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Josef
Lesák era nato nel 1920 vicino a Kutná Hora,
poi nel '30 la famiglia si trasferì a Praga. Il
padre, Antonín, era invalido di guerra ed era
politicamente attivo nel partito social-nazionale ed
educò il figlio al patriottismo. Josef entrò
nell'organizzazione giovanile Sokol.
Nel '39 parte alla manifestazione studentesca del 28 ottobre a Praga e al successivo funerale di Jan Opletal durante l'occupazione nazista. Insegnante di ceco e tedesco, nel '45 partecipò all'insurrezione di Praga. Nel '46 divenne leader dei giovani social-nazionali; membro giovanissimo della camera dei deputati, avvertì il clima montante di intolleranza politica introdotta dai ministri comunisti (epurazioni nelle forze dell'ordine e in altri organi istituzionali). Il 20 febbraio 1948, a pochi giorni dal colpo di Stato comunista*, Lesák inviò al presidente Bene un telegramma in cui lo invitava a non lasciarsi strumentalizzare e influenzare da chicchessia nel decidere i nomi dei ministri da sostituire ai dimissionari non-comunisti: il ministro degli interni Nosek, comunista, aveva infatti deciso di propria iniziativa di sostituire 8 funzionari di Pubblica sicurezza, non comunisti, con persone di fiducia. Il 13 alcuni ministri non comunisti chiesero il ritiro di questa disposizione, senza ottenere nulla, e rimisero perciò il proprio mandato al presidente della repubblica, sperando ingenuamente che la situazione creatasi si possa risolvere per vie democratiche. Purtroppo Bene, nonostante le sue dichiarazioni rassicuranti agli studenti ("Abbiamo la situazione saldamente in pugno. In Cecoslovacchia sarà mantenuta la democrazia secondo le intenzioni di Masaryk e le mie"), non riuscì ad arginare il complotto della sinistra. Il 25 febbraio 1948 Lesák fu tra i promotori della marcia studentesca al Castello, per sostenere il presidente Bene, marcia che finì tragicamente con la brutale carica della polizia che sparò sui manifestanti. Lo stesso giorno Bene, accettando le dimissioni dei ministri non comunisti, permetteva a Gottwald e compari di prendere in mano il paese. Dopo il colpo di Stato, il tribunale di Pardubice tolse a Lesák l'immunità parlamentare. Fu arrestato nel tentativo di espatriare. La giustizia popolare-democratica gli impedì di partecipare al funerale del figlioletto morto tragicamente. Arrestato diverse volte tra il '48 e il '49, gli fu impedito l'insegnamento e trovò lavoro come operaio; dal giugno '49 al giugno '52 fu rinchiuso nel campo di lavoro coatto a Kladno. Riacquistata la libertà, gli fu impedito di dimorare a Praga. Nel '68 fu membro del K231. Negli anni '70 rimase nel mirino della polizia che gli offrì invano di collaborare, e coltivò rapporti con gli ex-rappresentanti del Partito social-nazionale (Drtina, Doleal, ecc.). Nell'88 fondò il club informale "Milada Horáková". Nel 1990, dopo la caduta del regime comunista, fu nuovamente eletto deputato alla camera. Nel 2008 ha ricevuto l'Ordine di Masaryk. E' morto il 28 luglio 2009.
FONTI:
www.pametnaroda.cz,
RadioPraha 30.7.09.
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