Nell'aprile 2005 a Brno si è svolto un convegno
internazionale sulla poesia e la prosa cristiana ceca nel XX
secolo, durante il quale è stato commemorato fra gli
altri Jan Zahradnicek (1905-1960), di cui quest'anno ricorre
il centenario della nascita: poeta, traduttore e pubblicista
caduto in disgrazia durante l'epoca comunista, è oggi
considerato il massimo poeta religioso ceco del secolo
scorso. La sua è una figura emblematica per
comprendere la sorte di numerose personalità della
cultura cecoslovacca invise al regime. Nella Cecoslovacchia
del dopoguerra la stampa comunista iniziò subito una
campagna propagandistica mirata a screditare la cultura
cattolica e i suoi rappresentanti. Fu negli anni successivi
al '48 che si giunse allo scontro aperto tra Stato e Chiesa
e a un crescente intervento censoreo del regime nei
confronti della stampa in generale. Dal 1° gennaio 1953
i mass media furono posti sotto il controllo del Ministero
della cultura e il 22 aprile la presidenza del governo
istituiva la Divisione centrale di sorveglianza sulla
stampa, sottoposta direttamente al governo, che doveva
accertare "dati e fatti contenenti segreti di Stato
o
che non devono essere resi pubblici nell'interesse
generale", e "rafforzare la difesa dei segreti di Stato".
Agli inizi degli anni '50 cominciarono i primi arresti e i
processi-farsa contro artisti e scrittori, anche se
inizialmente all'interno dell'Unione scrittori vi furono
tentativi isolati di aiutare gli autori finiti in disgrazia.
Fu solo dopo la morte di Stalin e Gottwald (marzo 1953) che
il mondo della cultura poté relativamente respirare:
il 27 aprile 1956 fu il futuro premio Nobel, Jaroslav
Seifert, a intervenire coraggiosamente al II Congresso degli
scrittori in favore degli artisti ingiustamente
perseguitati. Nel 1968, durante la Primavera di Praga la
censura fu dichiarata inammissibile, ma dopo l'invasione di
agosto l'avvio della "normalizzazione" portò
nuovamente indietro le lancette della storia, fino al
novembre 1989.
E' in questa cultura, da un lato omologata dal regime
comunista, dall'altro altrettanto ricca in ambito informale,
che si inserisce la figura di Zahradnicek. Nato il 17
gennaio 1905 a Mastnik, un paesino della campagna morava,
negli anni 1926-30 aveva studiato letteratura comparata alla
facoltà di filosofia dell'Università Carolina
di Praga, senza peraltro completare gli studi. Dal 1940 al
'48 diresse la rivista cristiana "Akord", pubblicata a Brno.
Nel '49, dopo la chiusura di "Akord", ottenne la pensione di
invalidità ed ebbe modo di dedicarsi alla traduzione
della
Divina Commedia e alla poesia. La sua
produzione artistica era passata dalle prime poesie in cui
predominavano i temi della natura collegati alla tradizione
cattolica (
I sorbi, 1933,
Arsura estiva, 1935,
Saluto al sole, 1937), al contraccolpo degli anni
dell'occupazione nazista (
Gli stendardi, 1940). Con
le raccolte del dopoguerra (
La Saletta , 1947;
Il
velo della Veronica, 1949; e soprattutto il lungo poema
Nel nome del potere, terminato poco prima
dell'arresto) gli furono precluse le possibilità di
poter pubblicare ufficialmente.

Nel
1942 si era sposato con Maria Bradacova. Su un numero
dell'89 della rivista
samizdat "Velehrad", la moglie
del poeta ripercorse l'atmosfera di quegli anni in
un'intervista: "Nel 1948 nacque Jenda, nel '50 Zdislava, nel
'51 Klara. Quando Klara aveva 14 giorni, arrestarono Jan.
Nell'autunno del '50 era andato a festeggiare per san
Venceslao; Jan, quando si usciva a far festa col vino e con
gli amici, non si tirava indietro. Si ritrovarono a
Starovicky, in un mulino, mangiarono l'oca e quando
rientrò dormì per tre giorni di fila!
Cos'avessero potuto fare di antistatale, non saprei proprio.
Forse era scappata una parola di troppo, ci fu il pretesto,
qualcuno aveva sentito e fatto la spia. Uno dopo l'altro li
fermarono tutti. Jan lo presero nel giugno del '51. Fu
processato a porte chiuse nel luglio del '52". Il
processo-farsa terminò con la condanna a 13 anni per
"appartenenza a gruppo antistatale", scontati nei famigerati
carceri di Praga-Pankrac, Mirov e Leopoldov. La moglie e i
figli vennero sfrattati e dovettero trasferirsi dai genitori
di lei. Su iniziativa del famoso poeta nazionale Vitezslav
Nezval, nel marzo 1952 fu inviato - invano - un appello alle
autorità in cui il poeta, pur "prendendo le distanze
dalla
Weltanschauung di Zahradnicek", si diceva
"convinto dell'ingegno e del talento" del cattolico moravo e
imputava "alle malattie e alla sua fragile costituzione
fisica la causa che lo ha indotto a opinioni errate".
Continuava la signora Bradacova: "Anche Seifert mi scrisse,
voleva che gli mandassi la domanda di grazia perché
intendeva consegnarla a Zapotocky [l'allora premier -
ndr], così grazie ai suoi buoni uffici a
Jan condonarono 4 anni". Nel settembre 1956 gli fu permesso
di visitare la moglie e i figli ricoverati in ospedale per
un'intossicazione da funghi. Arrivò tardi: i medici
erano riusciti a salvare la moglie e il figlio, ma le
bambine erano già morte. Scontò la pena fino
all'amnistia del maggio 1960. Ritornato a casa profondamente
debilitato nel corpo e nello spirito, negli ultimi cinque
mesi di vita riuscì a scrivere parte dei testi
mandati a memoria durante gli anni di reclusione. Altri
testi, scritti sul tergo di fogli di servizio, li aveva
affidati a un coraggioso secondino che li aveva poi
conservati seppellendoli in giardino e fatti pubblicare nel
1968. Anche altri compagni di cella avevano contribuito a
conservare questa poesia orale sui generis. Zahradnicek
morì il 7 ottobre 1960 e fu riabilitato nel 1968, ma
solo dall'89 le sue opere hanno potuto rivedere
ufficialmente la luce.