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Operazione Nettuno

Un'incredibile operazione di disinformazione effettuata nel 1964 dai servizi speciali cecoslovacchi, come emerge dai documenti originali, declassificati e pubblicati recentemente dall'intelligence civile ceca.

Nella notte tra il 19 e il 20 giugno 1964 un nucleo operativo dei servizi speciali cecoslovacchi alle dipendenze del Ministero degli interni deposita 4 casse nelle acque limacciose del Lago Nero, un piccolo specchio d'acqua a pochi km da Zelezna Ruda, località della Selva Boema lungo i confini con la Baviera. Inizia così l'operazione Nettuno, una brillante azione di disinformazione e propaganda messa in atto dalle autorità praghesi. L'idea era venuta dagli uffici della Direzione I reparto 8 (spionaggio speciale) qualche mese prima, dopo aver analizzato l'eco mediatica che aveva avuto nel novembre 1963 il recupero, dal lago austriaco di Toplitz, di alcuni cassoni contenenti sterline false stampate dai nazisti e gettati nel lago alla fine della guerra. Da qui l'idea dei servizi cecoslovacchi di inscenare un recupero di documenti del periodo hitleriano con cui "compromettere i capi revanscisti tedesco-occidentali", e "sabotare l'attività dello spionaggio tedesco-occidentale". Alcuni dettagli importanti favoriscono la messa in scena: innanzitutto la tv nazionale, sull'onda dell'interesse per il caso austriaco, stava per realizzare un documentario sui reperti d'epoca nazista abbandonati nella Selva Boema. La preparazione della puntata di "Camera indiscreta" prevedeva anche immersioni subacquee nel Lago Nero e nel vicino Lago del Diavolo. Inoltre, nell'aprile 1945 in quella zona erano passate veramente alcune unità della Wehrmacht in fuga dagli americani; questi ultimi avevano però preferito rinunciare a setacciare la regione per recuperare eventuali documenti finiti chissà dove.
Alla fine dell'aprile 1964 due cineoperatori e 4 sommozzatori dello Svazarm(1) praghese durante un primo sopralluogo nei due laghetti trovano dell'esplosivo e altri oggetti risalenti alla seconda guerra mondiale. Nel frattempo i servizi speciali avviano l'operazione: fanno rimandare le riprese finali a causa di "esercitazioni delle guardie di frontiera", e il 14 maggio alcuni agenti vengono inviati a prelevare campioni d'acqua e oggetti dal Lago Nero per studiare il processo di corrosione, e ad identificare il posto ottimale per adagiare le casse da cui sarebbero usciti i "materiali compromettenti" accompagnati coreograficamente da altri oggetti del periodo hitleriano.

La "scoperta"
A fine giugno arrivano la troupe televisiva e i sommozzatori per effettuare le riprese, senza sospettare che di avere nel gruppo il capitano Brychta(2), vice-direttore del reparto 8, che li guiderà sul posto giusto per trovare le casse, e avrà un ruolo di primo piano anni dopo l'operazione. Agli inizi di luglio nel Lago Nero vengono ritrovate le casse. La polizia limita l'area, arrivano ufficialmente i responsabili degli Interni, viene diffusa la notizia del "ritrovamento" e gettato l'amo per la stampa. Dopo una decina di giorni le casse vengono portate in superficie e scortate a Praga per essere "analizzate". I servizi godono anche di una buona dose di fortuna: "A suffragare l'attendibilità dell'operazione - si legge in uno dei documenti - ha contribuito il fatto che sono state rinvenute anche scatole di munizioni e un frammento di aereo della Luftwaffe". La stampa nazionale dà molto risalto al ritrovamento e la notizia rimbalza all'estero, secondo copione. Nel comunicato ufficiale il governo cecoslovacco rende noto che le casse contengono documenti d'epoca nazista, ringrazia la popolazione locale per le preziose informazioni che hanno contribuito alle ricerche e la invita a continuare a collaborare! In realtà anche questo è puro calcolo politico: la collaborazione spontanea "concorre a migliorare i rapporti fra la cittadinanza e l'apparato degli Interni". Fra le lettere di semplici cittadini, un rapporto sottolinea quella di un certo signor Vecerek il quale consiglia di prestare molta attenzione ad aprire le casse perché erano progettate in modo che se aperte in maniera scorretta esplodevano distruggendo il contenuto.
Per evitare che l'operazione, vista l'eco mediatica, sfugga di mano - non aveva ancora raggiunto il culmine previsto - i servizi controllano per bene il documentario prima della messa in onda per verificare che non contenga passaggi "inopportuni".
Qualche sbavatura però c'è: dai rapporti emerge che un poliziotto ubriaco si era messo a raccontare che era "tutta una montatura", girava la voce che dopo la prima visita dei sommozzatori a maggio "qualcuno ha nascosto qualcosa nel lago", gli operatori tv "non seguivano le istruzioni della polizia" e si erano portati in campeggio mogli e figli, infine le casse si erano scheggiate durante l'estrazione e sotto la vernice era apparso qualche centimetro di legno fresco…

