L'insostenibile pesantezza dell'essere... uno scrittore famoso. l Ha ragione B. Dolezal: oltre alla presa di posizione in difesa di Kundera da parte dell'Accademia delle Scienze ceca, a cui si sono accodati artisti stranieri, "che non sanno una parola di ceco", ci aspettavamo un'ondata proletaria di "lettere di operai indignati"...Ricapitoliano. Siamo nel 1950, piena epoca stalianiana: un giovane comunista - non uno scrittore di successo che ha potuto ormai meditare sulla vita e sulla storia - ha fatto il suo "dovere": ha notato uno sconosciuto nello studentato e, nello stile e nella mentalità intrisa di paura e diffidenza dell'epoca, l'ha raccontato a un poliziotto. Non ha fatto la spia, non ha denunciato nessuno, ha fatto il suo dovere. L'ha fatto o no? Dai documenti resi noti - non dalle dichiarazioni di principio in difesa dei mostri sacri della letteratura mondiale - risulta che sì, l'ha fatto. Chissà magari sperava di guadagnarci una bella nota di merito per gli studi. Che poi l'epoca sia cambiata, che il giovane comunista abbia smesso il cravattino da pioniere e sia diventato un critico al vetriolo del regime stesso che l'aveva partorito e abbia scritto dei capolavori letterari, meglio così, questo è nella dialettica della storia. Resta il dato di fatto. Che poi oggi il vecchio non più giovane non più comunista rinneghi quell'episodio caduto chissà in quale dimenticatoio della memoria, può succedere. Tante volte cerchiamo di dimenticare episodi di un odioso passato. Ma rinnegare il fatto a priori, come se fosse impossibile, o ricorrere alla stracotta idea del complotto internazionale, questo è veramente ridicolo.