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Dall'ntervista
di V. Buchert al cardinal Vlk apparsa su
idnes(19.9.09)
[corsivi nostri[
Nessuna indiscrezione
trapela dal primate ceco sul nome del prossimo arcivescovo
di Praga, nonostante l'insistenza del giornalista che gli
sottopone i tre nomi che girano: Dominik Duka, Jan Graubner
o Jan Baxant. Poi le domande passano dal gossip a argomenti
più interessanti. Il cardinale riassume la
storia di questa visita:"L'idea che il papa
visitasse la Repubblica ceca risale al 2005, quando siamo
stati da lui in visita ad limina. Ogni vescovo ha un
colloquio privato col Santo Padre e quando è toccato
a me, gli ho ricordato la sua visita prevista in Baviera:
gli dissi che siamo regioni vicine, e che sarebbe stato
bello se avesse fatto un salto anche da noi a Praga. Rispose
di sì, ma poi ci furono ostacoli diplomatici: se
andava a Monaco, non era possibile saltare Berlino e
visitare la capitale di un altro Stato. La stessa situazione
si ebbe con il suo viaggio in Austria. Alla fine l'anno
scorso è stato lui a volerlo: l'aveva nel cuore
questa visita".
Sulla questione del concordato col
Vaticano, secondo Vlk il Papa non ne parlerà
pubblicamente e toccherà se mai al segretario di
Stato che avrà un incontro con il premier ceco
Fischer. Inoltre Vlk ricorda come durante il governo Zeman
si fossero mosse le acque, ma poi tutto si è fermato
quando al ministero della cultura (competente in materia)
era stato nominato lo scomparso Pavel Dostal che aveva un
atteggiamento verso le Chiese ereditato dal regime
comunista, secondo il quale ogni iniziativa - anche di
carattere caritativo - doveva essere sottoposta
all'approvazione ministeriale. Prima di stipulare un
concordato - ha ricordato il primate ceco - oggi
occorrerebbe emendare le leggi sulle associazioni
religiose.
Riguardo alle differenze tra Giovanni Paolo II e
Benedetto XVI, il cardinale ha affermato che papa
Wojtyla era "a modo suo un po' attore, era molto aperto,
schietto, comunicativo. Anche Benedetto XVI è
comunicativo pur restando però un professore".
Sul fenomeno della secolarizzazione,
Vlk risponde: "Il mondo di oggi secolarizzato vuol
vedere, toccare, non vuol sentire lezioni o omelie. Esistono
però grandi movimenti ecclesiali diffusi in tutto il
mondo, i cui membri vivono fedelmente il Vangelo, ne fanno
esperienza di vita e ne sono poi testimoni. In questo modo
riescono ad avvicinare molte persone. Noi siamo usciti dal
comunismo in cui la Chiesa era controllata, ma abbiamo
bisogno di imparare a vivere il Vangelo nel quotidiano e a
darne testimonianza di vita... Possiamo continuare a usare
internet ma le nostre comunità devono essere vive,
con Facebook non funzionerebbe. Quando in una parrocchia si
forma una comunità aperta e viva, la gente che ci va
dice: lì c'è qualcosa di particolare".
Sul problema dell'aborto e della
responsabilità personale: "L'etica nel passato
era più rigidamente formata su comandi e prescrizioni
da osservare. Oggi si pone l'accento maggiormente sulla
decisione libera e sulla responsabilità personale,
soprattutto nelle questioni che non sono 'di stretta
competenza' del Vangelo. Ma la ma libertà è
limitata dalla verità rivelata portata da Cristo.
Questo devo tenerlo presente. Se nel Decalogo c'è
scritto 'Non uccidere' non si può far finta di
niente! Quando alla fine degli anni '50 da noi iniziarono
gli aborti, si diceva che l'embrione non era ancora una
persona. Oggi la scienza dice che già con l'unione
delle cellule embrionalmente si forma una persona. E noi
dobbiamo proteggere la sua vita... Abortire è gettar
via una vita. E' falso dire che è un diritto della
donna, perchè allo stesso tempo si decide contro la
vita di un altro... 'Non uccidere' non è solo un
comandamento di Dio, ma una comune convinzione presente da
millenni! Gettar via la vita di un altro è contro
questa verità".
Sull'islam e l'integrazione, mons.
Vlk risponde senza falsi buonismi: "I musulmani arrivano
da noi e usano tutti i diritti di una società laica,
democratica e matura. Quando però un cristiano si
reca nei paesi islamici, non gli è permesso quella
libertà che noi permettiamo loro qui. Non esiste
perciò ancora reciprocità. Siamo nella
trappola dei diritti umani... Per i musulmani il nostro
è uno stile di vita pagano, e arrivano con la loro
fede per rinnovare la vita secondo le 'leggi di Dio'.
Inondano l'Europa. Quello che non gli è riuscito
militarmente, con la forza, quando furono sconfitti nel XVII
secolo alle porte di Vienna, oggi sta riuscendo loro tramite
la porta spalancata dei diritti umani... Anche il Concilio
parla della libertà religiosa. Se la desideriamo per
noi dobbiamo anche offrirla democraticamente agli altri. I
musulmani non riconoscono la libertà religiosa, la
fede per loro è la legge suprema che deve essere
accolta. Il pericolo viene quando è interpretata
male, contro la legge naturale, ed è imposta con la
forza. Io non ammetto che la religione sia una questione di
Stato, come per i musulmani. La nostra secolarizzazione e il
nostro paganesimo perciò li spinge a portare in
Europa la loro fede e la loro cultura perchè in esse
vi vedono il bene della loro vita".
Una volta in pensione, mons. Vlk intende dedicare
più tempo a scrivere: "Non credo di avere
incombenze particolari in diocesi. Forse scriverò
delle memorie. Oltre a libri di contenuto religioso vorrei
descrivere lo sviluppo politico e sociale degli ultimi
vent'anni... Non voglio che alcune cose cadano nel
dimenticatoio".
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