "Dieci punti", in cui si distanziavano dalla politica succeduta all'invasione d'agosto che aveva escluso la partecipazione popolare, chiedevano la libertà di riunione e associazione, di ricerca scientifica e di espressione artistica, sostenevano i comitati operai, ottenendone così l'appoggio e, curiosamente, accettavano la reintroduzione della censura ma solo per un anno. Le autorità comuniste cercarono di impedire lo sciopero proibendone ogni pubblicità, ma gli studenti lo prolungarono fino al 21. Tuttavia la loro azione non ottenne i risultati sperati, non ebbero l'appoggio dei politici riformisti nè quello della maggioranza della popolazione, benchè le loro richieste studentesche esulassero dall'ambito prettamente accademico. Solo in alcuni casi ebbero l'appoggio di singoli docenti e anche degli studenti delle superiori; gli operai simpatizzarono con loro, li sostennero anche con raccolte di denaro e in alcuni casi cercarono di indire scioperi di breve durata. L'esito spaccò la protesta: da un lato alcuni studenti ne uscirono demoralizzati e si rassegnarono al compromesso con le autorità, altri invece tentarono una linea più radicale, cercando di approfondire l'appoggio degli operai, senza però giungere concretamente - date le circostanze - a un'azione comune di pressione politica.

Il gesto di Jan Palach il 16 gennaio 1969 fece sì che si "riattivasse l'attività degli studenti delle superiori e degli universitari, palesatasi nelle dimostrazioni dei giovani di ogni strato sociale a Praga e fuori città. Questo intervento si è svolto sotto l'egida della protesta politica e del lascito di Palach", come scriveva in una nota la polizia politica. In tutte le facoltà si svolsero incontri in cui i partecipanti discutevano le richieste contenute nella lettera di Palach, e appoggiavano i Dieci punti formulati prima degli scioperi di novembre. La ripresa dell'attività studentesca suscitò preoccupazione a livello istituzionale. Le informative della polizia politica parlavano di una forza catalizzatrice indistinta che si faceva portavoce di richieste e pressioni politiche verso le autorità statali, con l'intento - dal punto di vista della politica normalizzatrice - di "impadronirsi della gestione dell'opposizione al governo e al Partito". Le autorità risposero mobilitando la polizia e l'esercito, e molti giovani si tirarono indietro. Il gesto di Palach ebbe conseguenze anche fuori della capitale: il 20 gennaio 1969 gli studenti di Ostrava sfilarono organizzarono assieme agli operai un corteo per la città, cui parteciparono 1000-1500 persone che scandivano slogan di protesta ("Infelice quello Stato che ha bisogno di màrtiri", "Vogliamo parole chiare, non gesti nebulosi"). Vi furono anche scioperi della fame: il 21 organizzato da una trentina di studenti di pedagogia a Praga, cui si aggiunsero altri studenti dell'Istituto tecnico-agrario di Caslav e 37 studentesse della scuola infermiere di Mlada Boleslav. Nel giorno dei funerali di Palach, gli insegnanti dell'Istituto tecnico-agrario di Brandys cercarono di organizzare un corteo verso Praga. A Budejovice il 20 gennaio ci fu una manifestazione in piazza Zizkov durante la quale vi furono interventi pubblici contro il governo filosovietico, si chiesero nuove elezioni e la riconvocazione del XIV Congresso del Partito; anche nel capoluogo della Boemia meridionale alcuni studenti iniziarono uno sciopero della fame per la libertà di stampa e il ritiro delle truppe d'occupazione. I funerali di Palach, cui parteciparono 100.000 persone, si trasformò in una grande manifestazione pacifica, ma nei giorni successivi vi furono alcuni scontri con la polizia. Tuttavia nemmeno quel gesto riuscì a unire l'alternativa al regime, si diffuse tra i giovani la sfiducia e lo scetticismo nella possibilità di ottenere qualcosa, e anche la popolazione cominciò a disinteressarsi della politica.

La lettera di Palach
Per evitare che qualcuno lo arruoli nel branco del pacifismo antiamericano, la riportiamo per intero in modo che si capisca per chi e per che cosa si immolò lo studente di Vsetaty.
"Poiché i nostri popoli si sono trovati sull'orlo della disperazione, abbiamo deciso di esprimere la nostra protesta e di scuotere la popolazione del nostro paese con questo gesto. Il nostro gruppo è costituito da volontari, pronti a bruciarsi per la nostra causa. Poiché ho avuto l'onore di estrarre il numero uno, è mio diritto scrivere la prima lettera ed essere la prima torcia umana. Noi esigiamo: l'abolizione immediata della censura e la proibizione di Zpravy [il giornale delle forze d'occupazione sovietiche]. Se le nostre richieste non saranno esaudite entro cinque giorni, ossia entro il 21 gennaio 1969, e se il nostro popolo non darà un sostegno sufficiente a quelle richieste, ossia con uno sciopero generale ed illimitato, nuove torce s'infiammeranno.
La torcia numero uno.
PS: Ricordatevi l'agosto. Nella politica internazionale si è aperto uno spazio per la Cecoslovacchia, usiamolo".

 L'appello di Havel
Dall'appello di Havel in tv (21.8.1968): "Il grido che Palach ha deciso di lanciare per tutti noi è allo stesso tempo un gesto politico ben ponderato: dobbiamo considerarlo tale e tale è stato pensato, come appello ad agire, a lottare realmente e conseguentemente per ciò che consideriamo giusto, un appello contro lo scetticismo e la rassegnazione. (...) Accogliere il ruolo passivo che altri ci vorrebbero imporre significherebbe un suicidio morale. La morte di Palach è un monito a non cedere al suicidio morale di tutti noi".


Immagini dei funerali di Palach da un filmato della televisione ceca. La bara fu esposta nel cortile del Carolinum davanti alla statua di Hus venerdì 24 gennaio 1969. Migliaia di persone sfilarono a rendere omaggio e a depositare corone di fiori. Numerosi docenti presenziarono alla guardia d'onore. I funerali si tennero il 25. Furono presenti anche alcuni politici, come il ministro dell'istruzione Bezdicek, l'ex ministro degli esteri Hajek, l'ex ministro dell'istruzione Cisar. Alle 15.30 il corteo funebre si mosse dal Carolinum verso l'Ovocny trh, e attraversando la via Celetna e la piazza della Città Vecchia raggiunse la facoltà di filosofia. Infine ci fu l'inumazione al cimitero di Olsany, con la funzione celebrata dal pastore dei Fratelli Boemi, Jakub Trojan.