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L'articolo di Jozef
Hal'ko Ceskoslovenska rozviedka a Vatikan, è
stato pubblicato sul bollettino dell'UPN
slovacco "Pamat naroda" 2/2005, pp. 13-19. Analizza i
rapporti prodotti dai servizi segreti cecoslovacchi (e non
solo) incaricati di monitorare l'Ostpolitik vaticana,
soprattutto nel periodo del Concilio Vaticano II. Nella
premessa, Hal'ko ricorda come, nonostante in Cecoslovacchia
non esistesse un rappresentante diplomatico vaticano e sui
media si evitasse di parlarne, il vescovo di Roma e la sua
autorità rimanevano profondamente radicati nella
coscienza dei credenti. Per questo il Vaticano era
considerato dai comunisti come una delle cosiddette centrali
ideologiche che andavano tenute costantemente sotto
controllo dallo spionaggio
Dopo
Pio XII
Nel 1958, al termine del pontificato di Pio XII, che nel
1949 aveva lanciato la scomunica contro il comunismo, si
riaffacciò urgentemente il problema del rinnovamento
della rete informativa in Vaticano. Già nel marzo
1956 l'allora ministro degli interni Rudolf Barak aveva
emanato una disposizione segreta per attivare le operazioni
contro il Vaticano che, secondo le sue parole, "opera
attivamente a fianco degli altri servizi occidentali, con
premeditazione e attività cospirativa contro i paesi
del campo della pace"; Barak ordinò di raccogliere
informazioni sui fedeli dell'emigrazione religiosa, che
"lavorano per lo spionaggio vaticano contro la Repubblica
cecoslovacca", e sulle relative famiglie, e chiese di
selezionare soggetti capaci di penetrare in Vaticano,
soprattutto ex teologi da iscrivere a corsi all'estero.
Barak propose di orientarsi soprattutto su gesuiti,
domenicani e salesiani, perchè "questi ordini
occupano le istituzioni più importanti dell'apparato
vaticano". Le persone da scegliere e inviare come
informatori dovevano essere ricattabili e costrette per
questo ad accettare volontariamente di collaborare con lo
Stato. Il 1 gennaio 1959 venne istituita presso la Direzione
I dei servizi una "sottounità operativa" competente
per le problematiche vaticane. Dai documenti conservati si
deduce che il tentativo di penetrare negli ambienti vaticani
in una certa misura riuscì. Alla fine del marzo 1959,
sulla base dei dati raccolti dall'agente "Denis", fu
compilato un dossier su "Il successore di Pio XII - secondo
il cardinal Montini": lo spionaggio cecoslovacco si riferiva
a un documento segreto, redatto in 74 pagine ed esistente
solo in due copie, una per il papa e una per l'archivio
vaticano. Il suo autore era il cardinal Montini, che si era
consultato con Roncalli prima che quest'ultimo fosse eletto
papa. "Dopo un pontificato intellettuale - si legge nel
documento segreto di Montini - è necessario che segua
un pontificato profondamente spirituale". Il nuovo papa
avrebbe dovuto essere, a differenza dall'aristocratico
Pacelli, una persona più semplice, umile, immediata e
più personale nei rapporti, anche con i
collaboratori: "E' necessario che tutti gli impiegati della
segreteria sentano che per il papa essi sono collaboratori e
consiglieri e non semplici impiegati esecutivi" (1).I
servizi erano ovviamente interessati all'eventuale mutamento
di atteggiamento verso i regimi comunisti. Secondo il
documento segreto, Montini distingueva
l'"inconciliabilità" politica da quella religiosa:
"Nella sfera religiosa vi sono ambiti in cui
l'inconciliabilità non può essere mai
superata, ma vi sono anche ambiti che permettono un'ampia
possibilità di manovra e quindi di concessioni...
Oggi non possiamo porre la speranza in una rapida caduta del
regime comunista ed è necessario mettere in conto una
base di convivenza". Secondo l'analisi degli agenti
cecoslovacchi questa visione si sarebbe concretizzata con
l'elezione del cardinal Roncalli, il quale aveva dichiarato
che " nel futuro è necessario, nell'interesse della
Chiesa, che il Vaticano sia a favore della pace fra i popoli
e della pace fra Oriente e Occidente". Il febbrile lavoro di
agenzia si dedicò anche ad altri influenti
rappresentanti della curia vaticana, come il cardinal
Ottaviani, strenuo difensore dell'anticomunismo
nell'Ostpolitik: Ottaviani era convinto che il comunismo
sarebbe caduto economicamente e politicamente, e che si
poteva trattare con i governi comunisti solo su basi
concordatarie che escludessero qualsiasi forma di appoggio
ai regimi e alla loro ideologia. Durante le riunioni della
Commissione per lo studio dei rapporti fra la Chiesa e gli
Stati socialisti, istituita nel novembre 1958, le sue
opinioni divergevano dalla linea di altre personalità
più vicine alla linea di Montini, quali ad esempio
Wyszinsky, il quale riteneva che un atteggiamento di
intransigenza totale nei confronti del comunismo in certi
casi equivaleva a un suicidio. .