Arrivano da Mosca i documenti del lago ceco
Dopo aver recuperato le casse (piene solo di cartacce), si pone il delicato problema di "riempirle". Inizialmente si era pensato di attingere da materiali d'epoca nazista conservati negli archivi cecoslovacchi: "Nei nostri archivi esistono molti documenti di quel periodo in cui compaiono nomi che ricoprono ancor oggi alti incarichi politici nella Germania occidentale. Occorre creare in loro la psicosi e la paura che il passato venga scoperto". In ogni caso i servizi erano pronti a dare la spinta giusta: "A seconda della riuscita dell'azione si potrebbero preparare due o tre documenti falsi su politici di primo piano in modo da comprometterli". Ma visto il successo, ora il timore è che qualcuno riconosca questi materiali come già noti e mandi all'aria tutta l'operazione. Perciò "ci siamo rivolti agli amici sovietici che ci hanno messo a disposizione alcuni fascicoli di documenti originali dello spionaggio tedesco, inediti all'opinione pubblica": si trattava di materiali segreti trovati dall'Armata rossa tra l'aprile e il maggio 1945 presso le centrali dello spionaggio nazista e rimasti ancora classificati. Dall'URSS rispondono positivamente proponendo in particolare fascicoli sull'attività del Sicherheitsdienst contro l'Italia nel periodo 1938-1944, e altri materiali sull'ingerenza tedesca nella preparazione dell'Anschluss. In questo modo, secondo i sovietici, l'operazione può servire anche a dimostrare quanto sia rischioso mantenere rapporti con la Germania, che sfrutterebbe ancora la rete informativa nazista. Anche i sovietici danno la loro disponibilità a produrre "documenti speciali".

C'è di mezzo anche l'Italia...
Fra gli 81 testi proposti da Mosca vi sono rapporti dello spionaggio nazista su interventi di Mussolini, sull'attività del principe Umberto, sulla situazione politica ed economica italiana, sul funzionamento delle poste e dei trasporti, su banche e alberghi, sulla situazione dell'esercito, sulla sicurezza dei confini, sui rapporti internazionali tra Italia e altri paesi e sulle sue colonie, l'elenco degli agenti e dei giornalisti germanici attivi nel Belpaese. Solo pochi documenti riguardano invece le questioni austriache.
La conferenza stampa del ministro degli interni Strougal è fissata per il 15 settembre. Sono sempre i servizi speciali a dettare la linea del discorso, ed è curioso notare che sulla bozza preparatoria viene depennata la proposta di allestire una "mostra sulle casse e sugli oggetti rinvenuti": non si sa mai che qualcuno mangi la foglia!… Gli specialisti della disinformazione prevedono che l'intervento di Strougal sia "offensivo", teso a smascherare "le trame del militarismo e del revanscismo tedesco-occidentale", e dovrà "evitare la tipica fraseologia politica". Esso dovrà tener conto dell'imminente anniversario della rivolta nazionale slovacca, della ricorrenza degli accordi di Monaco e dei vent'anni dalla fine della guerra. "Quello che è stato scoperto nella Selva Boema ha un'importanza storica - dice il ministro: - si tratta di materiali dell'Ufficio centrale di sicurezza del Reich", di cui si supponeva l'esistenza ma non erano mai stati trovati. E poi la minaccia indiretta, che provoca suicidi e costringe alcuni politici ad uscire di scena in sordina: "C'erano anche dati riguardanti gli agenti e i confidenti del Servizio di sicurezza e della Gestapo. Capite bene che si tratta di materiale che, nell'interesse del nostro Stato, non possiamo per ora rendere pubblico".
L'eco mediatica internazionale è imponente e supera i confini dei paesi direttamente coinvolti. All'indomani della conferenza stampa, i servizi cecoslovacchi festeggiano "il successo dell'operazione Nettuno. Si è riusciti a mettere in guardia l'opinione pubblica dell'Europa occidentale sui crimini nazisti e i loro organizzatori, molti dei quali vivono tuttora in Germania". E' stata posta la premessa "per continuare con una serie di operazioni simili per screditare gli elementi revanscisti e nazisti presenti in Germania occidentale". La valutazione conclude che in ambito internazionale, oltre a "favorire umori antitedeschi in Italia, Austria, Olanda, Belgio, Francia e Gran Bretagna", e a screditare "la cosiddetta democrazia tedesca", l'operazione ha contribuito a sottolineare "

