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La replica di p. Zverina, dai toni inusitatamente duri, a un articolo dell'allievo di Rahner che giudicava impietosamente e senza evidente cognizione di causa la situazione della Chiesa nell'Europa orientale. Una risposta concreta a certa teologia che confondeva e confonde ancora oggi la vita di fede con l'intellettualismo dei "curiali laici".
Egregio professore, solo dopo un anno sono riuscito a
trovare una copia del suo articolo I cattolici all'Est e
l'accattivante mondo del capitalismo ("Frankfürter
Allgemeine Zeitung" dell'11 dicembre 1974, p. 11) (
)
Purtroppo non so cosa scriva l'opposizione negli altri paesi
socialisti sull'Ostpolitik vaticana. Lei, signor professore,
accusa noi "pochi" di non avere altra alternativa politica
che quella di anelare ai richiami del mondo capitalista e,
nella guerra fredda, di rimanere all'opposizione. Tuttavia
Lei stesso usa argomentazioni da guerra fredda, ossia quelle
dei comunisti: non esisterebbe alcun "martirio per la fede",
la Chiesa e i credenti sarebbero stati privati solo di
posizioni di privilegio, la gerarchia sarebbe sotto
l'influsso vaticano nell'opposizione al socialismo, la
Chiesa starebbe in disparte rispetto alla costruzione della
nuova società. Oltre a questo vocabolario antiquato,
Lei introduce punti di vista propri che i comunisti non
usano perché a loro non interessano: "La stagnazione
teologica, la sterilità spirituale generale,
l'incapacità al dialogo, una situazione da museo, la
separazione dal resto del mondo cristiano".
Vorrei fermarmi brevemente su queste opinioni antiquate ( ). Per la maggior parte di noi esisteva un'unica possibilità: collaborare con la polizia segreta, ossia la via del tradimento. E questo non potevamo accettarlo. Non avevamo &endash; e nemmeno ne avevamo bisogno &endash; alcun appoggio e istruzione dal Vaticano: l'unico "influsso" è stato quello della nostra fedeltà e della nostra coscienza. Non volevamo e non vogliamo alcuna pace solenne, alcun ghetto. Siamo pronti a collaborare alla costruzione di una nuova società, tuttavia in modo aperto, onesto e giusto. Se fosse necessario, siamo pronti anche a prendere le distanze da posizioni tradizionalistiche della Chiesa-istituzione. Spesso però ci troviamo al limite in cui i diritti umani e le libertà fondamentali sono talmente calpestati che non possiamo andare oltre, sarebbe proprio a scapito della "società nuova". Molte cose erano e sono ancora in aperto contrasto con qualsiasi gestione ragionevole del potere. Non ha forse dimenticato troppo in fretta, signor professore, il sangue ungherese del 1956, la rivoluzione spirituale della Primavera di Praga del '68, il sacrificio di Palach, i fermenti polacchi, le voci degli scrittori e degli scienziati sovietici? Non si è trattato solo di cristiani e soprattutto non si è trattato di privilegi della Chiesa! Riguardo alla "grande sterilità spirituale", temo che vi ci troviate più voi in Occidente che noi, mentre ammetto la vostra grande produzione teologica. L'idea che il mondo capitalistico per noi sia seducente è falsa. Non ci auguriamo né i gesti di violenza dei terroristi occidentali, né i governi e la polizia dell'Est. Non ci auguriamo nemmeno i conventi vuoti come da voi, né i conventi evacuati a forza e distrutti come da noi Si sbaglia, signor professore, quando ritiene che con il vecchio modello di politica vaticana è stata messa in pericolo la capacità di dialogo. Non è realistico che Lei chieda ai cattolici nei nostri paesi di dimostrarsi "persone qualificate, competenti e interessanti nelle discussioni teologiche". Ne abbiamo di queste persone, ma sono messe debitamente a tacere. Molti di loro sono i nostri artisti e scrittori migliori; la maggior parte di loro non sono credenti. Il comunismo in questi paesi non è un partner per il dialogo; il comunismo è un'ideologia intransigente, è una dittatura che considera le persone che Lei sogna come il maggior pericolo. E se sono cattolici sono indesiderabili anche perché appaiono "fonte di conflitto per gli umanisti non credenti". La "situazione da museo" è artificiosamente mantenuta da tutte le forze: dalla politica dei segretari religiosi, dalla censura della letteratura "religiosa" certamente povera e con altri mezzi. Ora vorrei esprimere i miei dubbi su quello che definisce "risultati positivi dell'Ostpolitik vaticana": 1. L'introduzione di una gerarchia funzionante che ha legami giuridici con il Vaticano e 