Presentiamo
alcuni brani dagli appunti del gen. Viktor Anoskin presi
durante il colloquio di V. Kulikov con W. Jaruzelski nella
notte tra l'8 e il 9.12.1981, dalle 1.07 alle 2.35 (ora di
Mosca). Jaruzelski
giudica la situazione nel paese "oltremodo difficile" e
"preoccupante". Lamenta l'assenza sul campo di Kiszczak,
malato, che era propenso all'introduzione dello stato
d'assedio. Riporta i dati di un sondaggio secondo il quale
"se a settembre dell'81 il governo aveva il 30%
dell'appoggio della popolazione e Soidarnosc il 70, ora il
governo ha il 53% e Solidarnosc il 47. Il piatto della
bilancia sta volgendosi a nostro vantaggio". Jaruzelski
assicura inoltre che il Partito è stato attivato in
preparazione dell'intervento militare. "Successivamente
abbiamo proposto la creazione di un Fronte di intesa
nazionale", che avrebbe coinvolto anche Solidarnosc, ma poi
tutto naufragò dopo l'incontro del 4 novembre 1981
con Walesa e il primate Glemp, perchè il Partito
avrebbe avuto la maggioranza. ©
trad. italiana www.charta77.org. P.S.:
La notizia è rimbalzata sui media anglofoni con
questo codino depistante: "Critics accuse the IPN, which has
links with the right-wing opposition...". Embeh? E se invece
l'IPN avesse "legami con l'opposizione di sinistra" avrebbe
valenza diversa? Sarebbe più "democratico"?
Più "politically correct"? Avrebbe il nulla osta dei
salotti sinistrati internazionali? Perchè se ha
"legami con l'opposizione di destra" è meno
attendibile? Se mai sarà vero il contrario: se avesse
"legami con l'opposizione di sinsitra" ci sarebbe di che
pensare, di solito i "compagni che sbagliano" vengono
debitamente soccorsi dalla Volante Rossa internazionale che
copre le porcate peggiori.
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Jaruzelski: "Non riusciremmo a sbrigarcela da
soli"
Il diario era già venuto alla ribalta nel '97 in
Polonia, in occasione di un convegno internazionale dedicato
all'introduzione dello stato d'assedio. All'epoca Kulikov si
presentò con il quadernetto dicendo che conteneva la
prova che Jaruzelski aveva chiesto all'URSS l'aiuto militare
del Patto di Varsavia in caso di fallimento dello stato
d'assedio. Jaruzelski smentì allora e continua a
smentire.
Il diario è la conferma delle informazioni consegnate
quattro anni prima da B. El'cin in visita a Varsavia, quando
passò dei documenti d'archivio del 1980-81, fra i
quali il protocollo del politburo del 10.12.1981 che parlava
dell'"operazione X", ossia il problema polacco. L'allora
capo del KGB, Andropov, disse che si trattava di una
decisione da lasciare "ai compagni polacchi: come decidono,
così sarà... Non abbiamo l'intenzione di
mandare le truppe in Polonia".
Gli appunti sono stati utilizzati recentemente dal regista
Dariusz Jablonski nella preparazione del suo documentario
"Giochi di guerra".
Neretti redazionali.
L'"avversario" scrive Anoskin riportando le parole di
Jaruzelski, "teme di perdere ed è passato al
contrattacco. Ha cercato di screditare le organizzazioni di
partito nelle grandi fabbriche" e questo influisce anche sui
membri del Partito: "Il Partito è molto debole,
600-700mila membri fanno ormai parte di Solidarnosc, si sta
corrompendo, anche questo è comprensibile: una crisi
dopo l'altra... La dirigenza si permette frodi. Di fronte
alla popolazione ha poca autorità".
I rapporti con Soidarnosc vengono descritti come "negativi":
"abbiamo agito con il sindacato con mezzi politici, ma
abbiamo esaurito le nostre possibilità, e ora
è necessaria la forza". Il generale intende
tenere allertati i soldati, e gli organi di sicurezza.
"La cosa più importante è non tradire le
nostre intenzioni. Cerchiamo di non coinvolgere personale
civile... il problema più importante è
l'arresto di 6.000 avversari. Non riusciremo certamente a
prenderli tutti. Inizieranno a nascondersi nelle fabbriche.
Temo questo. Perchè fare un colpo a vuoto è
peggio che mancare il colpo, ci danneggerebbe pesantemente.
Se decidiamo questo passo, dobbiamo agire nella notte tra il
venerdì e il sabato (11-12 dicembre) o tra il sabato
e la domenica (12-13 dicembre). Seguirebbe il mio intervento
alla radio e in tv... Per noi è particolarmente
importante tenere la radio e la televisione. Nei pressi di
Varsavia abbiamo 5 compagnie pronte a difenderle.