Altre "centrali
spionistiche"
L'agente "Denis" seguiva con particolare attenzione le
attività dei gesuiti: "Il servizio di informazioni
della Compagnia di Gesù è quello più
diffuso e meglio organizzato della Chiesa cattolica... I
gesuiti nel loro collegio al n. 45 di Piazza del Gesù
a Roma hanno la centrale informativa per l'Europa centrale".
L'attenzione dello spionaggio cecoslovacco si
concentrò anche nei confronti di altre figure della
curia: il sottosegretario di stato, Angelo Felici,
incaricato delle questioni cecoslovacca e ungherese,
è descritto come "un convinto oppositore del
comunismo"; l'attività a Vienna del nunzio Opilio
Rossi "è rivolta non solo ai rapporti fra lo Stato
austriaco e la Santa Sede, ma ha il compito di osservare i
vicini comunisti... Mons. Rossi avrà personalmente il
compito di raccogliere le fonti di informazioni che il
Vaticano dispone in Cecoslovacchia e in Ungheria". Secondo
le fonti cecoslovacche, a Vienna funzionavano altre
"centrali spionistiche" dirette contro la Cecoslovacchia e
gestite da religiosi: vengono ricordati i domenicani sulla
Postgasse, i francescani di Franziskanerplatz o i salesiani
sulla Hafemullerstrasse; altre "spie" erano considerati in
Ungheria i benedettini di Pannonhalma e i basiliani di
Mariapocs. Anche l'associazione Legio Mariae, che operava
"in piccoli e piccolissimi gruppi", finì sotto
osservazione, così come i focolarini e il loro
tramite viennese, il piarista padre Cik.
Le Olimpiadi di Roma
del 1960
Lo spionaggio era preoccupato che il Vaticano potesse
sfruttare una simile ghiotta occasione, e notava allarmato
che "per confessare atleti e turisti dai paesi dell'Europa
centrale sono stati nominati confessori particolari", per
gli slovacchi ad es. p. Vincent Tomek e mons. Nahalka,
membro del Comitato di sostegno religioso per gli atleti dei
paesi socialisti, che avrebbero potuto avere un influsso
"ideologicamente negativo" sui partecipanti. Dalle fonti
d'agenzia risulterebbe che "su ordine esplicito di Giovanni
XXIII fu proibita la stampa di materiale anticomunista in
lingue slave che avrebbe dovuto essere distribuito fra
turisti e atleti dell'Europa orientale" (10.000 Bibbie, di
cui 500 in russo). "Si sta organizzando - scriveva il
rapporto di agenzia - un incontro di sportivi cattolici dei
paesi centroeuropei sotto l'egida dell'amicizia", gesto che
sarebbe stato coordinato dai "servizi italiani, americani e
vaticani" (rappresentati questi ultimi dal gesuita Fiorello
Cavalli).
