Nel gennaio 1969, con l'avvio della normalizzazione ma prima
della svolta filosovietica definitiva, Havel fu avvertito
dell'esistenza di un'altra cimice nel soffitto di casa. Per
sbarazzarsene senza rischiare di tradire la fonte -
probabilmente un poliziotto "pentito" - egli finse di
trovare la cimice casualmente mentre stava cambiando il
lampadario in presenza di un paio di amici: al primo colpo
di trapano ecco spuntare il microfono collegato al solaio.
Havel chiamò la polizia, e il centralinista ignaro
gli consigliò di fermare la fine del cavo alla scala
in modo che nessuno la potesse estrarre, ma nel frattempo si
mosse anche la StB: "Poco dopo, verso le 16.53 - si legge
nel protocollo presentato da Havel nel gennaio 1969 alla
polizia - dal buco nel soffitto si è sentito un
rumore e qualcuno sopra di noi cercava di tirare il filo
strattonando". Havel e il fratello Ivan, corsi sul solaio,
trovarono solo involucri vuoti, il gomitolo di filo e un
paio di forbici: il poliziotto se n'era andato dal tetto.
"Era una situazione imbarazzante per loro, non gli era mai
successa una cosa simile", ha detto Havel raccontando la
scena a Mlada Fronta.
Havel volle farsi "propaganda" raccontando l'episodio alla
stampa e inviando una serie di lettere di protesta a
politici e uffici vari, riuscendo a scomodare persino
l'Unione scrittori e alcuni deputati. Le autorità di
polizia finsero di seguire il caso (impronte digitali,
convocazione dei coinquilini), anche se il ministero degli
interni sapeva benissimo di essere l'unico responsabile
dell'incidente. La spiegazione ufficiale fu che sì,
lo scrittore era stato sottoposto ad intercettazioni, ma era
tutto in regola, era successo a causa dei suoi contatti con
Tigrid.
In ogni caso sia lo scrittore sia i suoi amici sapevano
benissimo da sempre di avere mille orecchie attorno a
sè.![]()