2. Il riconoscimento della Chiesa in questi paesi come qualcosa di normale. Fino ad oggi non siamo mai stati senza gerarchia. Come e quanto funzioni è un altro problema e la risposta è diversa a seconda dei paesi. Riguardo alla Cecoslovacchia e all'Ungheria, la vecchia gerarchia funziona in modo incerto, e quella nuova è obbediente alla volontà del governo. La Chiesa ufficiale, ossia la più insensata forma di Chiesa statale, è completamente in balia del potere statale, e possiamo dire che viene accompagnata saldamente per mano verso una fine felice L'esistenza della Chiesa in Cecoslovacchia (e direi anche negli altri paesi socialisti) è considerata piuttosto come qualcosa di anormale. Questa situazione conferma bene "l'influsso e a volte persino la gestione dall'esterno". Così ad esempio proprio dopo le trattative sui nuovi vescovi, le suore di Hradec Králové sono state espulse dall'ospedale dove lavoravano come infermiere, solo perché la loro amministrazione centrale è a Roma, dove sta anche la sede del massimo nemico del socialismo, ossia il Vaticano. Lei scrive ancora: "Oggi in conseguenza della nuova Ostpolitik vaticana sono migliorate le possibilità per una positiva valutazione dei cristiani. L'accesso alla letteratura straniera è molto migliorato". Alcuni mesi prima di scrivere queste righe, da noi è uscito un decreto che vieta l'importazione di letteratura pornografica e (!) religiosa. In questi giorni hanno ripetuto l'avvertimento di non citare testi occidentali. Perciò non si possono accusare "i vescovi precedenti di quei paesi" di "essere massimamente responsabili del fatto che il clero e i laici sono rimasti in evidente inferiorità spirituale". La loro parte di responsabilità è esigua, poiché l'episcopato precedente era &endash; almeno da noi &endash; praticamente isolato grazie al ministero della cultura. Ci si potrebbe chiedere anche se l'episcopato di allora avesse potuto fare di più contro questa inferiorità (questa sua definizione mi addolora) e se non avesse dovuto protestare più energicamente contro una simile ingerenza dello Stato. Il "nuovo" episcopato certamente non lo farà! Così, caro signor professore, da noi domina la concreta persecuzione della Chiesa, in varie forme. Riconosce che "i cristiani là sono cittadini di seconda classe". Ma evidentemente non lo pensa con tutte le conseguenze o non è informato a sufficienza di quel che significa. Contrariamente alla sua opinione qui esistono cristiani che sono "perseguitati solo per la fede". Qui esiste una discriminazione reale, in parte occulta, in parte riconosciuta apertamente. La lotta contro qualunque religione sta divampando dopo la conferenza di Helsinki con nuova forza Tuttavia non sono convinto che l'Ostpolitik (attuale) vaticana sia un elemento necessario alla struttura della Chiesa. Al contrario mi pare che anche nella sua forma attuale resta medievale e feudale Non offriamo alcun modello, alcuna alternativa all'attuale Ostpolitik poiché non vi vediamo alcun "aiuto", alcun "alimento per la fede". Perciò da noi non vi sono attacchi contro il Papa: provengono dall'Occidente, perché l'Occidente si attende illusoriamente qualcosa dalle trattative politiche. Se fosse inviato un nunzio a Praga, non protesteremmo ma nemmeno esulteremmo: piuttosto lo seguiremmo con compassione perché sarebbe attorniato e controllato per lo più dai preti della "Pacem in Terris", sarebbe tenuto ad andare ai ricevimenti e svolgerebbe un ruolo penoso alle parate ufficiali Naturalmente non siamo così indifferenti e "alienati" da non avere nessuna proposta pratica. Così per noi ad esempio non c'è stato di alcun aiuto quando monsignor Casaroli dopo gli incontri sulla nomina di quattro nuovi vescovi, ha ripetuto tre volte che questo "certamente porterà alla fioritura della vita ecclesiale in Cecoslovacchia". Ecco che sono arrivate subito "domande e proteste dalle fabbriche", i segretari per gli affari religiosi spiano con grande zelo dove avviene questa fioritura per soffocarla. Se la politica vaticana e l'opinione pubblica cattolica, cristiana, umana in genere vuol fare qualcosa di sensato e di concreto per noi, dovrebbe parlare apertamente e con cognizione di causa di quello che succede qui alla nostra Chiesa e alla nostra gente. I nostri comunisti hanno evidentemente una pessima opinione del Vaticano Così, quando gridate contro Corlavan, il Cile, i terroristi spagnoli ecc., non dovreste dimenticare così facilmente i vostri fratelli (cristiani) all'Est. Su