Il Concilio Vaticano
II
Sulla base dei dati raccolti dal Ministero degli interni
cecoslovacco, fu il segretario di stato vaticano Angelo
Dell'Acqua a proporre all'ambasciatore italiano a Praga
Enrico Aillaud di trasmettere al governo cecoslovacco la
richiesta di avere "almeno un vescovo" per il Concilio. Si
trattava di una richiesta piuttosto difficile da esaudire,
perché le autorità comuniste al contrario
facevano di tutto per limitare l'"influsso vaticano" e per
tagliare qualunque rapporto con la Santa Sede. La
convocazione del Concilio venne interpretata dai servizi
cecoslovacchi come una vera e propria azione anticomunista:
"La preparazione al concilio si svolge nel segno della
creazione di unità cristiane anticomuniste", si legge
in un rapporto d'agenzia. Tuttavia le autorità
cecoslovacche diedero permisero ai vescovi di uscire dal
paese, ad eccezione del vescovo Robert Pokorny di Roznava,
anche se dopo molti tentennamenti durati fino alla vigilia
dell'apertura. E infatti "l'arrivo delle delegazioni dei
paesi del campo socialista - commentava la fonte di agenzia
- fu per il Vaticano una sorpresa". I vescovi di questi
paesi erano seguiti attentamente dagli agenti comunisti; nei
rapporti della sezione III della terza Divisione del
Ministero degli interni cecoslovacco si specifica ad esempio
che dopo l'arrivo della delegazione a Roma i vescovi e i
loro segretari dimoravano separatamente dagli altri
accompagnatori che dovevano "annusare" i membri
dell'emigrazione religiosa. Ci furono anche incontri con
rappresentanti dell'emigrazione i quali chiesero notizie
sulla situazione in Cecoslovacchia, sulle facoltà
teologiche e sulle diocesi; nel mirino degli agenti
finì soprattutto mons. Stefan Nahalka, che "raccoglie
informazioni sulla Cecoslovacchia per le trasmissioni di
Radio vaticana, lavora con Radio Europa Libera per la quale
cerca altri collaboratori, e utilizza il nome in codice
Bystrik". Altri rappresentanti influenti dell'emigrazione
segnalati dalle note di agenzia erano Pavol Hnilica, Felix
Litva, Michal Lacko, Stefan Porubcan e Jozef Tomko. Con la
delegazione cecoslovacca dovevano incontrarsi, oltre allo
stesso papa, altri rappresentanti vaticani, come il
direttore della Segreteria di Stato per l'unità dei
cristiani, cardinal Bea, o mons. Casaroli. "Nel corso degli
incontri - si legge nel rapporto d'agenzia - i
rappresentanti vaticani sostennero l'idea della coesistenza
pacifica e della collaborazione pacifica tra i popoli,
esprimendo il desiderio di poter risolvere tutte le
questioni della Chiesa nell'ambito della nostra
legislazione... Il Vaticano non intende appoggiare nulla che
andasse contro l'ordinamento statale cecoslovacco".
Nonostante questi auspici, l'interpretazione comunista vi
scorgeva solo il tentativo di attivare la Chiesa nelle
democrazie popolari sulla base di "piani anticomunisti", un
po' quello che succede oggi con i tentativi buonisti di
certi personaggi ecclesiali nei confronti degli estremisti
islamici. Dai rapporti dello spionaggio polacco risulta
inoltre come durante il Concilio le agenzie distinguessero
tra un "anticomunismo primitivo" e uno "intellettuale e
più illuminato": "i principali esponenti di questa
seconda linea, pur sottolineando la necessità della
lotta contro l'ateismo marxista filosofico-religioso, hanno
tentato di realizzare il dialogo"; il primate olandese
Alfrink era uno dei massimi sostenitori di questo tipo di
"dialogo". Al contrario, fra i padri conciliari "più
anticomunisti" erano ricordati il vescovo cinese Paulo Yu
Pin, il canadese Maxim Hermaniuk, il tedesco Stimpf e lo
jugoslavo Franic; come "primitiva" e "militante" fu
interpretata la posizione di mons. Barbieri, che definiva
l'ateismo come "massima sciagura della nostra epoca" e come
un "crimine". Anche il movimento ecumenico era considerato
dalle autorità cecoslovacche come un progetto
anticomunista: "Il motivo principale per la tensione
all'unità delle Chiese è l'anticomunismo. Lo
scopo del movimento ecumenico è la creazione di un
fronte che difenda le posizioni della Chiesa e affronti
l'ateismo e la diffusione del comunismo in
genere".
Paolo VI nel mirino
Nonostante una delle fonti d'agenzia descrivesse il
nuovo papa Paolo VI come un diplomatico capace di
compromessi "che continuerà fondamentalmente la
politica del pontefice precedente", in realtà poi
l'Ostpolitik prese una linea più decisa e urgente.
Un'informativa dello spionaggio della fine del giugno 1964
avvertiva che ormai la segreteria di Stato vaticana
intendeva garantire carta bianca ai vescovi operanti nelle
democrazie popolari in modo da poter disporre di nuovi
sacerdoti e da poter agire senza attendere i consensi
statali. Nel rapporto d'agenzia "Opinione del Vaticano sulla
scelta dei vescovi", si notava come il Vaticano avesse
sì tentato di proporre personalità "neutrali
dal punto di vista politico", che non fossero "anticomunisti
fanatici", ma contemporaneamente esse "non erano disposte a
capitolare di fronte al regime e continuavano a difendere i
propri diritti". In un'analisi ungherese dell'Ostpolitik
dell'8 dicembre 1965, Paolo VI era ormai etichettato come un
deciso oppositore del comunismo.
NOTA:
1. Archivio UPN, n. registr. 10442/012. "Nastupce Pia XII.
podle kardinale Montiniho.
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