www.charta77.org / ARTICOLI
L'ingerenza statale nella vita della Chiesa

Dallo studio di Gabriela Grochova
Pravna uprava postavenia cirvki a nabozenskych spolocnosti v Ceskoslovensku v rokoch 1948-1989, in "Pamat' naroda" n. 1/2005 pp. 28-41.

Il 9 maggio 1948 il parlamento approvava la nuova Costituzione cecoslovacca, che dichiarava esplicitamente che il paese era entrato nella costruzione del socialismo: "Noi, popolo cecoslovacco, dichiariamo di essere decisi a costruire uno Stato libero di democrazia popolare, che ci garantisca una strada pacifica verso il socialismo". La Costituzione era formata da un Preambolo, 12 punti di principio e 10 capitoli. Il primo capitolo definiva i diritti e i doveri dei cittadini, e i paragrafi 15, 16 e 17 la libertà di coscienza e di confessione; qui si stabiliva che la personale visione del mondo, intesa come convinzione religiosa o meno, non doveva danneggiare alcuno e nemmeno essere di impedimento nell'espletazione "dei doveri sociali stabiliti dalla legge". "Ciascuno ha il diritto di professare privatamente e pubblicamente qualsiasi fede religiosa o di non professarne alcuna. Tutte le confessioni religiose e areligiose sono uguali davanti alla legge... Nessuno può essere direttamente o indirettamente costretto a parteciparvi". Veniva conservato sostanzialmente il testo della Costituzione precedente, ma a differenza di essa, la nuova riconosceva il diritto di non avere confessione religiosa: fede e ateismo erano messi sullo stesso piano.
La Costituzione del 1960
Promulgata l'11 luglio '60, rimase in vigore fino al 1989, e fu scritta nello spirito del marxismo-leninismo: "Il socialismo nella nostra patria ha vinto! Siamo entrati in un'epoca nuova della nostra storia e siamo tesi verso nuovi, alti scopi. Dopo aver raggiunto il socialismo, passiamo alla costruzione della società socialista evoluta e raccogliamo le forze per giungere al comunismo". A differenza della Costituzione del '48, quella del 1960 dedicava alla problematica della libertà di confessione solo un Capo, suddiviso in due paragrafi. Il capo 32, par. 1 stabiliva che "la libertà di confessione è garantita. Ciascuno può riconoscere qualsiasi fede religiosa o non riconoscerne alcuna, e svolgere riti religiosi purché non siano in contrasto con la legge". Secondo il par. 2, "la fede o la convinzione religiosa non può essere motivo per rifiutarsi di svolgere il proprio dovere civile previsto dalla legge".
Il rapporto Chiesa-Stato
Nel gennaio 1928 era stato firmato un Modus vivendi tra rappresentanti della repubblica cecoslovacca e del Vaticano, che non riuscì ad evitare contrasti, soprattutto riguardo la nomina delle autorità ecclesiastiche. Al punto IV ad esempio stabiliva che la Santa Sede, prima di nominare arcivescovi, vescovi, coadiutori con diritto di successione e ordinari militari, rendesse noto al governo cecoslovacco i nominativi prescelti, affinché non ci fossero impedimenti politici; veniva richiesto anche un giuramento di fedeltà alla repubblica: "Giuro e prometto - come vescovo - fedeltà alla repubblica cecoslovacca, e che non compirò atti contrari al bene, alla sicurezza e all'integrità del paese". La promessa era richiesta solo alla gerarchia, non ai singoli sacerdoti. Il 30 agosto 1948 fu adottato un progetto della sezione ecclesiastica del Comitato centrale d'azione, nell'intento di risolvere le questioni relative al rapporto con la Chiesa. Già nell'introduzione venivano sottolineati i compiti fondamentali della politica religiosa: evitare che la religione diventasse un'"arma della reazione"; limitare la possibilità dell'"abuso della religione a scopi reazionari"; utilizzare la religione come alleata del regime; portare al superamento della religione come metodo antiscientifico di pensiero; distanziare le masse dall'influsso del Vaticano asservito all'imperialismo occidentale; gettar discredito sulla gerarchia e creare spaccature all'interno della Chiesa al fine di creare una parte fedele al Vaticano e una fedele alla repubblica: "La questione della liquidazione dell'influsso religioso sulla mentalità delle masse e la liquidazione della religione in genere è fortemente collegata con l'avvento del socialismo, poiché senza eliminare le radici sociali della religione non ci si può aspettare nemmeno la scomparsa della religione". Nel giugno 1949 si cominciò ad elaborare una serie di proposte di legge in materia religiosa. Il 27 giugno la presidenza del Comitato centrale del Partito decise di discutere questi progetti e cercare il consenso delle Chiese riconosciute dallo Stato, benché fossero ammonite che in caso di un atteggiamento "negativo" si sarebbe continuato solo con i rappresentanti dell'"Azione cattolica" . In seguito però si lavorò solo a regolamentare l'assistenza economica delle Chiese e delle associazioni religiose. Il 14 ottobre 1949 il parlamento promulgò le "leggi in materia religiosa", la 217/1949 sull'istituzione dell'Ufficio per gli affari religiosi, e la 218 sull'assistenza economica statale alle Chiese e alla associazioni religiose. Alla 218 si collegavano altre 5 disposizioni sull'assistenza economica del 18 ottobre: la 219 (sull'assistenza statale alla Chiesa cattolica), la 220 (alla Chiesa hussita cecoslovacca), la 221 (agli evangelici), la 222 (agli ortodossi) e la 223 (per le associazioni religiose); completava il quadro la disposizione n. 228 sull'attività e l'organizzazione dell'Ufficio per gli affari religiosi. L'entrata in vigore di queste norme ebbe ripercussioni importanti sulla vita religiosa nel paese: le Chiese e le associazioni religiose finirono sotto il completo controllo statale, che interveniva attivamente in tutti gli ambiti della loro missione. I religiosi divennero praticamente dipendenti statali, nominati e pagati dallo Stato.
