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La tragica morte dell'ingegner Coufal
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Il 6 marzo 1969 la Direzione I1 del ministero degli interni federale dava il via libera all'insediamento a lungo termine dell'agente con nome in codice "Prolog in Germania occidentale. Prolog si trasferì dalla Cecoslovacchia con la famiglia in qualità di emigrante e chiese asilo politico in Germania, passo facilitato dalla recente invasione delle truppe del Patto di Varsavia. Il suo compito primario era controllare la rete informativa americana in Germania occidentale, Radio Europa Libera e l'attività dell'emigrazione slovacca all'estero, soprattutto religiosa.
Prolog era un medico, viveva e lavorava in Slovacchia. Nel 1962 era stato accusato di truffa e condannato a 3 anni di carcere. Mentre scontava la pena nel carcere di Ostrava-Hermanice, firmò di collaborare con la StB, la polizia politica. Dopo 15 mesi fu rimesso in libertà. Come medico e agente della StB raccoglieva informazioni sulla situazione sanitaria, faceva riferimento alla sezione di Nitra, e dal 1966 a Bratislava. Fino al 1967 per la StB stilò 325 informative. Negli anni 1966-67 si recò due volte in Austria per contattare un suo lontano parente che lavorava nel ministero della difesa a Vienna. Nel 1967 aveva collaborato all'operazione "Santo" per smascherare l'attività dei laici cattolici. Dai responsabili degli organi di polizia era ritenuto molto intelligente ed affidabile. Parlava lingue straniere. Prolog lavorava in Germania come medico. Dopo il suo arrivo allacciò contatti con l'emigrazione slovacca in Europa, negli USA e in Canada, organizzata nel Congresso mondiale degli slovacchi (CMS), del cui comitato ne divenne membro. Tramite l'emigrazione slovacca all'estero dal '45, ebbe accesso in Vaticano e nella sezione slovacca di Radio Europa Libera. In Germania divenne membro del Comitato Sacharov e della Lega per la difesa dei diritti umani. Tramite tali organizzazioni poté raccogliere notizie sull'attività dei dissidenti in Cecoslovacchia. Ebbe contatti con la Fondazione Tolstoj in Germania e con l'emigrazione russa. Prolog, oltre a penetrare nel CMS e nell'Istituto slovacco cirillometodiano di Roma fu incaricato dalla centrale praghese di entrare nell'organizzazione Hilfsfond der Deutschen und Österreichischen Bischöfen, che aiutava la Chiesa perseguitata nell'Europa orientale. Fino all'89 Prolog ha passato nelle mani della StB centinaia di notizie, copie di documenti e registrazioni magnetiche. Negli anni 1975 e 1982 per brevi periodi fu richiamato segretamente in Cecoslovacchia per corsi di aggiornamento. Per gli organi era sempre affidabile e "dedito al socialismo, completamente consapevole della sua responsabilità all'estero".
Il 3 novembre 1979 Prolog venne a contatto, nell'ambito dell'emigrazione slovacca religiosa americana, con un ampio materiale contenente dati dettagliati sulla situazione religiosa e sulla Chiesa cattolica in Cecoslovacchia. C'erano molti originali e, sulla base del contenuto, era evidente che l'autore di quel materiale era la stessa persona che dal 1974 agiva come corriere tra la Cecoslovacchia e l'emigrazione all'estero. Questo corriere aveva contatti nella cerchia ecclesiastica a Vienna tramite la quale aveva altri collegamenti con l'estero. Dalle notizie contenute emergeva anche che il corriere aveva accesso a informazioni dettagliate riguardanti sia la Chiesa ufficiale sia quella clandestina. Prolog fece arrivare copia di questo materiale nelle mani della StB.
La StB cominciò allora, in Cecoslovacchia e all'estero, l'ampia operazione "Kanál" allo scopo di scoprire l'identità del corriere. Poco prima, nel febbraio 1979, l'allora ministro degli interni federale Jaromir Obzina, durante una riunione di funzionari della StB aveva chiesto di intensificare gli interventi contro la Chiesa cattolica: "Nella Cecoslovacchia socialista sta aumentando l'attività clericale in collaborazione con le forze reazionarie dei paesi capitalisti", perciò il ministero degli interni "in stretta collaborazione con il controspionaggio fratello deve utilizzare tutti i provati metodi cekisti". L'aumento della soglia d'allarme era dovuto sia alla Conferenza sulla collaborazione e la sicurezza in Europa (Helsinki 1977), sia alla nomina di Karol Wojtyla a papa. Nell'ambito dell'operazione "Kanal", la StB iniziò a verificare centinaia di laici, preti e religiosi, indipendentemente dal fatto che facessero parte delle strutture ecclesiastiche ufficiali o di quelle informali. Le informazioni ottenute dall'agente Prolog erano rielaborate dalla sezione 31 della Direzione I della StB a Praga, in collaborazione con la sezione 1 della Direzione XII
2 a Bratislava. Alla fine dell'estate del 1980, su ordine della StB, gli agenti del controllo passaporti effettuavano un'accurata perquisizione personale all'ingegner Premysl Coufal, che in quel periodo stava rientrando da un viaggio di lavoro dall'Austria in Slovacchia.