Solidarnosc potrebbe danneggiarle".
Jaruzelski prosegue descrivendo le azioni previste per
rinforzare la difesa dei negozi alimentari, dei depositi di
carburante, degli oggetti sensibili. "Gli operai nelle
fabbriche potrebbero scioperare, li comanda Solidarnosc, il
Partito nelle fabbriche non sarebbe in grado di agire.
Tuttavia gli scioperi per noi sono la variante migliore:
gli operai rimarrebbero sul posto, sarebbe peggio se
uscissero dalle fabbriche e cominciassero a devastare le
sedi di Partito, organizzare manifestazioni di piazza, ecc.
Se questo accadesse in tutto il paese, voi sovietici
dovreste aiutarci. Non riusciremmo a sbrigarcela da soli
contro milioni di persone. Agiremmo con lo slogan 'Difendere
la patria', e in questa situazione l'esercito dispone di
ogni autorizzazione. È uno slogan politico; si
potrebbe convocare un comitato militare-rivoluzionario"
(quello che sarebbe poi stato il Comitato militare di
salvezza nazionale, formato il 13 dicembre). "Abbiamo
scelto questo slogan in modo che non sia il Partito ad
apparire in primo piano, perchè non gode di molta
popolarità fra la popolazione" (sic!).
Jaruzelski pensa anche di formare "un nuovo partito come
è stato fatto ad esempio in Ungheria... un partito
marxista-leninista, avrebbe meno appartenenti, diciamo un
milione, ma quadri migliori", ma poi Gromyko gli
farà cambiare idea.
Valuta il problema di isolare gli "estremisti" del Comitato
di autodifesa (KSS-KOR) e della Confederazione polacca
indipendente (KPN): secondo il generale, sarebbe bene che
una parte di questi "delinquenti" espatriasse in Occidente:
"Peccato non avere frontiere dirette con i paesi
capitalisti. Ne dovrebbe uscire qualche migliaio, come
ha fatto Fidel Castro, e così per noi andrebbe
meglio", riferendosi all'episodio del 1980, in cui Castro
permise l'uscita verso gli USA di oltre 100.000 persone,
compresi detenuti.
Kulikov chiede a Jaruzelski se l'esercito polacco
entrerà in tutte le singole regioni, e che se non
hanno forze sufficienti sarebbe necessario avviare
l'operazione "Scudo 81", che prevede l'intervento armato del
Patto di Varsavia in Polonia. Gli ricorda che Breznev
è pronto ad aiutarli, ma sono sicuri che ce la
faranno da soli "contro quel pungo di
controrivoluzionari".
Jaruzelski insiste nel presentare una situazione oltremodo
drammatica: l'area urbana di Katowice "ha circa 4 milioni di
abitanti, come tutta la Finlandia, ma l'esercito, se a parte
le divisioni antiaeree, non c'è sul posto". Inoltre
"è inverno, l'Occidente mantiene le sanzioni
economiche, abbiamo bisogno di aiuti economici; capisco che
per nessuno di noi sia facile, ma non sarebbe poi un grande
sforzo. E sarebbe peggio se la Polonia finisse fuori dal
Patto di Varsavia".
Jaruzelski incalza: "È apparso un altro elemento
negativo: la Chiesa, che sta con Solidarnosc. Aveva
già iniziato con Wyszynski. Glemp ha spedito lettere
a me, a Walesa e ai deputati, scrive che l'introduzione
dello stato d'emergenza 'porterebbe alla tragedia'. Le
lettere al parlamento e a Walesa finiranno ovviamente in
Occidente. Se la Chiesa del resto appoggia Solidarnosc per
noi la situazione sarà dura. Dovrò parlare di
nuovo con Glemp. Abbiamo anche inviato il nostro
rappresentante dal Papa, domani mi incontro con i
cattolici", ossia le organizzazioni filogovernative che oggi
chiameremmo cattocomuniste. Jaruzelski conclude con tono da
tragicommedia: "Nella nostra storia ogni 30 anni scoppia una
rivolta... il 14 dicembre cade l'anniversario degli
avvenimenti del Baltico" (si riferisce alle rivolte operaie
del dicembre '70).
Kulikov chiede com'è la situazione dei contadini (si
tratta pur sempre di grandi uomini di partito, di
rivoluzionari doc). I contadini, poveracci, non vendono i
loro prodotti, i soldi non gli servono perchè non
c'è niente da comprare, nè auto nè
scarpe, nei negozi non si trova niente.
Jaruzelski chiede che, se si dovesse passare all'operazione
"Scudo-81", "non siano coinvolti i tedeschi" (orientali):
"ci danneggerebbe molto, il nostro punto debole è che
troppi sappiano le nostre intenzioni".