www.charta77.org / ARTICOLI
La lingua totalitaria
inedito* da Petr Fidelius, Rec komunisticke moci, Paprsek 1998
*: in italiano CSEO ha pubblicato solo le prime due parti nel volumetto Popolo, democrazia, socialismo (Bologna 1981)

(…) In questo modo il linguaggio comunista si appropria dei vecchi concetti, suggerendo loro un significato nuovo, diametralmente opposto. Sembra che l'inizio di questa fase coincida con il momento in cui il regime comunista assume un carattere totalitario, quando ormai si sono esaurite le potenzialità dell'entusiasmo rivoluzionario combinato con la violenza, e la lingua diventa l'unico strumento di dominio. Il rivoluzionario è un uomo di idee (o meglio dell'unica Idea), lotta per la realizzazione di un determinato ideale; spesso può commettere delle infamie, ma agisce in nome della dottrina di cui vuol convincere gli altri. Il linguaggio per lui resta ancora un mezzo di comunicazione, poichè per poter convincere deve farsi capire. Il sovrano totalitario è un uomo di indole diversa: non ha più alcuna idea da difendere, gli interessa solo governare e per quanto possibile in modo totalitario; il suo unico ideale è un potere illimitato, totale. Non ha quindi bisogno di convincere nessuno, gli basta la semplice obbedienza. Un potere totale presuppone dunque una obbedienza altrettanto totale. Come ottenerla? Il terrore fisico ha i suoi limiti, sa di non poter arrivare all'annientamento fisico o spirituale dell'uomo, gli basta vincerlo e intimidirlo, ma deve tenerlo in vita e conservarne almeno la capacità lavorativa. A lungo termine è perciò necessario dominare il pensiero umano. Ma come fare? Dettare al pensiero determinati contenuti selezionati in modo da rimpinzarlo fino al punto di paralizzarlo sarebbe una fatica da sisifo; al dominio totalitario non basta il classico metodo dell'indottrinamento, perchè deriva ancora dal modello del convincimento (sia pure enormemente più intenso e concentrato), e quindi dalla comunicazione (sia pure a senso unico). Il problema è che non si può impedire del tutto e per sempre che nel pensiero umano penetrino contenuti diversi, estranei, indesiderabili, sia dal mondo esterno, non totalitario, sia dal passato, dalla memoria storica dei sudditi: perciò nè gli argomenti in sè maliziosi nè la dialettica in sè ingannevole può dare la certezza che l'uomo non si metta a pensare. Occorre dunque portare le cose al punto che l'uomo non reagisca più a quegli stimoli; se non possiamo escluderli del tutto, almeno dobbiamo agire in modo che il pensiero umano ne sia immune (1). Se non siamo in grado di decidere come l'uomo debba pensare, tentiamo almeno di indebolire la sua capacità di pensare. Chi non potrà pensare autonomamente non sarà neppure in grado di agire autonomamente, e sarà pienamente adatto per un'obbedienza totale.

 NOTE
1. "E' nostro compito non solo difendere le conquiste del socialismo... ma anche proteggere la coscienza del nostro popolo dall'ideologia della reazione... e da tutti quegli elementi negativi che comporta. Come l'uomo può diventarne immune? Non con divieti e ordini, ma tramite un'azione sistematica ideologico-educativa sulla sua coscienza" (Rude Pravo, editoriale dell'11.5.1978).