Premysl Coufal era di origini morave, aveva studiato scienze forestali e scienza delle costruzioni. Lavorava nell'istituto per i progetti agricoli, a Bratislava, come specialista in problemi di statica. Oltre alle lingue classiche parlava tedesco, inglese e francese. Nell'ambito delle sue amicizie, conoscenze e colleghi era conosciuto come una persona dai modi gentili, istruito, disponibile ad aiutare gli altri. Nel 1960 iniziò a studiare segretamente teologia, ma il suo gruppetto venne scoperto dalla StB. Coufal, costretto dalla polizia, accettò di collaborare, ebbe nome in codice "Jasan", fino al 1971. Secondo i dati dei registri della StB, Coufal fornì note riguardanti insufficienze tecniche nell'ambito della progettistica in cui lavorava. Dal 1967 all'80 ottenne come specialista il permesso di recarsi all'estero per lavoro o per viaggi personali; fu così in Austria, Italia, Svizzera, Germania, Francia, Gran Bretagna e Jugoslavia. Sulla base dei materiali inviati da Prolog, nell'80 la StB cominciò a controllare anche lui. Seguivano il suo caso il referente della sezione 31 della Direzione I del Ministero degli interni federali, capitano Milos Dospiva ("Kotva", che era già stato impiegato a Roma contro il Vaticano e nel 1972 era stato espulso dall'Italia come "persona non grata"), alle dipendenze del colonnello Jan Pencik ("Pozorny"). A Bratislava, Coufal era controllato direttamente dal tenente Anton Obranec, funzionario della Sezione IV
3 della Direzione locale della StB. Il 9 dicembre 1980 la StB contattò Coufal e lo interrogò sulla sua attività in Slovacchia e all'estero, accusandolo di essere un prete clandestino e di aver commesso gravi reati; la StB intendeva chiedergli di riprendere la sua antica collaborazione al fine di controllare e "paralizzare" i canali tra Chiesa clandestina e l'estero. Gli fu chiesta inoltre un'informativa sui suoi contatti con l'estero dal 1974 al '78. Coufal rifiutò di collaborare e negò sia di essere un sacerdote sia l'esistenza di una Chiesa clandestina. Coufal rivelò poi ai suoi parenti in Moravia che dal giorno del colloquio veniva pedinato, che qualcuno entrava di nascosto nel suo appartamento in sua assenza e che era ricattato: volevano 20.000 corone per essere lasciato stare. Alla StB riuscì a consegnare 14.000 corone.
Il successivo incontro con i funzionari Obranec e Dospiva ebbe luogo nel caffè "Zora" il 17 dicembre 1980; dopo questo incontro, Coufal si lamentò ancora di essere seguito. In un colloquio con la polizia dell'inizio di gennaio 1981 Coufal riconobbe i suoi contatti in Cecoslovacchia, ma negò nuovamente di essere un prete. I pedinamenti continuavano. In un incontro in un appartamento di servizio, il 4 febbraio, Coufal ammise nuovamente di avere contatti con l'estero, lamentava di essere seguito e le violazioni del suo domicilio. Nella nota sull'incontro, Obranec si diceva sicuro che Coufal fosse uno dei principali informatori per l'emigrazione cecoslovacca all'estero in ambito religioso. Fu sempre più isolato, finché il 19 febbraio fu lo stesso Coufal a richiedere un incontro con gli agenti della StB. Era confuso, ammise di essere un sacerdote e di avere contatti all'estero, si disse perfino pronto a collaborare, ma a questo punto Obranec respinse la proposta, gli rinfacciò i suoi "reati" e gli chiese di scrivere un completo rapporto sulla sua attività. L'incontro successivo fu fissato per il 25 febbraio.Coufal si recò, il 20 febbraio, dai parenti, completamente sconvolto; uscendo dall'appartamento, la luce ancora funzionava. Quando però rientrò due giorni dopo, il 22, non c'era più la corrente e il giorno dopo chiamò per la riparazione. Il 24 non fu visto in ufficio, e nemmeno il giorno successivo. Il 26 la sua collega Kopcova telefonò alla signora Machovicova, che con un'altra donna si occupava delle faccende domestiche di Coufal, chiedendo se avesse notizie del suo collega. Le due donne si recarono da Coufal ma la porta era chiusa dall'interno, allora avvertirono la polizia. Nell'appartamento tutto era sottosopra, e Coufal giaceva morto massacrato. Nel rapporto della StB dell'81 e successivamente nel riesame del 1990 la causa della morte si ascriveva al suicidio, ma ciò che realmente avvenne nella notte tra il 24 e il 25 febbraio 1981 in quell'appartamento di Bratislava non è ancora stato chiarito. La morte dell'ingegner Coufal, sacerdote clandestino e abate benedettino, ebbe una certa eco in Cecoslovacchia e all'estero. La StB prese le distanze. Il 28 aprile 1981 il maggiore Karel Sochor informava il ministro Obzina delle circostanze della morte di Coufal; nell'informativa scriveva che Coufal era un prete clandestino e che aveva rapporti con l'emigrazione religiosa slovacca. Sentendosi "depresso" perché gli era stato negato di riprendere la collaborazione con la StB - notava cinicamente - "questo stato d'animo poteva averlo condotto al suicidio, né è da escludersi l'influsso diretto o indiretto della Chiesa clandestina".

NOTE

*. Dal testo di M. Lehky, Tragicka smrt' Ing. Premysla Coufala, in "Pamät naroda", ottobre 2004, pp. 60-63.
1. La Direzione I. era specializzata in spionaggio, si occupava di politica estera, spionaggio economico e tecnico e attività di disinformazione. La relativa indipendenza della Direzione I, dopo il '69 fu fortemente limitata e l'ufficio divenne la longa manus del KGB. Organizzativamente si divideva in Sezioni (odbor). La centrale era a Praga.
2. La Direzione XII controllava l'attività della polizia politica in Slovacchia.
3. Si occupava di pedinamenti. Fra le tecniche adottate esisteva anche quella di tipo dimostrativo (otevreny), nel corso della quale il soggetto veniva seguito in modo che si accorgesse di essere pedinato, per distruggerlo psicologicamente.