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La festa del 28 ottobre e la Chiesa cattolica
(cfr. Katolicky Tydenik 44/2005)

Il breve articolo del prof. Jaroslav Sebek, del Dipartimento di storia dell'Accademia delle scienze ceca, intende rispondere sommariamente alla domanda su quale fosse la posizione della Chiesa cattolica all'atto della nascita della repubblica cecoslovacca e del relativo crollo dell'impero asburgico nell'ottobre 1918. Non fu un gran bell'inizio. Pochi giorni dopo la dichiarazione di indipendenza, il 3 novembre veniva demolita la colonna mariana sulla piazza della Città Vecchia a Praga, dov'era stata posta nel 1650-52 in ricordo della vittoria sui protestanti svedesi. Furono oggetto di atti vandalici anche le statue di san Giovanni Nepomuceno, uno dei "simboli" della ricattolicizzazione del XVII secolo, e solo l'intervento delle autorità - che avevano più o meno involontariamente dato avvio all'ondata anticattolica - evitò che fossero divelte e gettate nella Moldava altre statue barocche della capitale. Normalmente - ricorda il professor Sebek - si dà la colpa di tutto questo accusando la politica di unione trono-altare durante l'epoca asburgica; tuttavia secondo l'accademico l'atteggiamento ostile nei confronti della Chiesa si era già creato nelle terre boeme nel XIX secolo, specialmente fra gli intellettuali, i pedagoghi e negli ambiti della borghesia cittadina. Il nuovo Stato del 1918 offrì spazio alle tradizioni religiose legate all'hussitismo e alla Riforma (come la creazione della Chiesa dei Fratelli Boemi). Anche influenti personalità del mondo politico (in cui sempre più decisamente guadagnavano terreno socialdemocratici poi passati al comunismo bolscevico) ebbero un atteggiamento ostile nei confronti della Chiesa cattolica, compreso il presidente Masaryk; perciò fu facile far passare leggi che limitavano la presenza cattolica nella vita civile (limitazioni all'insegnamento religioso nelle scuole, divorzio facile), pur senza risolvere la questione della separazione della Chiesa dallo Stato. La Chiesa cattolica si trovò inoltre divisa al suo interno perché nel gennaio 1920 una nutrita comunità di "innovatori" (chiedevano l'introduzione del ceco nella liturgia, la riabilitazione di Hus e l'abolizione del celibato) si inventò la "Chiesa cecoslovacca", cui si riconobbero quasi mezzo milione di cattolici (nel 1921 i cattolici nel nuovo Stato erano 1.338.000) e circa 300 sacerdoti. Primo "patriarca" fu Karel Farsky. La Chiesa cattolica ebbe però modo di "purificarsi" internamente lasciando in secondo piano l'aspetto celebrativo e concentrandosi sul rinnovamento spirituale; sorsero così delle comunità religiose vive che riuscirono a influire sulle nuove generazioni di credenti.

Altri eventi principali dei rapporti Stato-Chiesa fino allo scoppio della Seconda guerra mondiale:
- 22 marzo 1920: Avviati rapporti diplomatici tra Rep. Cecoslovacca (CSR) e Vaticano;
- 31 novembre 1923: Il governo decide la costruzione del monumento a Jan Zizka sul Vitkov, a Praga;
- 6 luglio 1925: Nuove disposizioni sulle festività nazionali. Vengono tolte 3 feste mariane (2/2, 25/3, 8/9) e la festa di san Giovanni Nepomuceno; introdotta la festa del 28/10, del 5-6 luglio in memoria di Jan Hus (che inasprì le relazioni col Vaticano), e del 1° maggio, per la Slovacchia viene introdotta la festa dei ss. Cirillo e Metodio;
- 25 giugno 1926: Legge sulla congrua, aspramente contestata dai parlamentari di sinistra;
- 17 dicembre 1927: bozza del Modus Vivendi tra CSR e Chiesa cattolica, in vigore dal 2 febbraio 1928. Nominati nuovi vescovi, stabiliti i confini delle diocesi; nessuna soluzione sulla separazione Stato-Chiesa;
- 25 giugno 1935: Il congresso dei cattolici cechi e moravi a Praga raduna 350.000 fedeli e sancisce la normalizzazione dei rapporti tra CSR e Vaticano;
- 6 agosto 1935: Papa Pio XI nomina il nunzio apostolico nella persona di mons. Xaver Ritter;
- 16 dicembre 1935: l'arcivescovo di Praga Kaspar è nominato cardinale "in onore della Repubblica cecoslovacca".