Intervista al cardinal Vlk (Neue Presse Passau - pnp.de 16.9.09)

Domanda: Dopo lo smantellamento della cortina di ferro, come ha vissuto la ripresa dei rapporti tra la Chiesa cattolica in Boemia e quella bavarese [Passavia è in Baviera]?
M. Vlk: Molto concretamente. Allacciammo contatti già nel 1990, quand'ero ancora vescovo a C. Budejovice, ma già prima durante il comunismo le diocesi di Passavia e Linz ci avevano aiutato sia idealmente sia finanziariamente. (...)

D: Quali furono i passi ufficiali della Chiesa dopo la svolta dell'89?
M. Vlk: Le conferenze episcopali si scambiarono lettere in cui ci si chiedeva reciprocamente perdono per le ingiustizie del passato e si desiderava la riconciliazione. Ricordo i "Colloqui di Marienbad" in cui si cercò di studiare le ferite del passato. Nell'ambiente ecclesiale si percepiva la volontà di riconciliazione, e noi speravamo di essere un segno anche per la società civile. Purtroppo non è stato così.
Il comunismo aveva usato la figura del "nemico" e alimentato l'idea del presunto revanscismo tedesco. Alle persone veniva inculcato che dall'altra parte del confine viveva una popolazione che costituiva una minaccia per la sicurezza cecoslovacca, che voleva venir da noi a prendersi tutto (...). Il comunismo aveva formato la mentalità delle persone, annientandone sistematicamente la capacità di discernere ciò che è giusto, e aveva creato in loro l'astio verso i tedeschi. Occorre un'operazione di risanamento.

D: Quale fu la posizione dei vescovi cecoslovacchi, dopo la seconda guerra mondiale, sulla questione dell'espulsione [dei tedeschi dal paese]?
M. Vlk: I nostri vescovi chiesero all'allora governo di non utilizzare, nel processo di espulsione, il principio della colpa collettiva e di usare invece principi di umanità. Ne parla una lettera pastorale dell'epoca e un memorandum indirizzato al governo. Si tratta di gesti purtroppo poco noti perchè non furono sbandierati pubblicamente. (...)

D: Perchè ritiene che dopo la svolta i gesti di riconciliazione della Chiesa cattolica non abbiano fatto scuola nell'opinione pubblica?
M. Vlk: Politici di entrambe le parti, ma specialmente qui da noi in Repubblica ceca, non hanno capito che si trattava di un momento storico importante. Al contrario: durante le elezioni hanno fatto leva sul nazionalismo.
(...)

D: Quali problemi rimangono?
M. Vlk: La nostra Chiesa non era sufficientemente preparata per lo spazio libero che si è creato dopo l'89. Il comunismo l'aveva tenuta molto in scacco. La vita religiosa si limitava alle chiese e alle sacrestie, sacerdoti e laici non potevano collaborare. Quest'eredità va superata. I laici devono essere attivi e i sacerdoti devono capire che non basta predicare: è necessario vivere il Vangelo, fare esperienza e dare testimonianza. Una società secolarizzata sta a guardare, non sta più a sentire. In più si aggiunge il fatto che da noi la politica sottolinea solo la trasformazione economica. Al contrario viene trascurata la "trasformazione del cuore", che creerebbe la base dei valori.

(...)

D: In Repubblica ceca si è discusso se il Papa dovesse parlare in tedesco invece che in inglese o italiano. In considerazione alle ferite del passato?
M. Vlk: E' solo una diceria diffusa dai media. Nella Chiesa abbiamo fatto presente che alla giovane generazione oggi ci si rivolge soprattutto in inglese. L'italiano invece è più vicino alla liturgia. (...).

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