La verità viene a galla
Nei mesi successivi la propaganda continua, come previsto dal ministro che non aveva escluso nuove scoperte. Nella primavera del 1965 vengono spese 12.000 corone per inviare un nuovo gruppo di sommozzatori dello Svazarm - perché i pompieri "richiederebbero costi e materiali ingenti e lunghi tempi di realizzazione" - a continuare le ricerche nella zona del Lago Nero. Stavolta però trovano solo il cadavere di un annegato e l'urna con i resti di un certo Vratislav Kisewetter, morto nel 1923. Era il periodo della Guerra Fredda - ha ricordato lo storico Cajthaml presentando i documenti declassificati alla radio ceca, - bisognava tener desta l'attenzione e screditare i politici tedesco-occidentali. In secondo luogo si voleva prolungare la scadenza (1965) del limite di prescrizione ventennale per la perseguibilità dei crimini di guerra. Infatti, grazie alla campagna mediatica, i paesi che avevano subìto l'occupazione nazista fecero pressioni affinché la Germania eliminasse il limite ventennale (1979).
Quattro anni dopo l'operazione, deluso dalla "normalizzazione" successiva all'invasione sovietica, il capitano Bittman-Brychta in missione a Vienna scappa negli USA con la famiglia e si mette a disposizione dei servizi americani. Nel 1972 esce il suo libro The Deception Game, dove smaschera le operazioni di disinformazione messe in atto nel blocco orientale. Condannato a morte per alto tradimento dal tribunale militare cecoslovacco, nel 1994 viene riabilitato.

Nelle immagini messe a disposizione sul sito dei servizi civili:
operativi del Ministero degli interni ceceoslovacco perlustrano il Lago Nero, 14 maggio 1964. A destra, con la tuta, il capitano Ladislav Bittman (Brychta).


Le operazioni di ripescaggio. Sotto, Nel riquadro, una cassa prima dell'estrazione.

 

NOTE
1. "Unione per la collaborazione con l'esercito", istituita nel 1951, raggruppava gli appassionati e i professionisti di varie attività (dai cacciatori, ai radioamatori fino alle autoscuole), che potevano operare solo se membri dell'Unione.
2. Nato nel 1931, Ladislav Bittman si era iscritto giovanissimo al Partito comunista e aveva studiato relazioni internazionali. Segnalatosi per la sua attività nelle organizzazioni giovanili, il Partito gli propose di entrare nello spionaggio. Nel '55 Bittman-tenente Brychta prestò servizio nella Divisione I come addetto alla preparazione di informative sull'attività dei servizi per gli Interni e il politburo. Successivamente inviato in Germania, si dimostrò capace e fece subito carriera, tanto che nel febbraio 1964 fu nominato vice-direttore del Reparto 8 per la disinformazione e la propaganda.