Lo Stato amministra le Chiese
La politica ecclesiastica era gestita dagli apparati del Partito e dello Stato; la differenza stava nella natura legislativa dei due organi. Il 22 agosto 1949 la presidenza del Comitato centrale del Partito decideva l'istituzione dell'Ufficio statale per gli affari religiosi (con la relativa versione slovacca). L'organizzazione e le competenze erano stabilite dalle leggi 217/1949 e 228/1949. Era suddiviso in 5 sezioni: culturale, personale, informativa, amministrativa e giuridica. L'ufficio venne poi smantellato con la disposizione governativa n. 19/1956 sull'abrogazione di alcuni ministeri e organi amministrativi (16 giugno 1956; in Slovacchia con la n. 34/1956 del 14 luglio); il par. 2 della disposizione 19/1956 prevedeva la creazione del Ministero dell'istruzione e della cultura, che assorbiva entrambi i ministeri e anche le competenze per le questioni religiose; in Slovacchia le stesse competenze vennero assorbite dal Plenipotenziario per l'istruzione e la cultura. Il numero degli impiegati delle sezioni regionali dell'Ufficio per gli affari religiosi dipendeva dal livello di religiosità delle stesse zone e oscillava fra 5-10 persone; il numero degli impiegati dei comitati provinciali dipendeva invece dal numero delle parrocchie: da 1 a 10 parrocchie si aveva solo un segretario; da 11 a 20 parrocchie un segretario e il personale amministrativo; oltre 20 parrocchie: un segretario più un ufficio amministrativo ed economico. Oltre all'Ufficio esistevano altri organi del Partito che si occupavano del fenomeno religioso, fra cui la presidenza e la segreteria del Comitato centrale e la cosiddetta Commissione ecclesiale. Si trattava di competenze non ufficiali in quanto non avevano legittimità giuridica, ma in pratica determinavano la politica statale verso le Chiese. Così ad esempio la prima Commissione ecclesiale del Comitato centrale operava già dal '48, e nella primavera dell'anno dopo fu sostituita da una nuova commissione composta da 6 membri (Cepicka, Kopecky, Fierlinger, Clementis, Siroky e Hendrych) e con maggiori poteri. Dal 1951 non venne più rinnovata.
Lo Stato entra nella vita del credente
Il 12 novembre 1949 la Commissione ecclesiale proponeva di intervenire sui registri parrocchiali. Il 7 novembre il parlamento approvava la legge 268/1949 sui registri, in vigore dal 1 gennaio 1950. Secondo le disposizione del par. 27 "tutti i registri parrocchiali sono di proprietà dello Stato e dall'entrata in vigore della legge passano nelle competenze dei Comitati nazionali". Nella riunione del 12 novembre fu proposta una revisione del diritto familiare. Il 7 dicembre 1949 il parlamento approvava la legge 265/1949 sul diritto familiare, in cui si dava preminenza al matrimonio civile contratto davanti alle locali autorità statali; una coppia che voleva sposarsi in Chiesa doveva contrarre "due" matrimoni, prima quello civile e poi quello religioso. Anche nell'ambito educativo lo Stato cercò di escludere la presenza della Chiesa; nazionalizzate tutte le scuole (compresi gli edifici: v. par. 4 c. 1 legge 95/1948), anche l'ora di religione, se espressamente richiesta dai genitori o dai tutori, sottostava a rigida sorveglianza: ad esempio, i libri di testo erano rivisti dal ministero "dal punto di vista civile e della tolleranza religiosa". La disposizione 196/1948 stabiliva le materie obbligatorie e facoltative; l'ora di religione (par. 11 c. 3) "per gli alunni i cui genitori (o tutori) non hanno rifiutato l'educazione religiosa, è da considerarsi materia obbligatoria nella scuola elementare e media"; il par. 14 stabiliva la gestione della materia: nelle elementari e nei primi tre anni delle medie erano previste 2 ore settimanali e al 4° anno delle medie un'ora. La disposizione 147/1948 stabiliva invece che nei ginnasi l'ora di religione fosse facoltativa. Il 18 maggio 1950 il parlamento slovacco approvò la legge 58/1950 sulle scuole e istituti superiori, con la quale inizialmente aboliva e poi rivedeva l'organigramma di tutte le istituzioni di grado superiore "in armonia con le necessità della costruzione economica e culturale dello Stato". La legge faceva rientrare nelle competenze statali le facoltà teologiche e i seminari. La facoltà teologica dell'Università praghese veniva esclusa dall'elenco delle facoltà universitarie, così come quella cirillometodiana di Olomouc. La successiva disposizione 112/1950 ridisegnava l'organizzazione delle facoltà teologiche, facendole rientrare sotto competenza statale in ogni dettaglio, dalla nomina dei docenti alla "carriera" degli studenti.