di loro domina un grande silenzio sia in Vaticano sia nell'Occidente (cristiano). Perciò, signor professore, il suo articolo serve all'operazione di occultamento generale della nostra realtà. E ora riguardo alla sua ecclesiologia. "Dal rapporto a senso unico tra l'Ufficio affari religiosi e l'episcopato è sorto un triangolo: lo stato &endash; il Vaticano &endash; l'episcopato". Che errore! Le trattative si svolgono in tutto segreto fra i dirigenti dell'Ufficio e monsignor Casaroli. I vescovi sono esclusi dai colloqui I diplomatici vaticani non dicono nulla, secondo la loro abitudine, e così il popolo di Dio viene a sapere qualcosa sui suoi cari avversari solo in modo frammentario. Non esiste alcun triangolo bensì solo due grandi linee diseguali: stato-Vaticano e stato-episcopato. Sulla prima linea i rappresentanti statali trattano secondo gli ordini del centro soprattutto sulle questioni della pace, e poi sulla "stabilizzazione e normalizzazione dei rapporti fra Stato e Chiesa", mentre evitano accuratamente qualsiasi "ingerenza nelle questioni interne al Vaticano". Sull'altra linea i funzionari statali trattano con i vescovi con grande asprezza: sono sempre molto aperti e sinceri nel pianificare la liquidazione di qualsiasi religione. Tuttavia in Occidente molti cristiani non vogliono rendersene conto. Per noi questo è semplicemente incomprensibile. Esiste un altro triangolo, un triangolo dialettico : attacco alla Chiesa (tesi) &endash; trattative (antitesi) &endash; nuovo inasprimento (negazione della negazione) Lei ha detto, signor professore, che "il potente movimento comunista è diventata parte stabile di questo mondo". Sono d'accordo, ma non si rende conto di quanto sia odiato il comunismo ovunque è al potere. E altrettanto è odiato da noi chiunque scenda a compromessi con esso. Fare un compromesso, per la Chiesa significa compromettersi. Dato che qui non avrebbe senso ribellarsi, rimane solo la resistenza ragionevole e necessaria. Le farebbe bene, signor professore, sentire come i nostri giovani considerano il comunismo. Sbaglia di nuovo quando ritiene che il nostro governo vorrebbe "erigere una Chiesa nazionale indipendente da Roma". I nostri politici sono più astuti. Una Chiesa nazionale già l'abbiamo (la Chiesa hussita cecoslovacca). Ma è irrilevante. Quel che vorrebbero è una Chiesa locale cattolica che servisse il governo e all'estero facesse pressione sulla Chiesa mondiale. Dovrebbe essere indipendente da Roma, meglio se ostile, ma la vorrebbero però cattolica &endash; come l'ex ministro della sanità Plojhar che doveva tenersi il collarino da prete. Qui la religione e la Chiesa sono condannati a morte; la domanda è solo se il loro funerale si deve tenere con l'assistenza ecclesiale, cioè con la diplomazia vaticana dall'esterno o con i membri della Pacem in Terris all'interno. Per questo spesso le può sembrare che le loro azioni servano più alla morte che alla vita della fede vera. Ci occupiamo della profondità della vita e della fede, della lotta contro la paura e la menzogna. Questi fenomeni negativi sono per noi il male peggiore come avrà letto nella grande lettera dello scrittore Václav Havel indirizzata al nostro governo. Da noi domina la menzogna organizzata e la paura organizzata, in misure e modi così terribili che Lei nemmeno immagina. Il posto della Chiesa anche da noi è al fianco dei poveri, degli oppressi, dei minacciati e dei perseguitati &endash; come ovunque &endash; e non a fianco dei potenti, anche se momentaneamente sono comunisti. Ci troviamo fra queste due o tre ideologie e non vogliamo crearne un'altra, o creare una alternativa politica. Quel che vogliamo è la verità; quello che desideriamo è un regime ragionevole e quello di cui abbiamo bisogno è la pienezza di vita nella fede. Non ci sentiamo una Chiesa sacrificata, piuttosto una Chiesa che offre: ciò che stiamo vivendo è forse un paradigma per la Chiesa e per il mondo intero. La politica del nostro governo è del tutto ostile alla fede; la politica vaticana purtroppo è a doppio senso. Per questo le nostre esperienze ci insegnano a preoccuparci per il futuro, per questo insistiamo per altri scopi e con altre forze. La nostra unica alternativa è Gesù Cristo; tutte le alternative politiche ci appaiono impotenti. La sede petrina ha per noi un indiscutibile posto ecclesiologico; per quanto riguarda la segreteria di Stato; non siamo altrettanto sicuri dell'aiuto dello Spirito Santo nel suo impegno politico. |